All’Europa, il messaggio di pace di San Benedetto

21 marzo 2009 0 Di redazione

Le celebrazioni de “I giorni di San Benedetto”, ieri, sono entrati nel vivo e nel palagio Badiale di Cassino è stato letto il Messaggio di Pace all’Europa alla presenza degli ambasciatori del vecchio continente accreditati presso la Santa Sede e la Repubblica Italiana. Il Messaggio è stato letto da Maria Cristina Tubaro, per rilanciare e attualizzare l’insegnamento di San Benedetto, costruttore di pace. Di seguito riportiamo il contenuto.
Messaggio di Pace all’Europa 2009
Signori Ambasciatori d’Europa,
ancora una volta ci ritroviamo in questa “Terra Sancti Benedicti” per celebrare il Santo Patrono d’Europa e per riflettere sul messaggio e l’impegno di cui ci ha fatti eredi: la pace. Ma questo annuale appuntamento non può essere sopraffatto dalla consuetudine o dalla retorica dell’occasione; deve renderci consapevoli e dinamici interpreti ed attuatori di quel messaggio.
La Vostra presenza qui attesta una molteplicità di etnie, di storie, tradizioni, sensibilità e culture popolari, ma al tempo stesso una prodigiosa unità culturale e ideale, un sentire che ci accomuna tutti, dalle terre polari al Mediterraneo, dall’Atlantico agli Urali. Le “anime” dell’Europa, oggi arricchite e variegate ancor più dalla presenza un po’ ovunque di nuove etnie e culture sopravvenute, possono e debbono tuttavia mirare a formare una sola “anima”, a creare uno spirito solidale, perché davvero si stabiliscano la comprensione e la cooperazione reciproca, si rafforzi l’unità europea, fiorisca la pace vera. Come fare? Sarebbe un errore pensare di raggiungere tali obiettivi amalgamando in modo informe, asettico e neutrale le varie culture, tagliando tutte le radici e annullando la storia. Ogni uomo, ogni popolo ha diritto ad una propria identità, ad una appartenenza che lo faccia sentire membro di una solida famiglia che gli sia punto di riferimento. Ad ogni uomo si deve rispetto della sua persona e personalità, a tutte le pluralità antropologiche e sociali si deve il medesimo rispetto. “Unita nella diversità”: non è forse questo il motto dell’Ue?
È un po’ come ai tempi di S. Benedetto, nel VI secolo d.C., quando diversi popoli, ognuno con le proprie specificità, si incontravano e si scontravano in questa nostra terra d’Europa. S. Benedetto seppe seminare e coltivare la pace, nel rispetto di tutti, insegnando saggiamente ai suoi monaci, e attraverso di essi a popolazioni intere, a vivere ritmando la giornata tra lavoro e preghiera, per bonificare, soccorrere, costruire, innalzare. Una vita semplice, laboriosa, con l’attenzione, sì, alle cose terrene che esigevano l’impegno fattivo e concreto, ma col cuore in alto, colmo di un amore di donazione a Dio e ai fratelli, tutti i fratelli. Una regola di vita adatta ad organizzare al meglio la comunità monastica come quella civile, capace, allora come ora, di costruire e far vivere la pace e la concordia.
Anche oggi noi tutti, quando saliamo a Montecassino, non solo “leggiamo” sul portone che solenne ci accoglie, la parola “PAX”, Pace, ma “vediamo” la pace nello sguardo limpido dei monaci, e soprattutto la sperimentiamo e la gustiamo nell’atmosfera rasserenante del monastero, abbiamo l’impressione di “ritrovare” qualcosa di smarrito, desideriamo assaporare questa pace, fatta di essenzialità, di calma, di assenza di frenesia e di chiasso, una pace che è “luogo dell’anima”, che fa bene, rigenera il corpo, la mente, lo spirito. Questo avviene da tanti secoli, perché l’insegnamento sempre valido di San Benedetto, costruttore di pace, è disceso attraverso le generazioni dei suoi seguaci fino a noi. Ebbene, in questo mondo di oggi, che nonostante i progressi compiuti, è attanagliato da problemi gravi e complessi, egoismi, incomprensioni, conflitti, violenze, sperequazioni, il tutto aggravato da una minacciosa crisi economico-finanziaria, c’è bisogno di ritrovare saggezza, equilibrio, speranza, c’è l’urgenza di ridare valori etici e culturali al nostro vivere disorientato.
Signori Ambasciatori d’Europa,
l’Europa, sì, l’Unione Europea in questo preciso momento storico può e deve ritrovare se stessa e le sue ragioni d’essere. In questi giorni è chiamata a fare una scelta di regole e strategie per far fronte alla preoccupante recessione e alla fragilità delle economie: è in gioco il senso stesso dell’Unione europea. Forse proprio questa crisi potrebbe trasformarsi in opportunità di vera crescita. È adesso che l’Ue deve attingere alla sua cultura e alle sue radici cristiane – innegabili comuni radici cristiane – i suoi grandi valori spirituali e improntare le sue decisioni al senso di giustizia e solidarietà, sicuramente più lungimirante di una miope difesa di interessi particolari immediati. Solo così potrà partire dall’Europa un nuovo slancio ideale che rafforzi l’unità dei popoli, ridia prospettive, motivazioni e sostegno alle nuove generazioni, sia segno di Speranza e vero annuncio di Pace.