Giorno: 20 maggio 2009

20 maggio 2009 0

Vittima del Masso killer: “I balordi ci hanno condannati a vita”

Di redazione
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Domani si celebra l’ultima udienza nella Corte d’assise di Cassino, in merito al processo noto con il nome: masso killer. La sentenza prevista nel pomeriggio condannerà o assolverà i due imputati, Agostino Mastrangeli e Gregorio Mattia accusati di omicidio volontario per aver lanciato, la notte del 12 agosto 2005, un macigno di 41 chili sull’A1 a Villa Santa Lucia, causando la moprte di Natale Gioffrè e il grave ferimento di altre 5 persone. Nella rubrica MeLaRaccontiLaTuaStoria? parla Claudio Schinco, uno degli uomini che viaggiava sulla Golf di Natale Gioffrè.

20 maggio 2009 0

Io vittima del “masso killer” di Cassino

Di redazione

Vuoi raccontare la tua storia? Scrivi a ermadei@libero.it “Ciao sono Claudio e ti racconto la mia storia”. Così esordisce nel suo racconto l’uomo che nella notte tra il 12 e 13 agosto del 2005 stava viaggiando sulla Golf di Natale Gioffrè, sulla Roma Napoli, in direzione sud. “Insieme a mio fratello e due amici che stavano andando in ferie, il 12 agosto 2005 eravamo diretti in Calabria dove, purtroppo non siamo mai arrivati. Fu l’inizio del dramma che mi vide vittima insieme ad altri due. Purtroppo Natale ci ha lasciati grazie al gesto irresponsabile di balordi che quella notte non avevano nulla di meglio da fare che lanciare un masso di 41kg dal cavalcavia. Io ricordo che il viaggio stava andando bene, si scherzava, stavamo andando in vacanza per cui c’erano tutti i presupposti buoni. Ridevamo e scerzavamo sul calcio. Solo Natale era del Milan e noi tre juventini. All’improsivo il botto e il nostro dramma! Un gran botto e poi per me il buio anche della memoria. Poi il risveglio all’ospedale Umberto Primo di Roma e poi, piano piano, dopo un giorno di coma e altri 18 giorni di coma farmacologico, i miei familiari mi hanno raccontato cosa mi era accaduto. Nei primi giorni dopo l’incidente nessuno mi aveva voluto raccontare la verità sul mio amico Natale, cioè, la sua morte. Ancora oggi, dopo quasi quattro anni dal fatto, ogni volta che sento un’autoambulanza o l’elisoccorso mi vengono i brividi. Eppure, mi è stato solamente raccontato di essere stato prima in ambulanza e poi sull’elisoccorso. Dell’incidente ho completamente il buio nella mia mente! Spero che la giustizia dia la condanna giusta a chi, per un gesto inspiegabile, ha rovinato la vita a tre persone uccidendone una quarta. I danni io li porterò per sempre finché resterò in vita. Questa è la mia storia vittima del masso killer di Cassino. Claudio Schinco, sopravvissuto all’incidente causato dal lancio del masso di 41 chili sull’A1

20 maggio 2009 0

Gestivano il pubblico per i loro interessi privati

Di redazione

“Associazione a delinquere”, “concussione”, “corruzione”, “turbativa d’asta”, “truffa ai danni dello Stato”, “falso”, “abuso d’ufficio” e “incendio”. Queste le ipotesi di reato che hanno portato i Finanzieri del Comando Provinciale di Caserta, questa mattina, ad eseguire 9 ordinanze di custodia cautelare disposte dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nel comune di Pietravairano (Ce). Le indagini, svolte dalla Tenenza di Piedimonte Matese, sono scattate nel 2007 e hanno tratto origine da una denuncia di un imprenditore che ha raccontato della richiesta di “contributi” per ottenere l’affidamento di lavori pubblici da parte del comune di Pietravairano; lo stesso aveva altresì lamentato la progressiva esclusione dalle gare di numerosi imprenditori – che pure avevano i requisiti necessari per prendervi parte – a beneficio di soggetti economici aventi la propria sede nei comuni di San Cipriano d’Aversa e Casapesenna. I finanzieri, quindi, hanno proceduto ad ulteriori approfondimenti, in particolare mediante l’effettuazione di intercettazioni telefoniche ed ambientali, le cui risultanze permettevano non solo di riscontrare appieno quanto appreso dal denunciante, ma anche di disvelare uno scenario molto più ampio che portava ad ipotizzare come le procedure amministrative regolanti l’assegnazione di lavori pubblici fossero state spesso “piegate” al fine di orientare l’aggiudicazione degli stessi in favore di determinate aziende. Le indagini hanno palesato che, attraverso azioni che si potrebbero definire concentriche, il risultato delle gare era praticamente predeterminato dall’Amministrazione comunale, e per essa dal Sindaco Rotondo Dario e dall’Assessore ai lavori Pubblici Del Sesto Enzo (nei cui confronti è stata applicata la misura della custodia cautelare in carcere), nonché dagli stessi imprenditori aversani, tra cui Di Bello Gennaro (destinatario di misura cautelare in carcere) che provvedevano puntualmente a corrispondere ai pubblici ufficiali denaro (cd “cammellino”) ovvero altre utilità. E’ stato riscontrato, infatti, che alle aziende che si sarebbero dovute aggiudicare l’appalto veniva addirittura data la possibilità di disporre preventivamente di progetti e computi metrici, così da poter meglio ponderare l’offerta da presentare ed inserire la tipologia di lavori che avrebbe determinato una maggiore economicità (come dimostra anche la documentazione ufficiale del Comune rinvenuta a casa degli imprenditori, unitamente a file aventi ad oggetto lavori ancora non appaltati dalla medesima Amministrazione). Non solo: le intercettazioni telefoniche hanno altresì consentito di apprendere che, anche attraverso l’opera dei pubblici ufficiali destinatari dei provvedimenti restrittivi, i possibili partecipanti alle gare venivano anche dissuasi dal presentare le proprie offerte. In tale contesto, inoltre, al fine di dare una parvenza di legalità alle procedure ad evidenza pubblica, i citati imprenditori dell’agro aversano, con la consapevolezza dei PP.UU. coinvolti, gestivano, di fatto, anche altre imprese edili, con cui, pertanto, partecipavano alle gare presentando ribassi d’asta già definiti a “tavolino”, come dimostrato dall’esame della copiosa documentazione acquisita. In tal senso, significativo è stato l’esito delle perizie tecniche disposte, che hanno stabilito come le istanze di partecipazione a gare indette dal comune di Pietravairano, ancorché relative a soggetti economici distinti, fossero state predisposte dalla stessa mano, quella della segretaria degli imprenditori aversani, coinvolti nella vicenda, e anch’essa destinataria della custodia cautelare degli arresti domiciliari. Degno di nota, infine, il fatto che l’Amministrazione comunale inoltrasse inviti a partecipare a gare d’appalto già con la consapevolezza che talune imprese non avrebbero partecipato ovvero non avessero tutti i requisiti necessari. Tale modus operandi consolidatosi nel tempo ha prodotto significativi frutti se si considera che il Comune di Pietravairano, in circa 4 anni ha affidato la gran parte dei lavori pubblici indetti per milioni di euro alle imprese rappresentate ovvero riconducibili ai menzionati imprenditori. Tale clima di illegalità e mutualità tra i membri del sodalizio criminale si riscontrava, inoltre, anche nella fase esecutiva dei lavori, ove la compiacenza dei direttori degli stessi era funzionale ad evitare contestazioni formali da parte del Comune. Non è stato un caso infatti appurare che tale ruolo veniva affidato quasi sempre agli stessi soggetti, Panarello Giuseppe e Di Duca Giuseppe (entrambi in carcere), che ottenevano il loro riconoscimento economico, appunto, nello svolgimento di tali numerosi incarichi per conto del comune di Pietravairano, in palese violazione del principio di trasparenza, imparzialità e rotazione previsto dalla normativa di settore. In tale contesto deve anche inquadrarsi la duplicazione di lavori (mediante la predisposizione di progetti gonfiati) e la richiesta al comune di pagamenti non dovuti (attraverso l’asseverazione di lavori mai eseguiti dalle ditte coinvolte e dunque falsi SAL), ma ugualmente erogati (fatto in relazione al quale è stata contestata la truffa in danno dello Stato). I professionisti incaricati avevano anche il precipuo compito, su esplicito invito dello stesso Assessore ai lavori Pubblici e degli imprenditori coinvolti, di non essere troppo “fiscali” nella verifica della corretta e regolare esecuzione dei lavori, anche quando ciò avrebbe potuto comportare un gravissimo pericolo per la pubblica incolumità (ciò è riferito alla mancata adozione da parte dell’appaltatore di misure idonee ad evitare il cd “rischio idrogeologico”. Analoga metodologia era inoltre applicata dai medesimi rappresentanti dell’Amministrazione comunale per affidare lavori ad ulteriori imprenditori che hanno corrisposto utilità al fine di ottenere appalti pubblici (tra questi, Rotondo Raffaele, destinatario anch’egli di provvedimento cautelare degli arresti domiciliari). Le attività investigative hanno inoltre consentito di rilevare che la corresponsione di denaro o di altre utilità ai PP.UU. avveniva attraverso più modalità: tra queste il “necessario” acquisto del materiale edile presso le società di Cerbo Pietro (tradotto in carcere), cognato dell’Assessore ai lavori pubblici, ovvero la monetizzazione di fatture emesse a fronte di operazioni inesistenti e destinate a giustificare contabilmente l’importo delle tangenti. Nel corso delle indagini si accertava in modo inconfutabile la responsabilità penale di un imprenditore aversano – colpito da misura cautelare – per il reato di incendio boschivo che aveva interessato per diversi giorni un’ampia zona boschiva situata in località Monte San Nicola (CE). Da ultimo, si rileva che l’operazione di servizio oltre ai provvedimenti sopra indicati, ha determinato anche l’iscrizione di ulteriori 27 soggetti per reati vari contro la pubblica amministrazione. L’esito delle indagini condotte testimonia il costante impegno della Guardia di Finanza quale organo di polizia economica e finanziaria a tutela degli interessi finanziari dello Stato e del regolare funzionamento dell’economia e del mercato.

20 maggio 2009 0

Con un tubo tra gli impianti aggiravano le tasse sul carburante

Di redazione

Un maxi sequestro di carburante proveniente dal mercato nero è stato effettuatoin due diverse circostanze, dalla Nucleo di Polizia Tributaria e dall’Ufficio delle Dogane della guardia di Finanza di Frosinone. La prima operazione è nata a Pontecorvo da segnalazioni riguardanti l’illecita vendita di carburanti presso un deposito ed è finita a Gaeta in due grossi depositi carburanti di proprietà della stessa famiglia che gestiva il deposito di Pontecorvo. A Gaeta gli uomini del colonnello Giancostabile Salato, coordinati dal capitano De Luca, hanno scoperto come avveniva la frode. Nel controllo dell’area adibita a deposito fiscale, dove vengono stoccati i prodotti petroliferi che devono ancora assolvere le imposte, è stata scoperto un impianto abusivo, e pertanto abilmente nascosto. Attraverso una tubazione abilmente occultata sotto una gettata di calcestruzzo e valvole opportunamente manovrate, si permetteva il trasferimento di prodotto petrolifero che non ha ancora assolto alle imposte ad un’altra area adibita invece a deposito libero, contenente prodotti petroliferi che hanno assolto le imposte. Tale sistema di frode, perpetrato nel corso degli anni, ha sicuramente portato nelle casse della società che gestisce i due depositi (che in nessun modo devono essere comunicanti tra di loro), illeciti guadagni. A Gaeta, quindi, è stata sigillata l’intera area dove insistono i due depositi; il titolare della società che gestisce l’attività è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Latina. In una seconda operazione, i finanzieri di Frosinone hanno controllato un’altra azienda, anch’essa di Pontecorvo, che si occupa di movimenti terra e opere fluviali. Nell’acquistare i carburanti per alimentare le possenti macchine presenti nella cava dalle due società a cui gli investigatori hanno messo i sigilli, gli uomini del colonnello Giancostabile Salato, hanno scoperto violazioni sulle leggi della prevenzione degli infortuni e tutela dell’ambiente. Il titolare è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Cassino. Nel corso dell’intera operazione sono stati sequestrati 4 depositi di oli minerali, oltre 300.000 litri di carburante (gasolio autotrazione, gasolio agricolo, GPL, e gasolio in sospensione d’imposta) e oli lubrificanti, oltre 80 serbatoi contenenti GPL e 46 serbatoi per lo stoccaggio di carburanti per una capacità complessiva di oltre 2.100.000 litri.

20 maggio 2009 0

Ben 93 anni di storia, dalla Battaglia degli Altipiani alla logistica digitalizzata

Di redazione

Si terrà domani 21 maggio, la festa dell’Arma dei Trasporti e Materiali e della celebrazione del 93° Anniversario della Battaglia degli Altipiani. All’evento, organizzato dal Comando Logistico dell’Esercito ed ospitato dalla caserma “G. Rossetti” in Roma, sede della Scuola Trasporti e Materiali dell’Esercito, presenzieranno il Comandante delle Scuole dell’Esercito, Generale Angelo Dello Monaco, il Comandante Logistico dell’Esercito, Generale Rocco Panunzi, e il Generale Mario Righele, Capo dell’Arma dei Trasporti e Materiali. La ricorrenza è legata ad una durissima battaglia combattuta sugli altipiani vicentini durante la 1ª Guerra Mondiale. Il 22 maggio del 1916 l’Esercito Italiano dovette effettuare un grosso movimento di truppe e di materiali per contrastare l’offensiva dell’esercito Austro-Ungarico ormai in procinto di dilagare nella Pianura Padana. Fu in questa occasione che le prime Unità di Trasporto dimostrarono la loro capacità di movimentare, in tempi brevi, uomini e materiali. Con il loro spirito di sacrificio e la loro abnegazione gli “autieri” permisero alle nostre truppe di schierarsi di fronte al nemico impedendone l’avanzata. Durante la cerimonia, che avrà inizio alle ore 10:00 e si concluderà alle ore 11:00 circa, sarà consegnata la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Bandiera di Guerra dell’Arma Trasporti e Materiali, per lo spirito di sacrificio e la professionalità con cui negli anni il personale dell’Arma TRAMAT ha partecipato a tutte le operazioni di soccorso a favore delle popolazioni colpite da calamità naturali e alla bonifica del territorio da ordigni esplosivi e residuati bellici. L’evento proseguirà con una sfilata dei mezzi storici del Museo della Motorizzazione, tra i quali quelli che hanno partecipato alla recente Mille Miglia, e dei principali veicoli in dotazione all’Esercito, tra cui il nuovo Veicolo Blindato 8×8 “Freccia”, l’obice semovente di artiglieria PZH 2000 e il Veicolo Multiruolo “Lince”. Nell’ambito della manifestazione sarà presente una mostra statica di mezzi e materiali ad alto contenuto tecnologico tra cui la sala operativa digitalizzata, che consente la governance di tutti i processi logistici ed il magazzino ricambi digitalizzato. La Scuola Trasporti e Materiali dell’Esercito, sita all’interno della Cecchignola in Roma, è uno degli enti di formazione tecnica e pratica della Forza Armata.

20 maggio 2009 0

Fondi per gli organici di Pompieri e Forestali, FNS – Cisl soddisfatta

Di redazione

La Federazione Nazionale Sicurezza aderente alla CISL prende atto favorevolmente che in sede di conversione del decreto legge “terremoto Abruzzo” sono stati presentati, primo firmatario il capogruppo al Senato del PDL On.le Gasparri, degli emendamenti che riguardano, tra gli altri, assunzioni di 600 unità nei vigili del fuoco e di 18 unità del Corpo forestale dello Stato; la spesa di 10 milioni di euro per l’acquisto e la manutenzione dei mezzi e delle attrezzature del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e lo stanziamento di 15 milioni di euro per l’incremento dell’indennità operativa del personale VVF. La FNS-CISL auspica che le suddette proposte trovino l’accoglimento unanime del Parlamento, a cominciare dalla maggioranza di Governo, e che gli intenti del Ministero dell’Interno orientati a garantire meglio il livello di sicurezza del cittadino siano unitariamente condivisi. Apprezza l’orientamento a valorizzare l’attività dei vigili del fuoco attraverso il progressivo allineamento economico del personale con quello appartenente al comparto sicurezza e difesa, obbiettivo questo al centro del recente Congresso costitutivo della FNS-CISL, che ha unito organizzativamente il personale Vigile del Fuoco, quello del Corpo di Polizia penitenziaria e del Corpo forestale dello Stato.