Giorno: 20 giugno 2009

20 giugno 2009 0

Lotta alla droga, arrestato un fornitore dei giovani

Di redazione
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Fermato ed arrestato un 29enne spacciatore, falsario e ricettatore. Un altro colpo assestato dall’Arma agli spacciatori che riforniscono di droga i giovani consumatori di Isernia. Nel corso della mattinata, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Isernia che esercitano un costante assiduo controllo sui luoghi di aggregazione della città ed a rischio di spaccio di stupefacenti, hanno bloccato un giovane marocchino 29enne poi risultato residente a Venafro, il quale si apprestava ad avvicinare giovani in cerca di stupefacenti. Il giovane è stato fermato e perquisito all’interno della stazione ferroviaria e i carabinieri gli hanno trovato addosso un panetto da ben cinquanta grammi di “hashish” pronti per essere piazzati ai giovani isernini in vista del fine settimana. Nel corso della conseguente perquisizione domiciliare dell’interessato a Venafro, sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro ulteriori grammi 50 circa, nonché una banconota da euro 50 falsa, 1.400 euro in contanti in banconote di piccolo taglio, due computer portatili, vari telefoni cellulari e vari utensili per l’edilizia per i quali vi sono in corso ulteriori accertamenti. Il 29enne operaio è stato così accompagnato presso la sede del Comando Provinciale dell’Arma di via Ponte S.Leonardo ad Isernia e dopo gli ulteriori accertamenti e formalità rituali, è stato associato nella vicina casa Circondariale in stato di arresto con l’accusa di detenzione finalizzata allo spaccio di stupefacenti, detenzione di banconote false e ricettazione.

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Camorra / Il giudice Taviano: “Serve una Dda in loco”

Di redazione

Gli interessi della camorra o delle organizzazioni criminali nel cassinate sono negati solo dai più miopi osservatori. Gli arresti di personaggi affiliati alle cosche, i sequestri di beni acquistati con soldi sporchi sono le prove più evidenti che a Cassino e dintorni è in corso il fenomeno di espansione di organizzazioni malavitose per lo più campane. Probabilmente le lotte intestine e la pressione che le forze dell’ordine hanno messo sui capisaldi camorristici nel loro territorio, ha spinto a cercare nuovi territori. Per arginare questo fenomeno ognuno è libero di proporre la proria ricetta, ma a farlo dovrebbero essere coloro che ben conoscono il fenomeno. Tra questi c’è sicuramente il magistrato del tribunale di Cassino Paolo Taviano che in una lunga lettera al Punto a Mezzogiorno, ospitata integralmente nella rubrica “Il Punto di Vista” sostiene la necessità di localizzare a Cassino una sezione di una procura antimafia per permettere ai magistrati locali di esercitare la necessaria pressione sul fenomeno malavitoso.

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Criminalità organizzata nel Cassinate, Taviano chiede una DDA localizzata

Di redazione

“E’ ormai una litania continua quella degli arresti di personaggi latitanti o comunque legati alla camorra e di sequestri di beni appartenenti a soggetti o società riconducibili a quegli ambienti, che vengono effettuati dalle Forze dell’Ordine in provincia di Frosinone e, in particolare, nel cassinate. – A parlare direttamente a Il Punto a Mezzogiorno è il magistrato di Cassino Paolo Taviano – Questo ad onta di chi, specialmente politici locali verosimilmente con scarse competenze in materia, favoleggia di un territorio cassinate esente da infiltrazioni, più o meno profonde, da parte della criminalità organizzata in particolare di tipo camorristico. Affermazioni di questo tipo non sono soltanto semplicistiche e superficiali, e per ciò solo pericolose, ma rappresentano un vero e proprio suicidio per il territorio che in tal modo non sviluppa nella società civile, nei cittadini, nella coscienza di tutti, quegli anticorpi etici e culturali per contrastare l’espansione dei fenomeni criminali al di fuori di territori da loro ormai controllati quasi militarmente, e che Dio solo sa quale impegno richiedono allo Stato per cercare di riconquistarli. Per contrastare efficacemente l’infiltrazione camorristica non basta però creare soltanto una coscienza civile nella quale il sistema di valori camorristico rappresenta un disvalore, ma occorre anche potenziare e coordinare quegli strumenti preventivi e repressivi che il sistema giuridico deve approntare per mantenere il territorio immune dalla criminalità organizzata. In particolare nel cassinate hanno operato ed operano con un certo successo le Direzioni Distrettuali Antimafia di Roma e Napoli ma operando sul campo ci si rende conto, come magistrati e come poliziotti, di quanto i pochi chilometri che separano Cassino da Roma o Napoli, diventino anni luce quando si tratta di far comprendere ad un magistrato delle due città, l’importanza la pericolosità e le connessioni di un fenomeno criminale locale relativo ad un territorio di cui quel magistrato, seppur lodevole nella sua opera, non conosce né città né uomini. Alcuni anni fa, operando in una Procura della Repubblica calabrese, notai che il sistema delle direzioni distrettuali antimafia, che nonostante tutto riesce frequentemente ad ottenere buoni risultati, peccava sotto il profilo della incisività proprio per scarsa conoscenza di alcune zone di loro competenza e dei fenomeni criminali in esse presenti, dovuta il più delle volte alla lontananza della sede della DDA da tali zone, fenomeni che invece noi magistrati di “provincia” già conoscevamo e contrastavamo da tempo. Già all’epoca suggerii, ahimè invano, che sarebbe stato opportuno prevedere che la DDA avesse delle articolazioni periferiche, sotto forma di magistrati referenti a livello locale delegati a tale tipo di attività investigativa, che facesse da punto di riferimento per la direzione distrettuale e per le forze dell’ordine locali che svolgono materialmente le indagini, e che sostenesse l’accusa nei processi al fine di rendere più incisiva, tempestiva e completa l’azione di contrasto alla criminalità organizzata e, soprattutto, incrementasse la conoscenza di tali fenomeni criminali con l’aggiornamento in tempo reale delle banche dati con gli elementi, spesso ignoti, forniti dalle articolazioni territoriali. Oggi che il fenomeno della criminalità organizzata non è più solo nazionale ma transnazionale, basti pensare alla mafia cinese, alla mafia russa od alla mafia albanese, la conoscenza del territorio e delle realtà criminali locali da parte della magistratura inquirente diventa di fondamentale importanza per reprimere efficacemente e, se possibile, prevenire il diffondersi di tale forma di criminalità. In questo scenario solo chi opera nel territorio e lo conosce può tempestivamente percepire quei segnali di pericolo e diventare un formidabile presidio contro la conquista del territorio da parte della criminalità di qualsiasi tipo. Ritengo – conclude Paolo Taviano – quindi auspicabile una riforma in questo senso se si vogliono veramente contrastare le mafie di ogni genere nei fatti e non solo a parole”.

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Botte al mercato, commerciante preso a sprangate

Di redazione

Botte tra commercianti al mercato del sabato a Cassino. All’alba di questa mattina, mentre la piazza di Campo Miranda si riempiva di bancarelle, due commercianti hanno iniziato a litigare in maniera sempre più violenta, fino a quando, uno dei due, ha colpito al volto il collega con un bastone di ferro. I due, uno della provincia di Latina, l’altro di Vallerotonda (Fr) litigavano per lo spazio di vendita allinterno del mercato. L’uomo ferito è rimasto in terra fino all’arrivo di un’ambulanza del 118 di Cassino e dei carabinieri. Trasportato in ospedale, il commerciante ha riportato ferite giudicate guaribili in 20 giorni.

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Esperia, un vivaio di frutta autoctona

Di redazionecassino

ESPERIA (FR) – A Monticelli un Vivaio del Parco di specie frutticole autoctone. Ad approvare il progetto esecutivo per il recupero dell’antica struttura che sovrasta il terreno destinato al vivaio sono stati, oltre al Presidente dell’Ente Giovanni Ialongo, i membri del Consiglio direttivo Luciano Gatti, Erminia Vitiello e Franco Carnevale. Il progetto  permetterà di recuperare l’antico fabbricato rurale sito in località Monticelli di Esperia in via Vaglie. L’intervento è stato possibile grazie a dei finanziamenti che l’Ente ha ottenuto dalla Regione Lazio prima, per acquistare la struttura che insiste sul terreno destinato a vivaio di piante da frutto locali, ed ora per recuperare lo stabile e riqualificare il terreno ai fini del potenziamento dell’attività agricola. Si tratta di un intervento che l’Ente Parco, in piena sinergia con il vice presidente Luciano Gatti, ha inteso avviare per  favorire lo sviluppo socio economico del territorio, passando per la produzione e promozione delle risorse naturali che caratterizzano l’area di Monticelli, una delle tre frazioni che compongono il comune di Esperia. Per avviare le opere il Parco ha registrato un impegno di spesa di circa novanta mila euro. Il recupero architettonico-strutturale dell’edificio, che insiste nell’area scelta per la produzione delle piante autoctone di frutto (meli, peri, vigneti), è funzionale alle attività che si svolgeranno proprio nel vivaio e si realizzerà attraverso una serie di interventi atti al consolidamento della struttura. Si tratta, in pratica, di una antica costruzione che si sviluppa su due livelli, pari ad una superficie di oltre 200 metri quadri, e vi saranno realizzati uffici, una sala polivalente, servizi igienici per i visitatori e per il personale, spogliatoi, un deposito per gli attrezzi e per i prodotti finiti del vivaio, un ampio locale per la lavorazione e sistemazione delle piante nei vasetti, oltre ad un garage per i mezzi agricoli ed un porticato utilizzabile per le attività quotidiane del vivaio in tempo di pioggia. “L’intervento relativo ai lavori di recupero e consolidamento della struttura – spiega il Presidente del Parco Giovanni Ialongo – è finalizzato a promuovere le politiche del territorio legate allo sviluppo sostenibile, alla crescita economica ed all’occupazione dei 10 comuni che compongono il Parco dei Monti Aurunci”. Il Parco nonostante sia stato istituito dal qualche decennio è tra i pochi Enti che ha progettato, avviato e terminato tutti i lavori di recupero o di costruzione delle strutture che insistono nell’area protetta. Dieci sono i Comuni che vi fanno parte; Ausonia, Esperia, Pontecorvo e Pico (provincia di Frosinone), Campodimele, Lenola, Itri, Fondi, Formia e Spigno (provincia di Latina).

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Un canile-lager in via Agnone

Di redazionecassino1

Le associazioni F.A.T.A.A. e A.N.P.A.N.A. denunciano le pessime condizioni in cui versano gli oltre sessanta cani alloggiati in quel lager, che si vorrebbe far passare per canile, in via Agnone, proprio nelle vicinanze del depuratore. Degrado, sporcizia, pessime condizioni in cui vengono tenuti e nutriti, con gli avanzi provenienti da ristoranti della zona, ecco quello che è apparso agli agenti della polizia provinciale, ai dirigenti del comune e della Asl, chiamati per verificare le condizioni degli animali in quella struttura. Il sopralluogo effettuato, ha di fatto confermato quanto sostenuto dalle associazioni, indicando la struttura, come si legge nel provvedimento emesso, “non idonea né da un punto di vista strutturale, né gestionale ad assicurare il ricovero degli animali custoditi. Per questo è stato richiesto un adeguamento necessario e improrogabile delle condizioni igieniche del luogo dotando lo stesso di recinti o box idonei alle esigenze degli animali”. Del resto le cattive condizioni in cui quei cani venivano tenuti, non è cosa nuova, già da quando erano all’interno dell’ex campo boario di via Verdi. Il comune di Cassino, con un provvedimento del dirigente del settore manutenzione, pertanto, affidava, inizialmente, alle associazioni di volontari la gestione del canile, facendosi carico dei pasti degli animali con prodotti idonei. Niente da fare, la signora D’Urso, ne ha riottenuto, non si sa in che modo, la custodia. Come andrà a finire la storia? Presto detto. Se le disposizioni della Asl, non verranno rispettate, i cani dovranno essere trasferiti in altre strutture idonee ad accoglierli. Ma i canili convenzionati con il comune di Cassino, però, sembra abbiano già dichiarato l’impossibilità ad ospitarli per mancanza di posti, almeno questa la versione ufficiale. Non resterà che trasferirli nei canili del nord Italia, con una spesa di trecento euro al giorno, che naturalmente graverà sui contribuenti di Cassino! di Felice Pensabene