Criminalità, sequestro per 10 milioni al boss Santafede

26 giugno 2009 0 Di redazione

I beni del boss Satanfede, ex superlatitante, erano anche nella provincia di Frosinone e quella di Latina. Un’indagine capillare quella svolta dalla Guardia di Finanza. A Frosinone, oltre a accertamenti patrimoniali, sono stati sequestrati anche conti correnti bancari del boss. Un patrimonio di circa 10 milioni di euro costituito in 37 unità immobiliari, 1 appartamento a Malaga (Spagna), terreni, 2 attività commerciali, 10 tra autoveicoli e motoveicoli, quote di partecipazione in 8 società nonché 1 società cooperativa e 14 rapporti di conto corrente. Questi i beni sottoposti a sequestro dagli uomini del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza di Roma e riconducibili all’ex superlatitante Mario Santafede, al termine delle indagini economico patrimoniali, in esecuzione di un decreto di sequestro anticipato eseguito nelle province di Roma, Latina e Frosinone. Le indagini hanno consentito di sottoporre a sequestro, tra l’altro, un’attività commerciale relativa alla gestione di un ristorante con annessi bar, stabilimento balneare ed affittacamere a Latina ed un bar situato in Roma – zona Marranella – nonché, in collaborazione con le autorità di Polizia spagnole, un immobile a Malaga. I sequestri sono stati disposti dal Tribunale di Roma, Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione, in accoglimento della richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Roma, nella persona del Sostituto Procuratore, Dott. Luca Tescaroli.
Le indagini patrimoniali, eseguite dal Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, hanno preso avvio a seguito della cattura, in territorio spagnolo, nel settembre del 2008, del citato latitante dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti ed hanno consentito di individuare, in capo a quest’ultimo ed a persone ad esso collegate, la disponibilità di beni decisamente sproporzionata rispetto alle dichiarazioni presentate ai fini delle imposte sui redditi. Si ha motivo di ritenere che i beni, oggetto di sequestro, siano il frutto del reimpiego dei proventi derivanti dal traffico di droga.
In ragione della pericolosità personale del soggetto investigato l’Autorità Giudiziaria procedente ha altresì disposto, nei confronti del Santafede, la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale. Lo stesso è attualmente ristretto presso il carcere di Opera (Milano) in regime di 41 bis a seguito della condanna per traffico internazionale di stupefacenti.