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Dall'Italia - 10:07 | 1 settembre 2009

Caselle di posta prese d’assedio da mail civetta

Caselle di posta prese d’assedio da mail civetta
Caselle di posta prese d’assedio da mail civetta

Le caselle di posta elettronica di migliaia di italiani sembrano prese d’assedio da mail “civetta” che contengono allettanti proposte di lavoro. Compensi stratosferici per poche ore di lavoro, svolte addirittura da casa. Condizioni vantaggiosissime, proposte in un italiano strano, probabilmente tradotto con un software da qualche lingua straniera, a cui è difficile dire di no, ma si farebbe bene a cancellarle: sono infatti degli specchietti per le allodole per carpire informazioni. Sono in tanti a cascarci anche grazie al periodo di crisi per cui un lavoretto extra, per altro molto redditizio, non fa certo male. Un esperto delle forze dell’ordine ci ha spiegato a cosa servono queste mail. In molti provano a rispondere per avere informazioni maggiori, ma già la risposta fornisce a chi la richiede dati importanti. Innanzitutto il fatto che l’indirizzo di posta del destinatario, cioè chi riceve l’offerta di lavoro, esiste per davvero; infatti molti di questi indirizzi sono “scovati” con dei sistemi random che scansionano tutte le possibili combinazioni di lettere ricavando milioni di indirizzi mail, molti dei quali, ovviamente, inesistenti: se qualcuno risponde vuol dire che l’indirizzo esiste. La mail di risposta, inoltre, deve contenere il nome, il cognome e il comune di residenza. Alcuni chiedono anche gli hobby e gli interessi. Che fine fanno questi dati? Semplicemente servono ad aggirare le norme sulla privacy. I dati infatti vengono venduti a pacchetti, anche a caro prezzo, ad aziende che utilizzano per calibrare le offerte pubblicitarie su internet. Sapendo la nazione e il comune di residenza, ma anche hobby ed interessi, è facile scegliere che tipo di promozione proporre. Insomma, altro che lavoro, la mail civetta, a quanto pare, oltre ad alimentare false illusioni di ottimi guadagni, sono truffe per aggirare il vostro diritto alla privacy.
Ermanno Amedei


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Attualità | 1 settembre 2009

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