Condannata a sette anni la compagna dell’avvocato morto

26 settembre 2009 0 Di redazione

Sette anni di carcere, questa la pena complessiva sentenziata ieri dalla corte d’assise del tribunale di Cassino, a Claudia Capaldi, la 35enne accusata di aver ucciso Paolo Matrundola, noto avvocato della città martire.
Alle 16 circa, di ieri, dopo la camera di consiglio, la corte si è epressa giudicando la donna colpevole di omicidio preterintenzionale conannandola a sei anni e otto mesi di reclusione e a quattro mesi per aver violato i sigilli dell’appartamento di Matrundola sequestrato in seguito al ritrovamento del corpo. Una sentenza che soddisfa gli avvocati difensori della Capaldi, Antonio Fraioli e Raffaele Papa, un pò meno la procura di Cassino che, nella persona del sostituto procuratore Beatrice Siravo, aveva chiesto, la scorsa settimana, una pena a 30 anni di carcere. La Corte invece ha deciso per la pena minima prevista per l’omicidio preterintenzionale. Un primo grado di giudizio a cui, probabilmente, la stessa Procura farà appello, ma che nel frattempo spiana la strada, proprio perché di colpevolezza, al risarcimento delle parti civili costituite, ossia la moglie dell’avvocato Matrundola e la prima figlia entrambe assistite dall’avvocato Motanelli.
I Protagonisti della Vicenda
Paolo Matrundola era un noto penalista del foro di Cassino caduto nel turbine della droga. Era sposato con Patrizia P. da cui aveva avuto una figlia oggi 22enne. Le due donne, però, si erano trasferite da tempo in Francia dove attualmente vivono. Nel frattempo Paolo aveva conosciuto e assistito legalmente Claudia Capaldi. Tra i due era nata una relazione e poi una figlia che oggi ha sei anni. I tre vivevano, in stanze diverse, in un appartamento al terzo piano di una palazzina in via Po a Cassino.
I Fatti
La mattina del 3 luglio 2005, Claudia chiede aiuto. Il compagno sembra essere morto. Sul posto accorre un’mbulanza del 118 e il medico di famiglia che ne costata il decesso. Inizialmente l’ipotesi della morte sembrava riconducibile a un’overdose. Alcuni segni sul volto fanno sorgere il sospetto che si trattasse di altro. Interviene quindi la polizia del commissariato di Cassino. Gli agenti e il sostituto di turno ritengono necessario l’intervento di un medico legale. La dottoressa Atonella Conticelli ci mette poco a trovare altre ferite sul cranio dell’uomo, ben 4 solo dietro la nuca. Paolo quindi è morto non per overdose ma perché duramente colpito al capo e lasciato morire sul suo letto.
Le indagini
L’appartamento di Via Po era chiuso dal di dentro e, all’interno c’erano solo Claudia Capaldi e la figlia che, all’epoca, aveva tre anni. Quei colpi quindi, secondo gli investigatori, li aveva inflitti Claudia oppure sapeva chi lo aveva fatto. Lei, assitita dai legali Fraioli e Papa, ha sempre sostenuto la tesi che il compagno la sera, prima di coricarsi, era caduto sbattendo il sopracciglio contro uno spigolo metallico. Le altre ferite, probabilmente, se le era procurate andando in bagno e cadendo nuovamente nel corso della notte. Nel bagno, infatti, erano state trovate altre evidenti tracce di sangue. Le indagini, dalla polizia vengono affidate ai carabinieri che fanno intervenire nell’appartamento il Ris. La polizia scientifica dell’Arma ha effettuato diversi esami nell’alloggio e, in particolre, nel bagno dove si pensava che l’uomo fosse caduto. Per un lungo periodo di quasi un anno, l’indagine sembrava paralizzata. Dalla Francia, la moglie dell’uomo e la figlia lanciavno ppelli affinché si facesse chiarezza sul caso. Si sono fatte tante ipotesi tra cui quella che ad uccidere Paolo fosse stato un gruppo di due, forse tre persone, riconducibili all’ambiente dei tossicodipendenti. Ad avvalorare questa ipotesi è sembrato, per un attimo, l’episodio che ha visto la macchiana di Claudia Capaldi distrutta dalla fiamme in via Enrico De Nicola dove alloggiva presso alcuni zii di Paolo. L’episodio, però, all’esito delle indagini, non è sembrato rilevante. La pista del branco non è statatavvalorata da nessuna prova. Intanto il Ris ha stabilito che le tracce di sangue nel bvagno erano opera di depistaggio delle indagini e, nell’autunno del 2008, Claudia è stata indagata ed arrestata per omicidio preterintenzionale. Da lì, poi il processo e la condanna in primo grado.
Ermanno Amedei