Randagi uccisi e gettati nelle scarpate

23 settembre 2009 0 Di redazione

“Cani (spesso microchippati e accuditi da volontari ) uccisi con pallottole o avvelenati e poi gettati nelle scarpate. Questo è lo scenario che si presenta dinanzi agli occhi increduli dei cittadini e di quanti, volontari e associazioni animaliste, cercano di prendersi cura dei randagi, facendosi carico di un problema di cui l’amministrazione comunale non si fa carico”. E’ la denuncia dell’associazione CODICI-Centro per i Diritti del Cittadino relativa alla situazione del randagismo che interessa San Donato Val Di Comino, paese in provincia di Frosinone. “Ma facciamo un passo indietro – si legge in un comunicato – Diversi mesi fa il Sindaco del paese, insieme all’Amministrazione, aveva richiesto al Parco Nazionale d’Abruzzo e Lazio un piano di abbattimento della popolazione canina, “colpevole” a detta del primo cittadino, della morte di diversi caprioli e cervi. I nostri telefoni e la mail dedicata alle segnalazioni, furono intasati dalle proteste dei cittadini della provincia di Frosinone, – dichiara la Resp. Nazionale del settore Ambiente del CODICI, Valentina Coppola – proprio per fermare questo drastico oltre che illegale intervento fu inviata dal CODICI una lettera di diffida per ricordare quali fossero i doveri del Primo Cittadino: piani di sterilizzazione, contenimento e mantenimento dei randagi, cattura e idonea collocazione all’interno dei canili”. Inoltre, in quell’occasione il CODICI mise luce un ulteriore fenomeno: il bracconaggio che dilaga, senza alcun freno, su quel territorio e che sarebbe stata la reale motivazione della morte di un numero rilevante di caprioli e di cervi. Dell’intera vicenda furono informati anche gli organi di stampa che diedero ampio risalto alla problematica.
“E’ con una singolare coincidenza temporale da queste dichiarazioni pubblicate sul Messaggero, che allo sportello del CODICI ed al mio stesso cellulare, sono pervenute e- mail e telefonate minatorie, continua la Dott.ssa Coppola. Questi atti intimidatori non ci fanno comunque indietreggiare nel nostro percorso di denuncia contro l’inadeguato operato di alcune Amministrazioni sul tema del randagismo, semmai ci rafforzano nel nostro intento”.
In questo specifico caso, il Sindaco è il primo responsabile per non essere stato in grado di gestire il fenomeno e per aver dato ai suoi concittadini un esempio di condotta riprovevole. Il CODICI chiede quindi alla Polizia provinciale e locale di avviare al più presto delle indagini serie per individuare i responsabili di queste mattanze di cani e invia accesso agli atti al comune di San Donato Val di Comino per comprendere quali atti siano stati messi in campo dall’anno scorso ad oggi per arginare il fenomeno randagismo.
l’Associazione ha anche presentato un esposto al NIRDA, il nucleo specializzato al contrasto dei fenomeni criminosi che comportano reati contro gli animali.
“Siamo decisi a mettere la parola fine a questa vicenda” conclude la dott.ssa Coppola, “non ci fermeremo finchè non raggiungeremo l’obiettivo di civiltà che ci siamo prefissi”.