Inugurata una cappella nel carcere San Domenico

25 novembre 2009 0 Di redazione

Una intensa e solenne cerimonia si è svolta presso la Casa Circondariale “S. Domenico” di Cassino per la dedicazione della Cappella dell’Istituto. Alla presenza delle autorità (la Direttrice del carcere dott.ssa Irma Civitareale, il Capo Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria dott. Franco Ionta, il Provveditore regionale dott. Angelo Zaccagnino, il Sindaco dott. Bruno Vincenzo Scittarelli), di tutto il personale, della Caritas nella persona della direttrice M. Rosaria Lauro insieme ai volontari dell’area carcere, e di una rappresentanza dei detenuti, l’Abate di Montecassino ha presieduto la celebrazione eucaristica per la Dedicazione della nuova Cappella, realizzata all’interno della struttura carceraria, grazie alla tenacia del cappellano Don Luigi D’Elia, della Direzione dell’Istituto e della Caritas diocesana. E grazie anche al lavoro materiale dei detenuti e grazie alla generosità di benefattori, primo tra i quali il Comune di Cassino che ha fatto dono dell’altare. Una cappella bella ed accogliente, la cui realizzazione è stata sentita da tutti “come una necessità dell’anima”, come ha detto la direttrice dott.ssa Civitareale.
La Cappella è intitolata a S. Domenico e S. Basilide secondo il rito canonico, che prevede l’aspersione con acqua benedetta delle pareti e di tutto il luogo, l’unzione con il sacro crisma dell’altare e la deposizione in esso delle reliquie (dei Martiri Ciriaco e Giocondo) che vengono sigillate con il cemento; un bel coro di voci maschili, accompagnate all’organo da Michele D’Agostino, ha accompagnato la celebrazione. Sentite e toccanti le parole dell’omelia dell’Abate Vittorelli, particolarmente quando si è rivolto ai “cari Amici e Fratelli detenuti” dicendo: “non lasciatevi abbattere dalla disperazione, guardate al futuro avendo Dio nel cuore e anche quando tutta la vita dovesse essere condizionata da una restrizione che può sembrare insopportabile, stringetevi di più a Dio che rimane il tesoro più prezioso, la finestra sul mondo nuovo”; e ai “cari Amici e Fratelli della polizia penitenziaria”, “altrettanto cari per il delicato compito che il Paese vi affida, un compito arduo che conduce facilmente allo stremo delle forze ma che richiede la fermezza di un padre di fronte a situazioni a volte irritanti, umilianti e di grandi tensioni. La Carità alla quale ci sospinge il Vangelo è un dovere al quale non possiamo mai derogare: rispetto della dignità degli uomini, comprensione, fermezza nella benevolenza, umanità”. Non ha tralasciato il problema del sovraffollamento delle carceri, che crea un pesante disagio, e infine ha auspicato: “La presenza di questo luogo di preghiera sia davvero il segno che Dio è in mezzo agli uomini, a tutti gli uomini”. Commosso il cappellano Don Luigi D’Elia nel ringraziare Dio e le persone che si sono adoperate, per il dono di questa Cappella “in questo luogo che necessita più di ogni altro della presenza di Dio Onnipotente”, e nel ricordare il suo predecessore, Don Crescenzo De Marco. Accorato il suo appello finale ai partecipanti affinché non dimentichino, appena usciti, il carcere, che “è luogo, prima che di recupero della persona umana, di dolore e di fatica sia per i detenuti che per il personale che vi lavora”. Al termine, un piacevole rinfresco, preparato con la collaborazione fattiva di tutto il personale, è stato offerto agli ospiti per solennizzare l’evento.

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