La Casa della Carità, un mezzo per ridare speranza a chi non ne ha

20 dicembre 2009 0 Di redazione

Da Don Giovanni Coppola, responsabile della Casa della Carità di Cassino (Fr) riceviamo e pubblichiamo.
“Un momento particolarmente significativo della ormai storica visita del Santo Padre Benedetto XVI a Cassino, fu la Benedizione (e non l’Inaugurazione, come spesso mi vien ripetuto!) della Casa della Carità “Gemma De Posis”, sita in un’ala del vecchio ospedale civile. Era nata, come già si disse, per una generosa intuizione del P. Abate dom Pietro Vittorelli, in accordo con la Regione Lazio, finalizzata all’accoglienza di chi vive per strada o di chi vive in situazioni estremamente precarie il difficile momento economico dell’Italia e del mondo. Dalla Benedizione della struttura si son dovuti realizzare una miriade di lavori per far sì che non fosse un dormitorio anonimo, un ostello come tanti, dove sarebbero passati esseri umani senza volto, senza nome, senza storia, ma una Casa, come dice il nome stesso, per chi non ha una casa, fosse un luogo di recupero umano e sociale per ridare speranza e voglia di vivere a chi più non ne ha.
Modellata sullo stile della Casa di Carità di Milano, visitata per conoscere motivazioni e metodi di realizzazione da coloro che ne stanno curando la messa a punto, la nostra Casa della Carità vuole essere una struttura particolarmente concreta in una città che ha già una rete di servizi anche sociali che aiutano e danno una mano: si voleva e si vuol fare qualcosa che avesse un impatto incisivo, soprattutto nel tempo, per coloro che ne usufruiranno.
Chi verrà, dopo aver soggiornato nel nostro centro, rimesso nella vita normale dovrebbe avere riacquistato quelle modalità di vita per cui non dovrebbe avere più bisogno di tornare ad esserne ospite.
Il tempo lunghissimo, per tanti versi, delle vacanze, la ben nota strascinante burocrazia dal passo di tartaruga, le enormi difficoltà incontrate per riattare, ristrutturare e adattare alle esigenze già ricordate (ognuno sa che è più facile costruire “ex novo” che rimodellare e consolidare vecchi stabili) hanno impedito che si rispettassero i tempi prefissati.
Ora la struttura è quasi pronta per aprire i battenti, arredata e riscaldata: occorrono alcune messe a punto anche ed ancora dal punto di vista della perfetta funzionalità.
Il lavoro giornaliero comunque va avanti, l’impegno di chi quotidianamente spende il suo tempo per concludere è costante e totale, chiunque la visita, per i motivi più vari, non può non vedere che le cose si stanno facendo con serietà e dedizione.
Dall’idea iniziale del P. Abate a oggi le cose fatte sono tante: manca ancora qualcosa per far sì che si possa partire con il piede giusto.
Tutto questo perché una volta aperta la porta, che più non si richiuda come, mi si permetta di sottolinearlo, spesso succede a cose nuove e meravigliose nella progettazione ma poi poco concrete e surreali nell’attività del quotidiano.
Tanto andava detto per amore della verità e perché non si incorra in fraintendimenti, a dir poco, …maliziosi!”
Il coordinatore responsabile
Don Giovanni Coppola