Da Cassino a Casino, una “s” che si perde in Australia

23 gennaio 2010 0 Di redazione

La storia del nome di una città australiana quasi omonima di Cassino se non fosse per una “s” che si è persa in 160 anni, raccontata in un articolo redatto da Emilio Pistilli e pubblicato, insieme ad altri interessantissimi articoli, su Studi Cassinati, Bollettino del CDSC onlus. Articolo che riportiamo integralmente.
Tra le svariate città gemellate con Cassino una è particolarmente legata alla sua storia, anzi al suo nome, ed è proprio la più lontana di tutte, geograficamente, dalla Città Martire. Parlo della città di Casino in Australia, il cui gemellaggio fu perfezionato l’8 gennaio 1997 a Cassino, sindaco Di Zazzo. La nascita della città, secondo la tradizione, risale al 1840 quando Henry Clay e George Stapleton, guidando le loro mandrie, si stabilirono sulle rive del fiume Richmond gestendo circa 30.720 ettari di pascolo cui diedero il nome di “Cassino”. Nel 1844 Clark Irving comprò l’area, e la rinominò “Tomki”; ma l’insediamento presso le cascate, uno dei pochi posti dove un carro con buoi poteva attraversare senza rischi, mantenne il nome di Cassino. Questo fu poi cambiato in “Casino”: il primo uso ufficiale di tale nome appare in una relazione del geometra F. S. Peppercorn successiva ad una sua indagine sul sito della città nel 1855.
Non siamo certi che la denominazione volesse rifarsi alla nostra città di Cassino. Una incerta tradizione accenna alla presenza in loco, al tempo della sua fondazione, di coloni cassinati o monaci cassinesi: non abbiamo riscontri al riguardo. Ma diamo per buona la tradizione, che, poi, in definitiva, è la motivazione del gemellaggio.
In occasione della cerimonia per la firma del patto di gemellaggio nel 1997 il sindaco di Casino, Senthil Vasan, ebbe a dichiarare: “Il nostro nome di Casino lo abbiamo derivato dalla vostra città. Quando George Stapleton e Henry Clay nel 1840 viaggiarono da Sydney per scoprire un insediamento nella zona dei fiumi del nord, attraversarono la catena montuosa ‘Richmond Range’ e osservarono la fertile, verde vallata. Egli battezzò questo insediamento Cassino scritto con la doppia ‘s’. Il geometra, Mr. Peppercorn, nel 1855, nel formalizzare un progetto per la cittadina di Casino, sfortunatamente tralasciò una ‘s’ ed ora ci troviamo con questa scritta”.
Ma sorge, qui, un problema di carattere storico: il nome “Cassino” al tempo della fondazione della città australiana non esisteva. L’odierna Cassino all’epoca si chiamava San Germano e solo nel 1863 prese l’attuale denominazione rifacendosi alle antiche origini quando, in epoca romana, si chiamava “Casinum”. Invece col termine Casino (ed anche casinensis), con una sola “s”, nei testi cassinesi (cioè pertinenti a Montecassino) si intendeva Montecassino, a meno che non ci si riferisse alla Casinum romana.
Allora c’è da chiedersi: come potevano pensare gli amici australiani, nel 1840, di dare il nome Cassino alla loro città volendosi collegare idealmente alla nostra, che allora era ancora San Germano? Oppure come potevano fare analoga operazione in riferimento all’abbazia di Montecassino quando allora si utilizzava la forma volgare “Casino” o latina “Casinensis”?
Delle due l’una: o si chiamò fin dall’inizio “Casino” pensando a Montecassino, oppure nelle intenzioni dei fondatori non c’è mai stato il pensiero alla nostra Città Martire.
Mi chiedo ancora: ammesso che quanto detto dal sindaco Senthil Vasan rispondesse al vero, è mai possibile che l’errore di trascrizione di un geometra non potesse essere corretto senza grossi problemi? È possibile che un refuso stravolga definitivamente il nome di una città?
Va inoltre precisato che dal sec. XVIII la forma col raddoppio (“Cassinensis”) fu introdotta, forse per la prima volta, dall’archivista di Montecassino Erasmo Gattola utilizzandola sempre nella sua gran mole di scritti, anche quando trascriveva documenti medioevali che sicuramente non conoscevano la forma della “s” raddoppiata; e fu proprio sulla scorta dell’autorità del Gattola che gli amministratori comunali, volendo ricollegarsi idealmente agli antichi fasti della città romana, nel 1863 ne ripristinarono il nome, ma con la doppia “s”. C’è da aggiungere che in tal modo mostrarono di non gradire la secolare denominazione di San Germano, sulla scia, evidentemente, dell’ormai diffuso laicismo, anche nel meridione, successivo all’unità d’Italia. Si puó anche sospettare che la forma “Casino” risultasse allora poco decorosa così come lo è oggi nell’accezione più comune.
Dunque, tornando al nostro tema iniziale, è possibile che gli Australiani, che nel secolo scorso ebbero rapporti con l’abbazia di Montecassino – ammesso che la ricordata tradizione fosse veritiera –, abbiano adottato fin dall’inizio la versione originaria di “Casino”; ma ciò contrasta con la storia del cambiamento di nome (da Cassino a Casino).
Altra possibilità è quella ricordata più su: cioè che la denominazione della cittadina australiana nulla avesse a che vedere con la nostra Cassino o con Montecassino: in tal caso il gemellaggio si fonderebbe su una motivazione inventata.
Ma tutto questo non lo sapremo mai con certezza, visto che comunque la si metta salta fuori una discordanza o incongruenza storica.
Per la cronaca vale la pena accennare un po’ più concretamente alla realtà della nostra città gemella.
L’economia del distretto fu inizialmente basata sulla pastorizia e sulla produzione della carne per cui la città è stata soprannominata la “Beef Capital”. È situata a cavallo del fiume Richmond, 25 metri sul livello del mare, ed è molto fortunata ad essere l’unica città del distretto che è esente da inondazioni. Il suo clima è sub-tropicale con estati calde e inverni piacevoli. La popolazione dai 1.486 abitanti nel 1891 era salita a 3.455 nel 1929 ed è oggi di circa 11.000 in Casino e circa 20.000 nel distretto Richmond Valley.
di Emilio Pistilli
Tratto da Studi Cassinati, Bollettino del CDSC onlus