Un tesoro da 5 milioni di euro dei clan sequestrati tra Napoli e Pescara

28 gennaio 2010 0 Di redazione

Ieri mattina, 60 militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone hanno assestato il colpo di grazia ai tre clan di narcotrafficanti sgominati nel giugno scorso con l’operazione di polizia denominata “Valencia Connection”.
La fase terminale dell’operazione ha consentito ciò che il crimine organizzato teme più delle condanne e di ogni altra cosa: il sequestro dei beni.
Il patrimonio sottratto ai sodalizi criminali ammonta ad oltre 5 milioni di euro.
In esecuzione del provvedimento di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Napoli, Dott. Tommaso Miranda, su richiesta del P.M. della Direzione Distrettuale Antimafia Dott. Alfonso D’Avino, le Fiamme Gialle hanno posto i sigilli a 20 immobili, di cui 15 fabbricati (appartamenti e locali commerciali) situati a Napoli, San Sebastiano al Vesuvio (NA), San Giorgio a Cremano (NA), Montesilvano (PE), Cappelle sul Tavo (PE); inoltre, sono stati sottratti ai clan anche 5 terreni agricoli, 7 autovetture, 4 motocicli, e 69 conti correnti bancari sui quali transitavano i guadagni del traffico di stupefacenti.
Il sequestro è stato possibile grazie alla minuziosa ricostruzione della situazione patrimoniale e reddituale dei soggetti arrestati, effettuata dalla Guardia di Finanza avvalendosi di strumenti di intelligence e tecnologici. La normativa antimafia, che è stata applicata dalla Guardia di Finanza, prevede l’attuazione delle indagini patrimoniali ad ogni fenomeno di criminalità organizzata, in modo da togliere ai clan i beni derivanti dai loro traffici di morte, assegnandoli poi ad associazioni di volontariato, a cooperative sociali, alle forze dell’ordine e ad altri scopi di benessere e protezione della collettività. Le autovetture ed i motocicli sequestrati, invece, saranno assegnati alle forze dell’ordine per essere utilizzate nei servizi di contrasto al traffico di stupefacenti.
Dalle indagini patrimoniali, in particolare, è emersa la modalità di riciclaggio dei proventi dei clan: le enormi somme di denaro guadagnate con il narcotraffico, infatti, venivano reinvestite sia in altre attività illecite, quale l’usura, sia in attività lecite, quale l’acquisto di immobili (magari in Abruzzo, dove erano più difficilmente tracciabili) da dare in affitto o da rivendere in maniera speculativa, facendo perdere l’origine illegale dei soldi.
I tentativi di occultamento del tesoro dei clan non hanno però sortito effetto, in quanto le Fiamme Gialle, grazie ad una incisiva attività informativa ed alla capacità di utilizzare sofisticati database informatici per l’esame delle transazioni finanziarie e patrimoniali, hanno ricostruito tutto il percorso dei profitti del commercio di cocaina, individuandone l’ultima destinazione.
I sequestri patrimoniali di oggi si aggiungono ai risultati ottenuti nei mesi scorsi, quando le Fiamme Gialle eseguirono 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 7 arresti in flagranza di reato, 7 arresti in Spagna, con 6 autovetture e 70 kg di cocaina purissima sequestrati.
Nel corso delle numerose perquisizioni locali e personali effettuate furono inoltre rinvenuti, nella disponibilità degli indagati, addirittura 240.000 euro in contanti; assegni per un totale di euro 50.000; libretti e certificati di deposito per altre centinaia di migliaia di euro; numerosi oggetti preziosi, quali collane, collier, solitari, gioielli, orecchini, bracciali, per un valore di circa 40.000 euro; 7 orologi in oro, per un valore di 35.000 euro; 4 orologi Rolex per un valore di 30.000 euro.
Nella disponibilità di alcuni soggetti furono sequestrati anche 4 telefoni cellulari, 65 munizioni per pistola, ed una pistola semiautomatica calibro 7.65, con caricatore inserito e munizioni, pronta all’uso. Evidentemente, il soggetto che la possedeva temeva di essere vittima di un agguato di camorra.
I due soggetti resisi latitanti nel corso dell’esecuzione dei provvedimenti, sono stati catturati nei mesi successivi a seguito di continue indagini per il rintraccio effettuate su tutto il territorio nazionale: uno dei due ha preferito costituirsi presso il carcere di Larino (CB), l’altro è stato inseguito, individuato e catturato con un blitz mentre era nascosto a casa di familiari nella provincia di Chieti.
Questo, dunque, è il bilancio definitivo dell’operazione di polizia giudiziaria contro il narcotraffico internazionale denominata “Valencia Connection”, diretta dal Procuratore Capo di Napoli Dott. Giandomenico Lepore e dal Sostituto Procuratore della DDA Dott. Alfonso D’Avino, ed eseguita dai militari della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Frosinone.
Le indagini, sviluppate dal Nucleo Mobile della Compagnia Guardia di Finanza di Cassino, permettevano di individuare gravi indizi di colpevolezza a carico di 32 persone compiutamente identificate, coinvolte con distinti ruoli e funzioni in un traffico di sostanza stupefacente del tipo cocaina, proveniente dalla Colombia, in transito in Spagna e diretto verso il territorio nazionale, per invadere i mercati di spaccio al dettaglio di Napoli, di Roma e del Basso Lazio.
Le indagini hanno permesso di fare luce su uno dei più potenti cartelli partenopei per l’importazione di cocaina, che operava a favore di diversi clan camorristici, a cui appartenevano alcuni degli arrestati.
Tra gli indagati spicca per spessore criminale la figura di Sorrentino Salvatore, personaggio chiave, in stretto contatto con i fornitori colombiani di stanza a Valencia.
L’esame delle conversazioni intercettate e lo sviluppo degli elementi acquisiti durante l’attività di intelligence, hanno consentito di inquadrare gli indagati nell’ambito di tre distinte organizzazioni criminali, sebbene strettamente correlate:
– quella denominata “Scampia” (Napoli);
– quella denominata “Torrese” (Trecase – Napoli);
– quella denominata “Fuorigrotta” (Napoli).
Diversi sono i soggetti che, indagati nell’ambito dell’inchiesta, sono stati assassinati nel corso della stessa a causa delle varie faide tra clan di camorra.
In particolare, si tratta di:
– Carmine Grimaldi, detto “Bombolone”, 46 anni, ucciso il 17/07/2007 a San Pietro a Patierno, alla periferia di Napoli, quartiere di confine tra quello di Secondigliano e Scampia. L’esecuzione è stata compiuta da tre sicari in motocicletta, mentre il soggetto era seduto su una panchina. Grimaldi, pregiudicato, era ritenuto un elemento importante del clan Licciardi di Secondigliano, che ha come roccaforte la Masseria Cardone;
– Luciano Loffredo, 54 anni, ucciso il 27/10/2007 a Torre del Greco (NA). Loffredo, pregiudicato e presunto reggente del clan torrese Falanga ed alleato al clan Gallo-Cavalieri, stava percorrendo in automobile via Circonvallazione, quando due uomini su una moto hanno affiancato la sua “Smart” e gli hanno sparato contro diversi colpi d’arma da fuoco. Loffredo ha abbandonato l’auto nel traffico e ha provato a fuggire, ma e’ stato raggiunto e freddato sulla strada;
– Michele Sorrentino, 49 anni, ucciso il 11/09/2004 a Castel San Giorgio (SA), pregiudicato e presunto affiliato al clan Limelli-Vangone di Boscoreale, probabilmente assassinato da esponenti dello stesso clan per la sua sopravvenuta vicinanza al rivale clan Gionta di Torre Annunziata. L’omicidio è avvenuto in un ristorante, nel corso di una cerimonia con duecento invitati.
La rilevanza criminale dei citati soggetti evidenzia la rilevanza dell’organizzazione nel panorama della criminalità organizzata napoletana.
L’operazione è stata condotta in cooperazione con la Policia Nacional del Regno di Spagna, che ha effettuato, in corso d’indagine, sette arresti a Valencia, colpendo un gruppo di narcotrafficanti affiliati ad un clan colombiano che avevano sequestrato il Vitiello Pasquale, poi arrestato dalla Guardia di Finanza, colpevole di non aver pagato una partita di droga di oltre 300.000 euro.
L’intervento delle “teste di cuoio” della Policia Nacional, unitamente a personale della Guardia di Finanza di Cassino, permetteva la liberazione dell’ostaggio che, secondo quanto dichiarato dai colombiani all’Autorità Giudiziaria spagnola, di lì a pochi minuti sarebbe stato decapitato, fatto a pezzi e disciolto nell’acido.