Regionali 2010 / Abbruzzese interviene sul diritto allo studio

19 marzo 2010 0 Di redazione

“Nell’ambito delle proprie competenze sul diritto allo studio, la Regione Lazio deve sviluppare con maggior determinazione una politica di serio contrasto alla dispersione scolastica, cominciando dalla scuola primaria”. A parlare è Mario Abbruzzese, candidato al Consiglio regionale del Lazio nelle fila del Popolo della Libertà. “Occorre – ha continuato l’esponente pidiellino – un riordino e un aumento delle risorse destinate al diritto allo studio, con provvedimenti che mettano al centro il ruolo dei Comuni, che nella loro attività devono garantire il supporto e lo sviluppo di servizi, ampliando l’offerta pubblica con nidi e scuole dell’infanzia, gratuità dei libri di testo, finanziamenti adeguati per i servizi strumentali (mense e trasporti), iniziative di formazione in servizio per i docenti, integrazione dei servizi a sostegno di una reale promozione dei soggetti con disabilità. Bisognerà ridefinire anche alcuni criteri nell’uso delle risorse regionali, con l’obiettivo di ottenere un reale godimento del diritto allo studio da parte di tutti. Importate sarà dunque sostenere i Comuni – ha continuato Mario Abbruzzese – nella promozione delle progettualità delle scuole e per il potenziamento dell’offerta formativa. La Regione deve perseguire l’obiettivo di accompagnare e stimolare un profondo processo di valorizzazione di tutto il sistema scuola, della formazione professionale e dell’Università, che sia in grado do sviluppare una maggiore relazione tra scuola, società, famiglia, mondo del lavoro”. Il candidato Abbruzzese ha le idee chiare sul da farsi, e nella sua agenda politica ha già inserito una serie di punti che, una volta eletto alla Pisana, svilupperà con l’intento di ridisegnare il diritto allo studio. “Credo che sia arrivata l’ora di attuare le seguenti iniziative ed attività – ha continuato Abbruzzese – innanzitutto favorendo la trasformazione delle scuole in luoghi di aggregazione sociale a servizio del territorio, mediante “laboratori di partecipazione”; poi mettendo in cantiere iniziative per il coordinamento e la realizzazione del rafforzamento in rete delle università italiane, straniere e centri di ricerca, per promuovere mobilità di docenti e studenti, e l’enorme patrimonio strumentale di laboratori e biblioteche. Poi bisognerà rafforzare il ruolo sociale ed economico dell’università, puntando su una più stretta integrazione tra atenei e mondo del lavoro, adottando contratti di apprendistato e, infine, creare un coordinamento tra le università regionali, al fine di perseguire livelli minimi di cooperazione interna e di concertazione con gli organi di governo della Città, ad esempio, per la realizzazione di edilizia abitativa universitaria”.