Giorno: 24 luglio 2010

24 luglio 2010 Non attivi

Operazione “Baby Squillo”, minorenni costrette alla prostituzione

Di redazione2
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Baby squillo, così i carabinieri della compagnia di Frosinone hanno chiamato l’operazione che, questa mattina, ha permesso di arrestare i componenti di una organizzazione criminale rumena che gestiva un vasto giro di prostituzione minorile. Ragazze giovanissime, quasi tutte minorenni, arrivavano in Italia ignare di ciò che sarebbe loro capitato. Tutta l’indagine sarebbe nata da informazioni assunte da un carabiniere fuori servizio che, notando una minorenne vestita con abiti succinti e, sicuramente non idonei per una ragazzina, l’ha prima avvicinata riuscendo poi a farsi raccontare i particolari della squallida vicenda. Quattro connazionali, due uomini e due donne, affittavano appartamenti a Frosinone o sul litorale romano e lì, dopo averle “convinte” a prostituirsi drogandole e violentandole, le costringevano ad incontrare clienti di ogni età. Questa mattina i carabinieri agli ordini del colonnello Sparagna, hanno arrestato i quattro aguzzini con l’accusa di induzione e sfruttamento della prostituzione, e due clienti con l’accusa di violenza sessuale. Quattro ragazze sono state rintracciate e affidate ai servizi sociali di Frosinone. Tamara Graziani

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Cala il sipario su “Spose sotto le stelle”. A settembre si replica a Frosinone

Di redazione

Oltre 60 abiti, cinque prestigiosi atelier e la musica di Giò di Tonno, che, dopo il successo dello stadio San Siro di Milano con “I promessi sposi”, ha cantato sulle scale della Madonna della Libera di Aquino. E’ calato il sipario sulla undicesima edizione di “Spose sotto le Stelle”, la sfilata che ormai è diventata un appuntamento fisso dell’estate. Quest’anno ancora più ricco: in passerella sono scesi gli abiti di Mariel, Nozze, Serra Sposa, Unica, Rocco Rada Spose. Ma oltre alla moda, protagonista assoluta della serata, sulla gradinate dell’antica chiesa ci sono stati balletti, con le coreografie curate da Raffaella Licocci e Lorella Porzio Bodolo, ma anche la storia: un salto indietro nel tempo di tanti secoli, fino al 1200, quando Aquino era una potente contea. Momenti possibili grazie all’associazione culturale rievocazioni storiche di Aquino. La manifestazione anche quest’anno è stata organizzata da Teleuniverso e Banca Popolare del Cassinate, con la collaborazione dell’associazione V.D.N. Eventi; ha avuto il contributo dell’amministrazione Provinciale di Frosinone e del Consiglio Regionale del Lazio, con il patrocinio del Comune di Aquino. A presentare l’evento è stato Roberto Gagliardi con la collaborazione di Lorenza Di Brango. Seguitissima la serata che è stata trasmessa in diretta da Teleuniverso, con lo staff tecnico coordinato dal regista Danilo Costanzo. Anche per questa edizione la formula è rimasta la stessa. Tanti suggerimenti per il giorno più importante: attimi da incorniciare con le foto di Stefano Gerardi, Reporter. Le acconciature delle modelle curate da Simona Hair Style, gli addobbi floreali ed i bouquet dalla Casa del Confetto di Roccasecca. Consigli anche per la location da scegliere per il giorno del matrimonio: il Ristorante Borgo Antico di Ceprano offre una cornice da favola. E per arrivare in chiesa si possono noleggiare le auto di Due Sposi di Ceprano. Molti gli sponsor che hanno aiutato l’organizzazione, a cominciare dal gruppo di concessionarie Eco Liri, ma anche Euro casa di Frosinone e Telestar di Aquino. Cala il sipario su questa edizione, ma Spose sotto le Stelle torna a settembre, in una nuova cornice: le scalinate del Palazzo della Provincia di Frosinone. “Siamo soddisfatti di quello che siamo riusciti ad organizzare anche quest’anno – ha dichiarato Tonino Magnapera, uno degli editori di Teleuniverso – in ogni edizione noi cerchiamo di migliorarci e di proporre importanti novità. Speriamo di esserci riusciti anche stavolta, portando in passerella le creazioni di prestigiosi atelier ma anche grandi ospiti, a cominciare da Giò Di Tonno. L’appuntamento adesso è a settembre, a Frosinone, per una edizione che riserverà tante sorprese.”

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Il nuovo Mastrogiurato è funzionario della Fao, Presentato oggi nell’assessorato alla cultura

Di redazione

Si chiama Gabriele Ranieri, ha 49 anni, tre figli, è funzionario della Fao; è il nuovo Mastrogiurato che si Insedierà a Lanciano il prossimo 5 settembre. Questa mattina, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nella sala degli specchi di palazzo De Girgio, sede dell’assessorato alla cultura di Lanciano. Il presidente dell’associazione culturale Mastrogiurato, Danilo Marfisi, ha così illustrato i passaggi della diciannovesima edizione della rievocazione storica. Una edizione la cui organizzazione è stata organizzata tentando di aggirare i problemi legati alla crisi economica. Al suo fianco, oltre al nuovo Mastrogiurato, c’era l’assessore comunale Manlio D’Ortona e l’assessore Provinciale Remom Di Martino. Entrambi gli amministratori hanno mostrato grande vicinanza all’iniziativa impegnandosi a contribuirne nella riuscita con tutte le risorse che le rispettive amministrazioni potranno elargire. Il nuovo Mastrogiurato, invece, ha sottolineato gli aspetti che accomunano il suo lavoro alla Fao, con quello che un tempo era il ruolo del Mastrogiurato, entrambi infatti, dovevano e devolo lavorare perché le diverse culture si integrino per il bene e l’interesse di tutti. Il programma iavrà inizio il 29 agosto con la Tenzone dei Quartieri; il 30 con il volo dei falchi; il primo e il 2 settembre con il mercato Medievale Internazionale con la partecipazione di figuranti di Ungheria, Germania, Slovenia, Rep. Ceka e Italia; il 3 e il 4 con La Panarda, la cena Medievale; si concluderà il 5 settembre con la rievocazione storica del Mastrogiurato.

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Rapina a… colpi di testate. Arrestato un 35enne

Di redazione

Ha preteso soldi e, difronte al no, ha sferrato una testata in faccia al malcapitato rompendogli il setto nasale. I fatti sono accaduti lo scorso mese di giugno nel quartiere san Bartolomeo di Cassino e l’autore dell’aggressione è un 35enne, del posto individuato e denunciato dalla polizia del commissariato di cassino dopo circa un mese di indagini. In quell’occasione il 35enne, con vari precedenti penali alli spalle, avrebbe prima minacciato e poi duramente colpito un coetaneo che si rifiutava di consegnare i soldi che aveva indosso. Dope le percosse, l’aggressore è stato messo in fuga da un passante. A distanza di un mese gli uomini del vice questore Gianfranco Simeone lo hanno rintracciato anche grazie a riscontri fotografici e lo hanno denunciato. Ermanno Amedei

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A caccia “dell’imbrattatrice” del bagno della biblioteca comunale

Di redazione

E’ mistero a Lanciano per un particolare e spiacevole fenomeno che sta riguardando il bagno della biblioteca comunale. Accade che, di tanto in tanto, qualcuno ne usufruisce e lo lascia imbrattato in maniera indegna. Gli escrementi vengono trovati ben al fuori dai sanitari e, talvolta, anche attaccati ai muri. Un fatto è certo, pare si tratti di una donna dato che questa cosa avviene solo ed esclusivamente nel bagno riservato al gentil sesso. Gli impiegati della biblioteca son o impegnati in una “indagine” interna per capire chi è l’autrice di questa situazione. Viene da chiedersi come faranno per convincerla a smettere. Er. Amedei

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“Parola di Giudice”, la lotta alla mafia e il ricordo degli eroi della legalità

Di redazione

“In memoria di Paolo Borsellino”, condividiamo pienamente la scelta doverosa di Paolo Andrea Taviano di ricordare (leggi la rubrica “Parola di Giudice“), anche dal nostro essere piccolo giornale on line, un eroe moderno e civile, di uno stampo che sempre meno se ne incontrano. Un vero rivoluzionario, Borsellino, contro non solo la mafia, ma soprattutto contro quella cultura mafiosa che purtroppo finisce per scollare un territorio dallo “stato di diritto” e dallo Stato Italiano. La giusta lotta alla mafia e il metodo per combatterla; scellerati gesti di accanimento contro le statue di Borsellino e Falcone, tutti spunti che Taviano affronta e commenta anche grazie alla sua esperienza di magistrato. Er. Amedei

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In memoria di Paolo Borsellino, l’eroe che ha dato un raggio di luce alla gente per bene

Di redazione

Il 19 luglio di 18 anni fa morivano in via D’Amelio a Palermo dilaniati da un’ auto bomba Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina, eroi che mi piace ricordare in ordine alfabetico perché è l’unico modo per non fare torto a nessuno. Eroi per aver vissuto una intera vita a servizio dello Stato, della collettività, e per aver dato alla gente per bene un raggio di luce, da loro pagato con le tenebre della morte. Antonino Caponnetto, capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo e creatore del pool antimafia di cui faceva parte Borsellino, magistrato di grande cultura giuridica ed extragiuridica che ebbi la fortuna di conoscere nel 1996 quando ero un “Pubblico Ministero ragazzino” in terra di Calabria, raccontò in un Convegno ovviamente blindato nel quale ero, indegnamente, relatore, organizzato, manco a dirlo, per l’aggiornamento professionale delle forze di polizia, la morte di Paolo Borsellino, nonché quella di due mesi precedente di Giovanni Falcone, quasi con un senso di colpa, come se in qualche modo si sentisse moralmente responsabile dei due omicidi per aver consentito, in passato, una eccessiva esposizione dei colleghi nei confronti della mafia, ma esprimendo nel contempo un sentimento quasi sacrale per lo Stato e le sue leggi da far rispettare ovunque e ad ogni costo, ideale pienamente condiviso da Borsellino e dagli altri colleghi del pool. Un sentimento foriero di vite vissute tra le mura di una caserma, di una Questura o di un carcere di massima sicurezza e le aule di un Tribunale; vite oltremodo ferite dallo stillicidio continuo della morte dei propri collaboratori più stretti e più validi, nonché dalla lontananza degli affetti più cari affinchè non fossero esposti ad inutili rischi. Tutto questo per ridare dignità alla propria terra, alla propria gente. Rimasi molto colpito da quel discorso e improvvisamente avvertii sulle mie spalle tutto il peso della toga che indossavo quotidianamente, peso che fino a quel momento avevo ignorato grazie alla baldanza, all’entusiasmo ed anche a quel pizzico di incoscienza tipici della gioventù; una grande testimonianza che la cultura della legalità è amore per la propria terra e non ha, né deve avere, colore politico (basti pensare ai diversi ed antitetici vissuti politici giovanili di Borsellino e Falcone). Qualche anno dopo mi recai in Sicilia dove ero stato invitato per ricevere il premio intitolato al collega “Rosario Livatino”, anche lui assassinato dalla mafia, premio del quale ero stato insignito, e nell’ambito delle manifestazioni che erano state organizzate venni accompagnato ad assistere alla intitolazione di una strada appunto a Rosario Livatino, nel popolare quartiere CEP di Messina: un vero e proprio schiaffo alla criminalità locale che da quel quartiere trae numerose braccia. Durante la toccante cerimonia volli incrociare lo sguardo dei messinesi per studiare le loro reazioni di fronte ad una tale provocazione. Mi guardai intorno e scorsi all’improvviso negli occhi di quella gente un inaspettato senso di rispetto per chi è morto per difendere lo Stato e la legalità: un rispetto che celava la speranza seppure nascosta nel più profondo dell’animo, che un giorno qualcosa possa cambiare, prepotentemente venuta fuori nel fragoroso e liberatorio applauso in onore dell’eroe caduto. Capii allora che è per la speranza letta in quegli occhi che Paolo Borsellino è morto accettando il suo tragico destino. Sono passati 18 anni dal quel drammatico 19 luglio del 1992 e da quel momento la mafia ha subito tanti duri colpi da parte dello Stato, ma purtroppo continua a sopravvivere ed a prosperare nei suoi loschi affari, trovando una incredibile forza di rigenerazione e sostituzione delle risorse umane ed economiche che mano mano le vengono sottratte, tanto che viene da chiedersi che cosa non ha funzionato nella lotta alla mafia e che probabilmente non funziona ancora oggi? Credo che il grande insuccesso della lotta contro la mafia sia quella mancata “rivoluzione culturale” sognata da Paolo Borsellino consistente nell’imprimere nel dna della gente il concetto di “diritto” e di rispetto delle regole e dei diritti degli altri: una rivoluzione consistente nel convincere la gente che il lavoro, la salute, la casa, una vita decorosa, l’istruzione dei figli costituiscono un diritto di tutti e non un privilegio da ottenere per gentile concessione del boss di turno. Possiamo quindi affermare che se dal punto di vista giudiziario e militare la lotta dello Stato alla mafia ha ottenuto grandi successi e, sebbene perfezionabile, va bene così com’è, in ciò onorando la memoria di Borsellino, la grande sconfitta dello Stato contro la mafia risiede nel cuore del tessuto sociale, nel non essere riuscito lo Stato a cancellare la mentalità mafiosa della gente comune, dell’uomo della strada, che è consapevole che, almeno in alcune zone del nostro Paese che non sono solo nel Sud, per ottenere quello che sarebbe un suo diritto di cittadino, deve rivolgersi alla criminalità ed alle sue propaggini politiche ed economiche, diventandone schiavo. Borsellino aveva capito in anticipo con quella lungimiranza ed intelligenza che gli erano proprie, che fin dagli anni ottanta non era più la criminalità che usava la politica ma era l’esatto contrario perché ciò era funzionale a creare quel bisogno e quel disagio continuo dell’uomo comune che ha solo una apparente via di uscita perdere la dignità di uomo libero in cambio di una perenne e, addirittura, riconoscente schiavitù che alimenta sempre di più, in modo drammaticamente paradossale, la potenza del sistema di potere mafioso. Una mafia che ancora oggi spavaldamente profana in piena Palermo la statua del suo nemico Paolo Borsellino nel silenzio assordante ed irreale di quella gente che Paolo sperava che un giorno o l’altro si sarebbe svegliata dal suo secolare letargo: speriamo sia solo questione di tempo!!! di Paolo Andrea Taviano

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Niente stipendio e allora, botte al datore di lavoro

Di redazione

Non viene pagato e per quessto si fa giustizia con il manico di una pistola regolarmente denunciata. Si tratta di un 45enne di Torrice che, alcuni giorni fa, ha preteso il pagamento di un lavoro dal proprietario di una ditta di autotrasporti del posto. Al no dell’uomo, il 45enne lo ha aggredito e colpito alla testa e al torace con il calcio della sua pistola. L’aggressore, quindi, è stato denunciato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alla persona, lesioni personali e porto abusivo di arma corta da sparo. Nei suoi confronti si è proceduto al ritiro cautelativo della licenza di porto d’armi nonché delle armi e munizioni detenute nell’abitazione.

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Furto in un negozio di elettrodomestici, arrestati un italiano e tre francesi

Di redazione

Alle prime luci dell’alba ieri mattina a Roccasecca, i carabinieri, hanno arrestato in flagranza reato di furto aggravato in concorso Simone M., 26enne di Colle San Magno (Fr) unitamente a tre cittadini francesi. I quattro, poco prima, si erano introdotti all’interno di un esercizio commerciale di quel centro, asportando apparati elettronici e denaro contante occultandoli all’interno di un’autovettura. Sorpresi dai militari agli ordini del capitano Pier Francesco Di Carlo sono stati immediatamente bloccati. La refurtiva interamente recuperata è stata restituita al proprietario, mentre l’autovettura è stata sequestrata. Gli arrestati sono stati associati presso la Casa Circondariale di Cassino.