Fondi europei, lo sviluppo del Mezzogiorno boicottato da una classe politica fatta di inetti

12 luglio 2010 0 Di redazione

Il forte richiamo lanciato dal Ministro dell’Economia Tremonti circa il fatto che le Regioni meridionali sfruttano solo in minima parte i fondi messi a disposizione dell’Unione Europea per lo sviluppo, rappresenta un sonoro schiaffo al modo imbelle di gestire il potere e di amministrare la cosa pubblica che fino ad oggi ha caratterizzato, in maniera equamente bipartisan, le classi politiche delle regioni e degli altri enti locali dell’Italia centro-meridionale.
E’ stato finalmente sollevato il coperchio da un vero e proprio scandalo che, per biechi interessi personali o meschine ripicche dovute a lotte di potere che nulla hanno a che vedere con l’interesse della collettività amministrata, non consente al Mezzogiorno del nostro paese di crescere e raggiungere, come merita, il livello di sviluppo dell’altra metà dello Stivale e di porsi a pieno titolo e con il ruolo che gli spetterebbe nel contesto europeo.
Rappresenta infatti uno scandalo che l’Italia sfrutti solo il 10-15% dei fondi europei a sua disposizione restituendo all’Europa il restante 85% in quanto inutilizzato sol perché politici ed amministratori inetti o troppo attenti ai propri interessi personali, non si curano di sollecitare e di presentare progetti finanziabili dall’UE utili ai territori, se non addirittura si prodigano affinché progetti il cui finanziamento è in itinere non giungano a buon fine per fare le scarpe all’avversario politico che, il più delle volte, è all’interno dello stesso partito: il tutto a scapito del povero cittadino-contribuente spremuto fino all’osso, sottoposto ad una pressione fiscale asfissiante con il risultato di vedere il territorio nel quale vive sempre al di sotto degli standard di sviluppo, per assistere al saccheggio delle ricchezze del territorio da parte della criminalità organizzata connivente se non addirittura infiltrata nel Palazzo, per avere servizi per qualità e quantità degni di un paese del terzo mondo, quando invece, se venissero adeguatamente sfruttati i fondi europei, potrebbe veder realizzate tantissime cose senza che nessuno continui a mettergli le mani in tasca.
In compenso i costi della politica aumentano sempre, come i compensi ed i benefits di casta ai politici, o la mancata soppressione di centinaia di enti inutili fonte di spese astronomiche e utili solo ad alimentare le clientele politiche a spese dei cittadini che, con le loro tasse, devono pagare tutto questo spreco, ricevendo nulla in cambio.
Questo pessimo modo di gestire comporta un doppio impoverimento del territorio perché da un lato non si realizzano progetti importanti che sarebbero un fondamentale volano per l’economia, l’occupazione ed il miglioramento delle condizioni sociali del territorio e, contemporaneamente, depauperando il cittadino con il prelievo fiscale non compensato dalla fornitura di servizi per mantenere inutili e costosissimi carrozzoni, si sottraggono risorse ai singoli che, laddove rimanessero disponibili, potrebbero incrementare i livelli dei consumi dando un po’ di respiro al sistema economico.
E lo scandalo è ancor più evidente se si considera che i soldi che alimentano i fondi europei a disposizione dell’Italia e che la politica non utilizza, sono soldi degli italiani che noi, tutti noi, abbiamo pagato versando l’IVA su beni e servizi e che, dopo il prelievo vanno in Europa da dove dovrebbero tornare sotto forma di fondi per lo sviluppo mentre, invece, grazie ai nostri politici ed amministratori che non li usano, rimangono a disposizione dell’UE che li ridistribuisce ad altri paesi che, alla faccia e con i soldi provenienti dai sacrifici dei lavoratori e delle imprese italiane, finanziano il loro sviluppo.
Il risultato di tutto ciò è che la nostra economia arranca sempre e non riesce mai a decollare in modo concreto e strutturale perché piombata al suolo da scarsi redditi da destinare ai consumi che non fanno mai ripartire la produzione, e dalla disincentivazione all’investimento nell’impresa dovuto alla scarsa fiducia di chi dovrebbe investire sulla tenuta del sistema economico nel suo complesso.
La sferzata del ministro ci dice una volta di più, come se non ce ne fossimo già accorti da soli, che la cosa più negativa nel nostro Paese e nel Meridione in particolare è costituita dall’inettitudine dei politici e degli amministratori la cui pesantissima eredità sarà pagata a prezzo sempre più salato dalle generazioni future.
di Paolo Andrea Taviano
Magistrato