Valencia connection, confische e condanne da 4 a 12 anni

16 luglio 2010 0 Di admin

Hanno trovato ampio riscontro in sede di giudizio le accuse mosse a 19 dei 20 trafficanti di cocaina arrestati nel corso dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Cassino, nei confronti di un agguerrito sodalizio criminoso riconducibile a tre differenti famiglie cammorriste napoletane.

Non solo sono state confermate le accuse con pene da 4 a 12 anni ma l’intero patrimonio di oltre 5 milioni già sottoposto a sequestro è stato confiscato ed entrerà direttamente nel patrimonio dei beni dello Stato.

Le indagini erano state sviluppate dal Nucleo Mobile della Compagnia Guardia di Finanza di Cassino, e permettevano di individuare gravi indizi di colpevolezza a carico di 32 persone compiutamente identificate, coinvolte con distinti ruoli e funzioni in un traffico di sostanza stupefacente del tipo cocaina, proveniente dalla Colombia, in transito in Spagna e diretto verso il territorio nazionale.

Le vicende illecite in questione, accertate soprattutto mediante il ricorso all’intercettazione di numerose utenze telefoniche, sia nazionali che estere, sono direttamente collegate ad alcuni ingenti sequestri di cocaina purissima, operati dalla Guardia di Finanza di Cassino, dai quali sono scaturite le indagini sull’associazione, e rispettivamente:

sequestro di circa 18 Kg di cocaina a carico di Ruggeri Gianluca, fermato a Cassino alla guida di un camion che trasportava carne proveniente dai mercati generali di Valencia, al cui interno era celato lo stupefacente, destinato parte al gruppo-Scampia e parte al gruppo-Torrese;
sequestro di 14 Kg di cocaina a carico di Confessore Patrizia, fermata alla barriera dell’Autostrada del Sole A1 di Napoli Nord alla guida di un’auto Citroen, nella quale la cocaina era stata occultata in un doppiofondo artatamente predisposto sotto il pianale del bagagliaio, destinato parte al gruppo-Scampia e parte al gruppo-Torrese;
sequestro di circa 12 Kg di cocaina a carico di Quartarano Ettore, fermato nel territorio di Cassino alla guida di un’auto Peugeot 206 con un doppiofondo nel quale era celata la droga, destinata al gruppo-Scampia;
sequestro di 10 kg di cocaina a carico del cittadino spagnolo Rodenas Josè, fermato tra i caselli autostradali di Ceprano e Cassino dell’autostrada Roma – Napoli in direzione Napoli alla guida di un’auto Peugeot 307 con targa spagnola, con lo stupefacente – destinato parte al gruppo-Scampia e parte al gruppo-Torrese- nascosto abilmente all’interno di un’intercapedine;
sequestro di 10 kg di cocaina a carico di Abbellitto Salvatore, bloccato all’altezza dell’uscita di Atina Sud della superstrada Sora–Cassino, alla guida di un autocaravan proveniente dalla Spagna, con la droga nascosta in un doppiofondo, destinata al gruppo-Scampia.

Le persone tratte in arresto in flagranza di reato, nel contesto degli interventi repressivi sopra indicati sono complessivamente otto.

La cocaina, acquistata dai clan partenopei, era destinata ai principali mercati di spaccio di Napoli, di Roma e del Basso Lazio.

Le indagini, continuate nel corso degli anni, hanno permesso di fare luce su uno dei più potenti cartelli partenopei per l’importazione di cocaina, che operava a favore di diversi clan camorristici, a cui appartenevano alcuni degli arrestati.

Tra gli indagati spicca per spessore criminale la figura di Sorrentino Salvatore, personaggio chiave, in stretto contatto con i fornitori colombiani di stanza a Valencia.

L’esame delle conversazioni intercettate e lo sviluppo degli elementi acquisiti durante l’attività di intelligence, hanno consentito di inquadrare gli indagati nell’ambito di tre distinte organizzazioni criminali, sebbene strettamente correlate:

quella denominata “Scampia” (Napoli), capeggiata da Romano Vincenzo e da suo cognato Musto Salvatore;

quella denominata “Torrese” (Trecase – Napoli), capeggiata da Sorrentino Michele;

quella denominata “Fuorigrotta” (Napoli), riconducibile ad Amitrano Domenico, Fenderico Mario e Grieco Giuseppe.

L’organizzazione con maggiore disponibilità economica e miglior capacità organizzativa era certamente quella capeggiata da Sorrentino Michele (assassinato), operante nell’area “Torrese”. Quest’ultimo è il personaggio di maggior spessore criminale; le proprie conoscenze nell’ambiente malavitoso, gli permettevano di smistare, in brevi lassi temporali, grosse partite di cocaina.

Gli elementi acquisiti nel corso delle indagini hanno permesso di affermare che il citato Sorrentino Michele si è avvalso, per lo spaccio della droga, di più soggetti, tra i quali: Amitrano Domenico (deceduto per cause naturali) e Fenderico Mario operanti nell’area Flegrea di Napoli Fuorigrotta, Franco Bruno e Loffredo Luciano (assassinato) operanti nella zona di Torre Annunziata – Torre del Greco, Vitiello Pasquale operante nel comprensorio di Scafati (SA).

In seguito ai diversi interventi repressivi compiuti dalle Fiamme Gialle di Cassino, che hanno portato al sequestro di ingenti quantitativi di cocaina, Sorrentino Michele, agli inizi del mese di Giugno 2004, decideva di curare personalmente in territorio iberico, le trattative d’acquisto della cocaina. Per condurre gli affari in Spagna, quest’ultimo si è avvalso del prezioso aiuto di Celentano Fabio, insospettabile importatore di carni animali e di Matrulli Guido (recentemente estradato dalla Spagna e detenuto nel carcere romano di Rebibbia).

L’associazione indagata, sicuramente di primo livello, non presenta un capo indiscusso; i vari personaggi implicati rivestono, all’interno della stessa, compiti specifici e talvolta sono a capo di organizzazioni di spessore criminale minore. Sicuramente, la figura dominante relativamente all’organizzazione “Torrese”, come già raffigurato, è quella di Sorrentino Michele compiutamente identificato mentre, per quella di “Scampia” appare di grande interesse la figura di Grimaldi Carmine (assassinato), finanziatore dell’illecita attività, personaggio appartenente ad un’organizzazione camorristica, in stretto contatto con i più noti Musto Salvatore e Romano Vincenzo (detenuto nel carcere di Frosinone).

I soggetti coinvolti, quali Sorrentino Michele, Sorrentino Salvatore, Musto Salvatore, Celentano Fabio, Quartarano Ettore, Confessore Patrizia e Romano Vincenzo, seppur collocati in diverse organizzazioni, sono strettamente legati tra loro per l’attuazione del programma criminoso.

Diversi sono i soggetti che, indagati nell’ambito dell’inchiesta, sono stati assassinati nel corso della stessa a causa delle varie faide tra clan di camorra.
In particolare, si tratta di:

Carmine Grimaldi, detto “Bombolone”, 46 anni, ucciso il 17/07/2007 a San Pietro a Patierno, alla periferia di Napoli, quartiere di confine tra quello di Secondigliano e Scampia. L’esecuzione è stata compiuta da tre sicari in motocicletta, mentre il soggetto era seduto su una panchina. Grimaldi, pregiudicato, era ritenuto un elemento importante del clan Licciardi di Secondigliano, che ha come roccaforte la Masseria Cardone;

Luciano Loffredo, 54 anni, ucciso il 27/10/2007 a Torre del Greco (NA). Loffredo, pregiudicato e presunto reggente del clan torrese Falanga ed alleato al clan Gallo-Cavalieri, stava percorrendo in automobile via Circonvallazione, quando due uomini su una moto hanno affiancato la sua “Smart” e gli hanno sparato contro diversi colpi d’arma da fuoco. Loffredo ha abbandonato l’auto nel traffico e ha provato a fuggire, ma e’ stato raggiunto e freddato sulla strada;

Michele Sorrentino, 49 anni, ucciso il 11/09/2004 a Castel San Giorgio (SA), pregiudicato e presunto affiliato al clan Limelli-Vangone di Boscoreale, probabilmente assassinato da esponenti dello stesso clan per la sua sopravvenuta vicinanza al rivale clan Gionta di Torre Annunziata. L’omicidio è avvenuto in un ristorante, nel corso di una cerimonia con duecento invitati.

La rilevanza criminale dei citati soggetti evidenzia la rilevanza dell’organizzazione nel panorama della criminalità organizzata napoletana.

L’operazione è stata condotta in cooperazione con la Policia Nacional del Regno di Spagna, che ha effettuato, in corso d’indagine, sette arresti a Valencia, colpendo un gruppo di narcotrafficanti affiliati ad un clan colombiano che avevano sequestrato il Vitiello Pasquale, colpevole di non aver pagato una partita di droga di oltre 300.000 euro.

L’intervento delle “teste di cuoio” della Policia Nacional, unitamente a personale della Guardia di Finanza di Cassino, permetteva la liberazione dell’ostaggio che, secondo quanto dichiarato dai colombiani all’Autorità Giudiziaria spagnola, di lì a pochi minuti sarebbe stato decapitato, fatto a pezzi e disciolto nell’acido.

Nel corso delle numerose perquisizioni locali e personali effettuate, sono stati rinvenuti, nella disponibilità degli indagati, addirittura 240.000 euro in contanti; assegni per un totale di euro 50.000; libretti e certificati di deposito il cui valore è ancora da accertare; numerosi oggetti preziosi, quali collane, collier, solitari, gioielli, orecchini, bracciali, 7 orologi in oro, 4 orologi Rolex per un valore di oltre 200.000 euro.
Nella disponibilità di alcuni soggetti sono stati sequestrati, inoltre, 4 telefoni cellulari, 65 munizioni per pistola, ed una pistola semiautomatica calibro 7.65, con caricatore inserito e munizioni, pronta all’uso. Evidentemente, il soggetto che la possedeva temeva di essere vittima di un agguato di camorra. Sulla stessa arma saranno svolte perizie tecniche e balistiche per accertare il suo eventuale precedente utilizzo per attentati, omicidi e altri fatti di malavita.

Le indagini patrimoniali ed il successivo sequestro preventivo finalizzato alla confisca a norma dell’art. 12 sexies del D.L. 306/92, infine, hanno permesso di sottrarre ai clan anche 20 immobili, di cui 15 fabbricati e 5 terreni agricoli, 7 autovetture, 5 motocicli, e 69 conti correnti bancari, con giacenze per circa 215.000 euro, sui quali transitavano i guadagni del traffico di stupefacenti.