Cambia sesso in clinica privata, e ora protesta perchè la ASL non la rimborsa

14 agosto 2010 0 Di redazione

Prima era Gianluca. Poi è diventata Jasmine, ha 38 anni, fa la parrucchiera e oggi che il suo desiderio di cambiar sesso si è potuto, finalmente, avverare, si considera una donna felice.
Unico intoppo, è quello di ordine burocratico: riguarda il rifiuto da parte della ASL di rimborsarle quanto speso per l’intervento, che ammonterebbe a ben 15mila euro. Motivo del rigetto sarebbe la “mancanza di richiesta preventiva”, ovvero il fatto che la donna non abbia rispettato i tre anni che dall’ospedale di Treviso avevano previsto per l’effettuazione gratuita del trapianto. E siccome il tempo di attesa gli era sembrato decisamente troppo lungo, Gianluca aveva deciso di andare a diventare Jasmine a Trieste, in una clinica privata.
Le ragioni dell’impellenza di arrivare subito all’intervento, senza poter attendere i tre anni previsti, certificate da una psicologa, riguardano la necessità di “evitare ulteriori danni psicologici” in quanto Gianluca risultava affetto da disturbo dell’identità di genere e questo intervento si sarebbe reso necessario fin dalla sua adolescenza. Ma siccome, nonostante ciò, il diniego da parte della ASL a restituirle quanto versato è rimasto tale, Jasmine ha deciso di rivolgersi ad un avvocato e, intanto, lanciare un appello.
Personalmente, non vorrei sembrare insensibile verso un simile problema e provo ad immedesimarmi nel disagio di chi si ritrova imprigionato in un corpo che non sente appartenergli. Però, credo che il far parte di una società significhi anche rispettare certe condizioni, certe tempistiche, anche se questa stessa società non sempre è capace di riconoscere e rispettare le nostre esigenze. Nel caso di Gianluca, il rimborso era previsto, ma lui sentiva di non poter più aspettare; l’impossibilità ad attendere doveva necessariamente avere un prezzo, visto che poi ha deciso di rivolgersi addirittura ad una clinica privata. Prezzo di cui dovremmo, ora, farci carico noi tutti, stando alle sue pretese.
Se potessi, francamente mi farei carico delle spese per l’intervento oncologico di un bimbo che prova dolori atroci che non è neppure capace di spiegare; sceglierei di salvare chi attende da anni un trapianto, e intanto conduce una vita oggettivamente di merxx; vorrei dare una mano a quella povera gente che prenota una risonanza e deve aspettare mesi, di cui forse neppure dispone più, e che non può neanche pensare di rivolgersi ad una clinica privata, perchè soldi davvero non ne ha.
Rispetto il sentire di Gianluca-Jasmine, ma penso che ogni tipo di intervento, a chiunque ne necessiti, ha la funzione di “evitare ulteriori danni”, psicologici o fisici che siano. E lei, che ora afferma di sentirsi felice, potrebbe farsi bastare questo, dimenticandosi di quanto ha speso e rivolgendo un pensiero a quanti, invece, non possono più neppure sperare in un intervento che li faccia anche solo sopravvivere.
(dal web)

di Palma L.