Cassino divisa da “piccole vendette da fumetto”. Don Vittorelli sprona la città a rialzarsi

15 agosto 2010 0 Di redazione

“Abbiamo assistito e per certi versi assistiamo a un tempo, ad un Kairos sciupato, sprecato, offeso, in cui ognuno è preso dal coltivare interessi personali, individualismi, piccoli egoismi, piccole vendette da fumetto”. Lo ha detto il padre abate di Montecassino don Pietro Vittorelli nell’omelia in occasione della celebrazione alla Madonna dell’Assunta a Cassino. Una omelia fortemente centrata sulle difficoltà socio-economico-politiche che sta attraversando la città di Cassino. Un intervento che suona come uno sprone a cittadini, politici e giovani, a fare di più. “…si è sprecato il tempo ad allevare in seno il risentimento, l’odio, la vendetta, perdendo di vista l’obiettivo che ogni buon amministratore deve avere e cioè, diciamolo una volta per tutte: il Bene comune, il Bene di tutti, che è e deve rimanere sempre prioritario rispetto al bene personale.   

Ecco perché soprattutto adesso, cari fratelli e sorelle, è urgente riscoprire il senso della comune appartenenza alla città. 

E lo riscopriremo considerando che la città è la casa che ci accoglie tutti. La città è il posto degli uomini, delle donne, dei figli, delle case, delle chiese, dei forni del pane, degli orti, dei giardini, del mercato, del volontariato. La città custodisce tutto dentro di sé.

Questo è il mistero profondo della città: non cumuli di pietre ma misteriose abitazioni di uomini e dunque di Dio. Tutti, tutti noi, nessuno escluso, abbiamo un dovere civico e cristiano nei confronti della città: il potere politico non è tanto la gestione dispotica di una autoritarismo ma, come ci ricorda l’etimologia latina, potere significa “capace di”, ecco allora che una democrazia compiuta mette alcuni uomini e donne nelle condizioni di essere ‘capaci di’”.

Non risparmia critiche Don Vittorelli, neanche a chi, con troppa facilità, ricorda la tragedia vissuta da Cassino e i cassinati nel corso della guerra e il coraggio di tanti cassinati che permisero il miracolo della ricostruzione. “I nostri nonni e i nostri padri conobbero una stagione di grande laboriosità, di fatica, di lavoro, di ingegno, di creatività, di studio, di preoccupazione seria per il nostro domani e ci consegnarono quasi miracolosamente una città ricostruita in tempi rapidi: chiese, case, strade, servizi, fabbriche. Dopo quell’epoca così creativa e piena di pensiero e di cultura e di lavoro, cosa lasciamo noi? Come abbiamo fatto fruttificare quel capolavoro di ingegno umano e di fede nei valori che provenivano da Cristo e dal suo Vangelo? Non siamo stati neppure capaci di copiarli. Abbiamo stancamente continuato a ripetere cose non conosciute, non studiate, non verificate mentre il tempo passava tra un dissesto finanziario e l’altro, tra un pianto di un disoccupato e l’altro, tra un inciucio e l’altro, tra una passeggiata smargiassa sul corso a mostrare la nuova macchina, la nuova casa, la nuova amante …e ora siamo di nuovo al capolinea di uno scenario desolante e che Cassino non merita , per la sua storia, per la forza della sua gente, per la capacità professionale che abbiamo e che per valorizzare dobbiamo necessariamente andare all’estero, e per quel debito che abbiamo con i nostri padri di onorarne la memoria di laboriosità e di sacrificio”.

Aproposito dello scarso impegno dei giovani in politica ha detto: “Ho parlato ad alcuni di loro e ho chiesto espressamente questo a nome di questa Chiesa: rimboccatevi le maniche e cominciate a lavorare in quel campo che si chiama politica , forse vi sporcherete ogni tanto di fango ma come diceva D. Mazzolari, le mani pulite tenute in tasca non servono a nulla. Io a tal fine sto lavorando a un progetto formativo del quale vi parlerò in ottobre. Gli adulti diano un segnale forte, facciano capire al popolo che ci mettono la loro buona volontà. Come? Alcune amministrazioni nuove hanno scelto come criterio che tutti coloro che nelle passate gestioni avevano avuto un ruolo di governo avrebbero fatto un passo indietro per lasciare finalmente spazio ai giovani, a volti nuovi. Mi sembra un criterio buono e imitabile. Ai giovani però dico: attenti, non basta essere giovani per avere spazio, lo spazio va guadagnato sul campo, sudando e credendo in un obiettivo, nei valori che smuovono il mondo e che fanno somigliare la città dell’uomo alla città di Dio. Un grande statista italiano diceva che la differenza tra il politico e lo statista è che il politico pensa alle prossime elezioni mentre lo statista pensa alle prossime generazioni”.

L’amministrazione comunale di Cassino è retta da un commissario prefettizio e per questo a primavera si torna al voto.  Forse pensando alla campagna elettorale che Don Vittorelli ha detto:  “Basta allora vendette, basta chiacchiericcio, basta polemica sterile. Leggiamo, studiamo, confrontiamoci e poi posso anche accettare, come dicono alcuni amici politici, che la politica si fa comunque con i voti. Il voto fine a se stesso non può però indurci a candidare persone scorrette. Attraverso un lavoro di rete con varie realtà operanti nel territorio – realtà ecclesiali, gruppi della società civile, interlocutori istituzionali, attori economici, soggetti individuali – deve prendere avvio una vivace fase di progettazione sociale urbana partecipata, nella consapevolezza che un cambiamento potrà avvenire proporzionalmente alla capacità di costruire, a vari livelli, connessioni e interlocuzioni capaci di contrapporsi al processo di frammentazione sociale e umana in atto nella città. La nostra città degli uomini attende un segnale d’amore da parte di tutti noi ed ecco perché faccio mio l’accorato appello del grande Giorgio La Pira sindaco di Firenze e del quale è in corso la causa di beatificazione, che della città diceva:

Amatela quindi, come si ama la casa comune destinata a noi e ai nostri figli. Custoditene le piazze, i giardini, le strade, le scuole; curatene con amore, sempre infiorandoli e illuminandoli, i tabernacoli della Madonna, che saranno in essa custoditi; fate che il volto di questa vostra città sia sempre sereno e pulito.

Fate, soprattutto, di essa lo strumento efficace della vostra vita associata: sentitevi, attraverso di essa, membri di una stessa famiglia; non vi siano tra voi divisioni essenziali che turbino la pace e l’amicizia; ma la pace, l’amicizia, la cristiana fraternità, fioriscano in questa città vostra come fiorisce l’ulivo a primavera!

Create anche voi, in questa città, un focolaio di civiltà: ponete a servizio dei più alti ideali dell’uomo – ideali di santità, di lavoro, di arte e di poesia – i talenti di cui voi siete ricchi: fate che in questa città sia coltivato, per le generazioni future, un seme fecondo di bene e di civiltà“.