Del gioco dell’oca e di altri maltrattamenti

12 agosto 2010 0 Di redazione

A poche ore dalla denuncia presentata dal presidente dell’A.I.D.A.A., Lorenzo Croce, in merito alla strana sparizione di un ingente numero di gatti e dall’atroce sospetto che buona parte di questi possa essere finita in pentola, ecco giungere il comunicato da parte di un’altra associazione.
Questa volta si tratta dell’A.N.P.A.N.A., Associazione Protezione Animali Natura e Ambiente di Cassino, nella persona di Francesco Altieri, il quale inoltra, nell’ordine, al Questore ed al Prefetto di Caltanisetta e al Sindaco di Butera, nonché al Comandante della Polizia Municipale del Comune siculo, una “denuncia-esposto di imminente reato”. I termini dell’atto sono molto puntuali: parrebbe, infatti, che il giorno di ferragosto, in Butera, verrà uccisa un’oca, la cui carcassa verrebbe ad essere utilizzata in un gioco, e più precisamente ne “lu jocu di lu sirpintazzu“.
Il gioco consiste nell’appendere la malcapitata oca ad un filo nella piazza del paese, e a lasciare che un uomo faccia scempio del suo corpo, fino a decapitarla.
I quesiti che sorgono continuando a leggere i termini dell’esposto sono, in buona sostanza, due. Primo: se in questo macabro rituale il serpente è finto, perché non può esserlo anche l’oca? E’ proprio necessario il sacrificio di questo povero animale? Secondo: l’evento sarebbe organizzato dalla Chiesa di San Rocco, nella persona del suo parroco responsabile. Ma è giusto che proprio questi si faccia promotore di un rito che sa’ più di pagano che di osservanza della legge di Dio?
Che il rispetto verso gli animali sia sacrosanto viene sancito anche dal nostro codice penale, se proprio non vogliamo scomodare il Padreterno! Infatti, l’articolo 544 bis recita “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi”. Pertanto, fosse anche solo alla luce di ciò, l’Associazione chiede che le Autorità intraprendano “le azioni necessarie ad evitare il reato e/o ad irrogare ai responsabili le pene previste”.
Se, poi, nonostante l’impegno profuso, nulla dovesse accadere, vogliamo augurarci che l’oca, decapitata e sanguinante, possa rendere quantomeno inquieto il sonno di chi, in una civiltà che si dice evoluta, non sa rinunciare a certi scempi e ancora li promuove e li alimenta.

di Palma Lavecchia