Enti locali e legalità, un connubio colpevolmente raro

2 agosto 2010 0 Di redazione

Qualche tempo fa in un convegno svoltosi presso il Comune di Cassino sul giusto processo e sulle prospettive di riforma della giustizia cui ha partecipato il senatore Mancino vice presidente del CSM, il collega Coletta della Procura di Frosinone ha stigmatizzato il comportamento delle amministrazioni locali del suo territorio, ma il discorso potrebbe essere esteso tranquillamente anche al di fuori del frusinate dove la situazione non è migliore, dicendo che poco fanno in materia di prevenzione di fenomeni illeciti, anche di una certa gravità e che, di conseguenza, questa situazione costringe il legislatore a tutelare la collettività da comportamenti, che il più delle volte dovrebbero rivestire solo rilevanza come illeciti amministrativi, trasformandoli in fatti di rilevanza penale con tutte le immaginabili ripercussioni in ordine al sovraccarico di lavoro degli uffici giudiziari ed alla inevitabile eccessiva lunghezza dei processi.
Una affermazione importante e grave che, tranne qualcuno in platea, i più non hanno colto, o meglio non hanno voluto cogliere e che ha creato qualche evidente imbarazzo.
Convinto che, come solitamente avviene nel nostro Paese, le cose serie finiscono sempre nel dimenticatoio e, quindi, che la esatta affermazione del collega rimanesse la solita voce che grida nel deserto, sono rimasto favorevolmente sorpreso quando, dopo soltanto pochi giorni, il Procuratore di Cassino Mercone ha ripreso l’argomento accusando questa volta le amministrazioni del cassinate di scarso impegno nell’azione di prevenzione e di contrasto ai reati di abusivismo edilizio, illeciti nel contrasto dei quali le amministrazioni locali dovrebbero avere invece, come prevede la legge, un ruolo fondamentale in quanto titolari del potere di assicurare l’ordinato assetto urbanisitico del territorio che la norma penale tende a tutelare.
Il collega Mercone ha giustamente sottolineato l’eccessiva presenza del fenomeno dell’abusivismo edilizio nel cassinate il cui contrasto è affidato in via esclusiva o quasi, alle iniziative della Procura e della sezione di P.G.: ma perché questo?
Perché strumenti che la legge attribuisce ai Comuni, azionabili senza che sia necessaria alcuna pronuncia di un Giudice, come la demolizione dei fabbricati abusivi, o l’acquisizione al patrimonio comunale per la destinazione a scopi pubblici degli immobili abusivi, non vengono messi in atto o vengono utilizzati solo sulla carta senza far seguire alle parole i fatti?
E’ indubbiamente più comodo ed utile a fini elettorali che sia un Giudice ad essere il “cattivo” e non il Sindaco od assessore che sia, e poi con un processo che dura anni può sempre venir fuori qualche indulto, o si può sempre sperare in una prescrizione o in un condono, non si sa mai!!!
Ma qualcuno dimentica, o finge di dimenticare, che l’estinzione del reato non estingue l’illecito urbanistico dal punto di vista amministrativo che, se non eliminato dalle amministrazioni, rimane e continua a gravare sul territorio con il suo peso di illegalità che nessuno rimuove creando, tramite l’impunità, una sostanziale delegittimazione del diritto quale regola che deve valere per tutti, anticamera di quella cultura del privilegio, della corruzione e del favore clientelare nella quale la criminalità organizzata prospera e si rafforza.
Siamo tutti d’accordo nel sostenere che per ridurre la durata dei processi sia necessaria una seria depenalizzazione delle centinaia di fattispecie di reato, talvolta veramente di natura “bagatellare”, presenti nel nostro ordinamento che intasano i tribunali italiani, ma questa scelta passa necessariamente per un cambio di cultura da parte delle pubbliche amministrazioni che devono finalmente rendersi conto di essere loro stesse i primi difensori della legalità e dei diritti dei cittadini, operando in modo trasparente e secondo le leggi, lasciando al Giudice il suo naturale ruolo di ultimo difensore della collettività che interviene quando tutti gli altri presidii di controllo della legalità non sono stati sufficienti o non hanno funzionato.
Paolo Andrea Taviano
Magistrato