La situazione alla Fiat di Melfi e Piedimonte S. Germano, le valutazioni di A.M. Tedeschi (IdV)

26 agosto 2010 0 Di redazionecassino1

La sentenza della Corte di Cassazione del 1987, la n.7733, intende il reintegro nel posto di lavoro come reintegro nel ciclo produttivo, quindi dal punto di vista legale il rapporto di lavoro deve essere ripristinato nella sua interezza, per dirla in altri termini i tre operai della SATA di Melfi hanno tutto il diritto di tornare sulle linee di produzione. Ma l’Azienda fa sapere che non si fida dei tre e quindi  diritti e  sentenze vengono messi da parte per far posto ad una nuova era di relazioni industriali che la multinazionale FIAT intende stabilire con i lavoratori degli stabilimenti italiani. L’informale maglioncino blu di Sergio Marchionne ci aveva dato l’idea di una nuova FIAT non più ingessata in giacca e cravatta, ma aperta a costruire il nuovo, il futuro con tutte le forze che partecipano, a diverso titolo, alla produzione, al motore propulsivo della Fabbrica Italia. Ma la questione sta proprio qui: Fabbrica Italia interessa davvero o è una meta-costruzione ideata a bella posta per poterla contrapporre, al momento opportuno, alla Fabbrica Multinazionale dietro la quale si cela, ma non tanto, la minaccia di de localizzare all’estero la produzione? Alla maggior parte degli Italiani piace l’idea che FIAT possa significare ancora Fabbrica Italiana Automobili Torino, ma forse a Torino è stata sostituita la parola Transnazionale e ce ne stiamo accorgendo in questi ultimi giorni con il voluto giro di vite nei rapporti con la FIOM  e comunque con un sistema di relazioni industriali che, sebbene sia necessario rivedere, i vertici della multinazionale torinese intendono ignorare completamente. La necessità di riaprire un confronto tra le parti sociali per arrivare ad un nuovo modello di relazioni industriali è il vero nodo da sciogliere. Chi deve sedere al tavolo? Se si intende costruire davvero un sistema condiviso, duraturo e rispettoso di tutte le parti, al tavolo devono esserci tutti nessuno escluso pena il ritorno dopo pochi mesi a situazioni di crisi come quella attuale. Il problema è capire se tutte le parti in causa e per primo il ministro hanno un reale interesse a partecipare al tavolo. Il gioco delle parti anche in prossimità di un’anticipata scadenza elettorale rimanda sempre oltre la risoluzione dei nodi cruciali del nostro Paese. La conseguenza è che davvero allora, come molti stanno minacciando da più parti, l’Italia possa non essere più attrattiva per gli investitori esteri e per le multinazionali, tra cui anche quelle made in Italy. Il problema vero quindi viene accantonato ed i tre operai di Melfi diventano in questo caldo agosto l’emblema di un Paese diviso dove c’è chi pretende il rispetto della legge, chi minaccia di bloccare progetti e investimenti per trasferirli altrove, chi ammicca all’uno e all’altro senza assumersi le responsabilità che invece gli competono. Mi riferisco in primis al Governo, ma anche a Cisl e Uil che da questo scontro hanno tutto da guadagnare. “C’era una volta la Triplice” titola un articolo di Massimo Riva sull’Espresso, adesso ci sono lavoratori spesso disorientati: anche a Melfi l’altro giorno quando Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino e Marco Pignatelli hanno oltrepassato i tornelli per poi uscirne poco dopo, solo in 200 su 1500 hanno partecipato al corteo interno di solidarietà. La maggior parte degli operai della SATA di Melfi, parlo per esperienza personale di consulente industriale che alla SATA c’è stata, viene dalle Regioni limitrofe, ogni giorni percorrono centinaia di chilometri per guadagnarsi di che vivere. Una donna, mamma di famiglia, alla fine di un corso per interinali di qualche anno fa chiese di fare il turno di notte per tre mesi di seguito, le domandai perché, aveva bisogno di soldi subito per aiutare la famiglia, mi rispose, ed altra scelta non c’era. Questo è il nostro Sud, e come consigliere regionale non posso stare a guardare  in silenzio sapendo che nella zona del cassinate una gran parte dell’economia si regge sullo Stabilimento FIAT di Piedimonte San Germano. Anche lo stabilimento del nostro territorio rientra in Fabbrica Italia, anche i nostri lavoratori potrebbero diventare loro malgrado come Antonio, Giovanni e Marco il capro espiatorio di una situazione più grande di loro. Il ruolo dei politici ed in particolare di quelli che oggi sono all’opposizione sia al Governo che in Regione, è quello di lavorare affinché il tavolo di confronto si apra subito. Noi dell’Italia dei Valori non siamo tra quelli che preferiscono rimandare a dopo le elezioni politiche per timore di scontentare qualcuno. Se siamo arrivati a questi livelli di conflittualità e inefficienza strutturale è perché troppe volte si preferisce non fare e non decidere, ma semplicemente rilasciare bonarie dichiarazioni che concretamente non portano a niente. E se il Paese dovesse trovarsi di fronte al “niente” politico allora sì che gli investitori stranieri starebbero alla larga con buona pace dei tanti Antonio, Giovanni e Marco.

Anna Maria Tedeschi

Consigliere regionale (IdV