Mattanza di cani, al sud uccisi 7mila animali con veleno o fucilate

17 agosto 2010 0 Di redazione

Un nuvo allarme è stato lanciato in questi giorni dall’associazione animalista Aidaa. Dopo l’utilizza di gatti come alimenti, gli ambientalisti sono costretti, questa volta, ad impegnarsi in difesa di “Fido”. Appena ieri, con entusiasmo, hanno annunciato che nel giorno di Ferragosto gli abbandoni erano diminuti di ben oltre la metà rispetto all’anno precedente, oggi devono invece devono far aprire gli occhi su una mattanza vera e propria.
“Una vera e propria mattanza di cani randagi – si legge in una nota stampa – con almeno 7.000 cani uccisi avvelenati con le polpette oppure raccolti e uccisi a fucilate. Non siamo in un paese del terzo mondo, siamo in Italia e precisamente nelle regioni di Abruzzo, Lazio, Puglia, Campania, Sicilia e Basilicata.
Sono centinaia le segnalazioni arrivate da inizio anno (e verificate ad una ad una) che parlano di vere e proprie mattanze di cani randagi uccisi con i bocconi avvelenati specialmente in Puglia, Sicilia e Abruzzo e Campania.
Mentre dalla Basilicata e dalla Puglia sono giunte segnalazioni verificate per le quali si sta procedendo penalmente relative a cani raccolti da accalappiacani pubblici che anziché essere portati in canile,vengono portati in zone disabitate o discariche ed uccisi a fucilate. La presenza dei cani randagi che vivono allo stato brado in quelle regioni è particolarmente alta e molto spesso i cani in piccoli branchi scendono anche in paese alla ricerca di cibo da qui la cattura o la diffusione di bocconi avvelenati. Molto spesso i cani vengono uccisi con le polpette di carne contenti la stricnina, una sostanza che provoca la morte lenta dopo una lunga e dolorosa agonia per avvelenamento.
AIDAA continua a raccogliere le segnalazioni all’indirizzo di posta elettronica segnalazionereati@libero.it. E alla riapertura degli uffici giudiziari invierà un dossier alle procure delle repubblica interessate.
“Non passa giorno senza che arrivino segnalazioni di mattanze di cani randagi nel sud Italia- ci dice Lorenzo Croce presidente nazionale AIDAA- è una questione che deve essere risolta, sia sotto il profilo penale, con la denuncia di coloro che uccidono i cani sia come esecutori materiali che come mandanti e complici silenziosi, e tra questi annoveriamo decine di sindaci e comandanti delle polizie locali che tacciono e non fermano questa mattanza pur sapendo che l’avvelenamento e l’uccisione dei cani è un reato penale. Ma occorre anche- conclude Croce- avere il coraggio di dire ad alta voce che occorrono i fondi per una seria campagna di sterilizzazione e occorre che i canili si impegnino a favorire le adozioni consapevoli, che rappresentano l’unica via di uscita legale per affrontare e risolvere il problema del randagismo”