Scomparsa di Cossiga: il ricordo del sindaco di Aquino

17 agosto 2010 0 Di redazione

“Era l’inizio del 1992, io ero stato da poco rieletto sindaco di Aquino dopo uno scioglimento anticipato del consiglio comunale”.
A parlare è il sindaco di Aquino Antonino Grincia che ricorda la visita di Cossiga ad Aquino njel giorno della sua scomparsa
“Stavamo festeggiando in casa di amici questo avvenimento; tra gli ospiti c’era il senatore Francesco D’Onofrio, molto legato al Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Conoscendo questo stretto rapporto di amicizia, fu lì che mi venne l’idea di chiedere a D’Onofrio di sondare la possibilità di una visita del Presidente ad Aquino in occasione delle celebrazioni annuali di san Tommaso che si sarebbero tenute di lì a due mesi cioè a marzo; l’occasione avrebbe potuto essere la manifestazione della consegna del “premio San Tommaso” agli alunni della scuola media della Provincia, un premio per ricordare san Tommaso, quell’anno giunto alla XVIII edizione.
La mia proposta non cadde nel vuoto, anzi fu prontamente presa in considerazione e già qualche giorno dopo l’on. D’Onofrio mi fece sapere che il Presidente Cossiga, informato del mio desiderio, si era ripromesso di valutare positivamente la cosa. Nel tempo che ancora mancava alle celebrazioni tomistiche, l’ipotesi della visita prese consistenza anche se solo alcuni giorni prima della manifestazione fissata per il 15 di marzo, ebbi la certezza che il Presidente Cossiga sarebbe venuto ad Aquino.
Era di domenica quel 15 marzo del 1992 e lui volle dare a tutta la giornata un’impronta spirituale, tanto che programmò per la mattina una visita all’abbazia di Casamari dove assistette alla messa festiva leggendo anche un brano delle sacre scritture, e dopo pranzò con i monaci.
Da lì, nel primo pomeriggio ripartì per Aquino e in questo caso, anche se questa è un’espressione ormai abusata, ruppe veramente diverse volte il protocollo per rendersi aperto e disponibile verso i cittadini di Aquino, verso la civica Amministrazione, e verso i ragazzi che si sarebbero dovuti premiare. Era previsto a detta del capo del cerimoniale del Quirinale l’arrivo alla” sala Giovenale” dove era fissata la manifestazione culturale e la premiazione solo di alcuni ragazzi in rappresentanza anche degli altri.
Invece appena due ore prima dell’arrivo, mi venne comunicato che il Presidente avrebbe sostato anche nel Palazzo Comunale e può immaginarsi le difficoltà che si dovettero superare per questo momento che onorava la Città, ma che era assolutamente non preparato. Anche se sono passati ormai diversi anni, ricordo benissimo le prime parole che pronunciò non appena sceso dall’auto presidenziale, e di fronte al mio stupore per questo gesto “…era mio dovere visitare anche la sede del governo cittadino…” e appena varcata la soglia del municipio “…ma che bella sede municipale che avete…” e poi lui stesso, notando la mia difficoltà sul dove riceverlo “…possiamo andare nel suo studio…” propose in un attimo mentre attraversavamo l’atrio del municipio.
Lì infatti sostammo per una ventina di minuti presenti anche il prefetto di Frosinone e gli onorevoli D’Onofrio e Picano, dopodiché, mentre ci accingevamo a lasciare il municipio, chiesi al Presidente se poteva effettuare a piedi il tragitto fino alla sede della manifestazione, dato il gran numero di cittadini che stava affluendo lungo le strade. Lui prontamente acconsentì lasciando di stucco i corazzieri motociclisti già in sella. Lungo tutto il tragitto poco più di 200 metri, mentre salutava la gente, mi rivolse molte domande e fece anche diversi riferimenti alla sua vita pubblica e alla sua carica. All’interno della “sala Giovenale” in cui entrammo a fatica per la ressa che si era formata, dopo aver ascoltato con attenzione sia il mio saluto che quello di monsignor Chiarinelli, vescovo diocesano e le conferenze sul pensiero di san Tommaso dei filosofi Battista Mondin e Sergio Cotta, invitato prese la parola (anche questo non previsto) e parlò con grande partecipazione sia della situazione socio-politica italiana che del pensiero di san Tommaso relativamente al concetto dell’Aquinate sul “bene comune” che conosceva molto bene. Tra l’altro rivelò che alcune settimane prima trovandosi a Tolosa in via strettamente privata, aveva portato dei fiori sulla tomba di san Tommaso.
A conclusione furono chiamati sul palco i ragazzi che avevano vinto il “premio San Tommaso”, e il Presidente Cossiga, con grandissima disponibilità, volle consegnare l’attestato agli emozionati alunni singolarmente uno ad uno, una ventina, chiedendo ad ognuno di quale paese fossero e a qualcuno anche chi fosse il personaggio a cui la loro scuola era intitolata (ricordo che un ragazzo di Pontecorvo chiese come mai la sua scuola si chiamasse “Bernadotte”). Al termine della consegna e dopo anche aver ricevuto alcuni omaggi, il Presidente Cossiga vedendo che il capo del cerimoniale fremeva, quasi si scusò con me perché doveva ripartire, anche perché essendo domenica, avrebbero trovato “molto traffico specie sul raccordo” e non voleva che gli uomini del servizio di sicurezza “rientrassero troppo tardi a casa”. Queste furono le sue testuali parole.
Erano passate da poco le 19 e con fatica tra la gente entusiasta, raggiunse la sua auto che lo aspettava fuori della “sala Giovenale”.
A maggiore testimonianza della grande sensibilità mostrata in quella memorabile giornata, fu la telefonata che poco dopo, in municipio, ricevetti da lui che chiamava dall’auto presidenziale per ringraziare me, l’amministrazione comunale e i cittadini di Aquino.
Nel momento della sua scomparsa ho ritenuto giusto rievocare quei gesti, per unirmi a quanti stanno rimarcando la sua apertura mentale, la sua disponibilità umana, e anche la semplicità dei suoi atteggiamenti, anche nei momenti in cui ha ricoperto la maggiore carica istituzionale della Repubblica.