DDL Gelmini, i ricercatori universitari disponibili all’inizio dell’Anno Accademico

30 settembre 2010 0 Di redazione

Oggi si è riunita nell’aula Magna della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Cassino un’Assemblea alla quale hanno preso parte docenti, studenti, personale tecnico amministrativo e precari della ricerca per discutere sullo stato e l’evoluzione dell’agitazione tra i Ricercatori dell’Ateneo contro il DDL Gelmini.
Il Preside della Facoltà Giovanni Betta conferma che: “lo stato di agitazione andrà avanti, anche se i Ricercatori, grazie al senso di responsabilità nei confronti dell’Istituzione che li ha sempre caratterizzati e che va ben oltre i loro compiti istituzionali, hanno garantito le coperture dei corsi consentendo il regolare avvio dell’A.A. pur riservandosi di riconsiderare tale disponibilità a valle dei prossimi provvedimenti governativi riguardanti l’Università. Ricordiamo infatti lo slittamento di ben 3 settimane dell’inizio dei corsi che ha visto la preoccupazione di miglia di studenti. La protesta che ha visto il pieno appoggio dei professori Ordinari ed Associati continua in tutta Italia ed in molte Facoltà l’anno accademico rimane in forse. La Ricerca italiana viene poco stimata e valorizzata dal Governo, ma ora i ricercatori e i precari della ricerca chiedono una profonda revisione al DDL Gelmini. In particolare l’istituzione, a livello normativo, di una vera tenure-track che preveda un percorso di reclutamento chiaro nei tempi e nelle modalità, collegato al merito e non unicamente alle disponibilità finanziarie; una pronta attuazione a livello locale, di quanto deliberato in Senato Accademico circa l’istituzione di un Tavolo aperto alla partecipazione di tutte le componenti della comunità accademica, dei rappresentanti delle forze politiche, sociali e produttive del territorio che favorisca e diffonda la conoscenza del ruolo svolto dall’Università per lo sviluppo e la coesione sociale. Non è pensabile infatti, che rimanendo così le cose, assisteremo ad una vera e propria “Fuga di Cervelli” dall’Italia verso i paesi Europei, dove la Ricerca è al primo posto per lo sviluppo del Paese”.