La morte di un animale come la rottura del tacco di una scarpa

14 settembre 2010 0 Di redazione

L’associazione italiana difesa animali ed ambiente ha scritto una lettera al presidente della repubblica Giorgio Napoletano nella quale denuncia il contenuto della sentenza delle sezioni uniti civili della Corte di Cassazione presieduta dal dottor Carbone numero 26972 del 2008 che a pagina sette contiene un paragrafo con il quale si nega di fatto la possibilità di far ricorso per danno esistenziale per la morte di un animale di affezione o per il maltrattamento di un animali. Il paragrafo incriminato infatti recita testualmente: “Al danno esistenziale era dato ampio spazio dai giudici di pace , in relazione alle più fantasiose,ed a volte risibili, prospettazioni di pregiudizi suscettivi di alterare il modo di esistere delle persone: la rottura del tacco di una scarpa da sposa, l’errato taglio di capelli, l’attesa stressante in aeroporto, il disservizio di un ufficio pubblico, l’invio di contravvenzioni illegittime, la morte dell’animali affezione, il maltrattamento di animali; il mancato godimento della partita di calcio in televisione determinato dal black out elettrico. In tal modo si risarcivano pregiudizi di dubbia serietà a prescindere dall’individuazione dell’interesse leso e quindi del requisito dell’ingiustizia”. Tale affermazione oltre appunto a negare il diritto della richiesta di risarcimento per danno esistenziale, mette in evidenza la volontà di definire la morte degli animali e il loro maltrattamento come una “fantasiosa e ridicola prospettazione di pregiudizio” paragonando di fatto il maltrattamento di animali che in Italia è un reato penale punibile con il carcere e la morte del proprio animale di affezione per mano altrui alla rottura del tacco di una scarpa o all’errato taglio dei capelli. “Appare evidente che questa interpretazione della morte degli animali di affezione e il loro maltrattamento non solamente è inaccettabile per chiunque abbia un minimo di cultura animalista ma è vergognosa negli negli stessi paragoni contenuti nell’ignobile paragrafo- ci dice Lorenzo Croce presidente di AIDAA autore della lettera al capo dello stato- ora noi siamo chiamati a rispettare le sentenze,ma quando queste contengono affermazioni assolutamente campate in aria e che offendono i sentimenti di milioni di italiani che vivono con i loro animali di affezione crediamo di avere il diritto di indignarci e di chiedere un correttivo immediato. Per questo questa mattina ho inviato una lettera al capo dello stato, anticipata via email e gia protocollata dalla segreteria generale della Presidenza della Repubblica per sollecitarlo a intervenire per garantire non solo il rispetto di coloro che amano gli animali, ma anche per porre fine a questi che sono paragoni offensivi e vergognosi tanto di più che sono contenuti in una sentenza delle sezioni unite civili della suprema corte e per garantire- conclude Croce- il diritto di chiedere il danno esistenziale sia per la morte del proprio animale domestico che per il maltrattamento di animali più in generale”.