L’Europa dice sì alla vivisezione, animalisti in sciopero della fame

10 settembre 2010 0 Di redazione

Per protestare contro la normativa approvata dal parlamento europeo che introduce normative assolutamente inaccettabili in materia di sperimentazione sugli animali e vivisezione l’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente organizza per lunedì 4 ottobre 2010 giorno dedicato a San Francesco di Assisi patrono d’Italia e patrono degli animali uno sciopero della fame collettivo. Un gesto simbolico per denunciare la vergognosa decisione votata dal parlamento europeo che apre le porte alle sperimentazione selvaggia sugli animali di affezione e che viene allargata alle specie in via di estinzione compresi i primati che potranno essere sottoposti ad esperimenti di vivisezione senza anestesia. Insieme a questa giornata di protesta simbolica AIDAA promuoverà un’iniziativa rivolta a tutti i comuni italiani per realizzare anche in Italia una rete di comuni no-vivisezione. Nelle prossime settimane verrà infatti inviata a tutti i sindaci ed ai presidente di consiglio comunale e a tutti i consiglieri che ne faranno richiesta una bozza di mozione da votare nei consigli comunali con i quali si chiede che ogni singolo comune condanni la vivisezione animale e che gli stessi consigli comunali si impegnino a non ospitare nei singoli comuni laboratori di sperimentazione sugli animali o laboratori dove si pratichi la vivisezione e che i comuni “no vivisezione” espongano all’ingresso del territorio comunale dei cartelli con la scritta “COMUNE NO VIVISEZIONE”. Al momento sono circa 350 i comuni i cui consiglieri hanno chiesto ad Aidaa copia della mozione da portare in consiglio comunale nei mesi prossimi. “Diciamo no alla vivisezione sugli animali, diciamo no in maniera simbolica ma concreta, sia aderendo allo sciopero della fame collettivo previsto per il prossimo 4 ottobre, sia realizzando a livello locale una risposta istituzionale contro la vivisezione- ci dice Lorenzo Croce presidente di AIDAA promotore di queste iniziative- il nostro obiettivo è quello di chiedere allo stato italiano di non applicare la direttiva europea e di chiedere a tutti gli altri stati europei di fare altrettanto e di impegnarsi per la revisione della direttiva che avrà come primo effetto l’aumento degli animali ammazzati crudelmente in esperimenti spesso inutili con tutte le speculazioni che ne seguirebbero”.