Sei mesi per una ecografia mammaria, insorge l’associazione Codici

24 settembre 2010 0 Di redazione

Dall’associazione Codici riceviamo e pubblichiamo
Sei mesi di attesa per un’ecografia mammaria in una struttura pubblica del Lazio, prenotando l’esame chiamando il ReCUP. E’ quanto apprendiamo dalle recenti dichiarazioni di Foschi, Consigliere del Pd della Regione Lazio e membro della Commissione Sanità alla Pisana.
180 giorni di attesa, troppo per un esame utile alla prevenzione, per rilevare alterazioni ai tessuti e diagnosticare la presenza di un eventuale tumore al seno.
In fatto di liste d’attesa, la sanità nel Lazio è un cattivo esempio per l’Italia, un pessimo punto di riferimento per i cittadini.
156 giorni per una tac del capo, senza e con contrasto tc alla ASL di Latina presso gli Ambulatori Ospedalieri di Terracina, 160 giorni per poter effettuare una risonanza magnetica nucleare della colonna, senza e con contrasto alla ASL di Rieti, Ospedale “San Camillo De Lellis”. La situazione non migliora certo se ci spostiamo nella capitale, dove al Poliambulatorio Chianti della ASL Roma A, il paziente è costretto ad attendere 120 giorni per un’ecografia ostetrica.
Si potrebbe continuare all’infinito con esempi di questo genere, ma qual è l’ingranaggio arrugginito che provocherebbe se non lo stop, il rallentamento delle liste di attesa?
“L’attività professionale intramuraria concorre sicuramente all’allungamento dei tempi – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CODICI – la correlazione tra esercizio professionale privato intramoenia e liste di attesa è posta in evidenza già dall’”atto di indirizzo e coordinamento per l’esercizio dell’attività professionale intramuraria dei medici” (Decreto del 27-3-2000) dove è stabilito che “l’attività professionale intramuraria deve essere finalizzata alla riduzione delle liste d’attesa”.
Purtroppo in Italia in generale, nel Lazio in particolare, si verifica il contrario.
La legge 120 del 3-8-2007, nata allo scopo di regolamentare la libera professione intramuraria, fa espressamente riferimento al conflitto di interessi e stabilisce la necessità di prevenire situazioni che ne determinano l’insorgenza o forme di concorrenza sleale.
Inoltre, detta legge ha imposto alle realtà locali di garantire con piani ad hoc, tariffe sotto controllo e spazi adeguati per l’attività intramoenia e questo entro il 31 gennaio 2009. Ad oggi, non tutte le Asl sono adempienti.
Occorre, pertanto, rivedere la gestione dell’attività professionale intramuraria, subordinando la sua concessione al conseguimento effettivo della riduzione delle liste di attesa, come vuole la legge.
Ma quanto costa una visita in intramoenia?
Un paziente su 3, che ha ricevuto un ricovero programmato, dichiara che prima di essere ricoverato ha dovuto farsi visitare privatamente o intramoenia dal medico dell’ospedale, pur avendo già ricevuto l’indicazione del ricovero da un altro medico.
Ovviamente la spesa della visita dipende dalla prestazione sanitaria e dallo specialista che andrà ad eseguirla. Possiamo comunque affermare che per una visita specialistica senologica si spenderà mediamente intorno ai 150 euro, per una visita cardiologica 100 euro, per una visita oculistica intorno ai 130 euro, per un’ecografia dell’addome anche 200 euro.
Cifre da capogiro soprattutto in considerazione del fatto che le visite specialistiche si svolgono tutte all’interno di una Azienda sanitaria pubblica.