Tocca il fondo con la Seconda Repubblica, una dignità della politica da ricostruire

21 ottobre 2010 0 Di redazione

Se la cosiddetta Prima Repubblica non è stata certo un esempio edificante sotto il profilo della moralità della politica, la seconda di Repubblica può essere considerata una delle peggiori stagioni politiche della storia del nostro Paese sotto una pluralità di profili.
In primo luogo è veramente preoccupante l’inesistente senso istituzionale di chi le istituzioni dovrebbe rappresentare tutelandone l’immagine e la credibilità, situazione che ha condotto a questo assurdo quotidiano stillicidio di attacchi reciproci prima tra politica e magistratura poi tra politica e mondo dell’informazione, con un ormai costante riversamento di fango su tutto e tutti che crea non poco sconcerto tra i cittadini che non hanno più riferimenti di alcun genere.
La politica con la “P” maiuscola, quella dei confronti ideali sui valori e sulla scelta dei percorsi per affermarli, è ormai un lontano ricordo relegato nei libri di storia, un’arte che nessuno più è in grado di esprimere tanto che oggi la politica è divenuta solo un’attività di killeraggio fatta di dossier che recano spaccati di malaffare e di gossip veramente stomachevoli, e se fosse vera l’affermazione che la classe politica è lo specchio del paese che l’ha eletta, tra case monegasche sottratte all’eredità dei partiti per scopi personali, logge massoniche più o meno occulte, festini a base di escort, transessuali e cocaina, malasanità, appalti truccati ed esponenti politici condannati o inquisiti per mafia, da cittadini non ci sarebbe da stare molto tranquilli circa le prospettive future del Belpaese.
Un quadro desolante aggravato da una legge elettorale grazie alla quale il politico non è più eletto dal popolo ma cooptato dal “Capo” sia esso azzurro o rosso, attraverso il benevolo inserimento nelle varie liste o listini e, quindi, non ha nessuna responsabilità politica nei confronti dell’elettorato ma è solo responsabile nei confronti del “Principe” al quale tributa devota riconoscenza se vuole garantirsi la perpetuazione nell’incarico: il tutto, è ovvio, indipendentemente dalle sue doti morali o professionali che in un sistema siffatto non rilevano.
A ciò si aggiunga che l’opposizione, accecata da un becero fanatismo antiberlusconiano esclusivamente distruttivo che ha fatto solo il gioco dell’avversario, tanto che dal 1994 ha fatto vincere per ben 3 volte le elezioni a Berlusconi, ha totalmente abdicato al suo ruolo di controllo e contrappeso necessario in una democrazia matura e moderna, abbandonandosi ad inutili farneticazioni populiste talmente distanti dalle istanze della società da non essere più bevute neanche dai militanti più “duri e puri”.
La politica è divenuta quindi un susseguirsi di spot, e quel che è peggio di leggi spot, che rimbalzano da una televisione all’altra e da un giornale all’altro senza però risolvere nessun problema agli italiani ma, se possibile, aggravandone qualcuno.
Questa non pretende di essere l’ennesima requisitoria qualunquista ma un semplice richiamo a porre l’attenzione sul fatto che è giunto il tempo di cambiare l’idea di politica che purtroppo conosciamo: un’idea secondo la quale la politica diventa un ammortizzatore sociale per chi non riesce o non ha capacità di trovarsi un lavoro degno di questo nome o diventa uno strumento per appianare le proprie beghe personali, economiche, giudiziarie.
Una riflessione che porti a ripensare l’ impegno politico in quello che è il suo senso vero, cioè la ricerca e tutela del bene comune attraverso una crescita della comunità ispirata a quei valori universali da sempre posti a base dello sviluppo dell’umanità.
Paolo Andrea Taviano
Magistrato