Guadagnava in Italia ma pagava le tasse in Lussemburgo, imprenditore denunciato

23 novembre 2010 1 Di redazione

I Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria hanno concluso una attività ispettiva nei confronti di un’impresa operante nel settore del trasporto di merci su strada nel corso della quale hanno scovato un imprenditore ciociaro che nell’intento di ridurre notevolmente i ricavi, nel triennio d’imposta 2008/2010, ha fatto ricorso a vari “accorgimenti” di natura contabile, che gli hanno consentito di ottenere imponenti vantaggi di natura fiscale in capo alla società sottoposta a controllo.
Nel corso dell’indagine di polizia economica-finanziaria è stata posta particolare attenzione su alcune operazioni commerciali intrattenute dall’impresa ispezionata con una società di diritto estero, peraltro di proprietà della stessa famiglia dell’imprenditore ispezionato, ma localizzata in uno Stato ove vige una imposizione fiscale privilegiata, ovvero molto più favorevole rispetto a quella italiana.
Di fatto l’imprenditore ciociaro dirottava una imponente parte degli utili conseguiti in Italia verso una società avente sede in Lussemburgo.
Le operazioni commerciali scaturivano da un apposito accordo di affidamento trasporti stipulato tra la società italiana e la società estera.
L’impresa ispezionata, quindi, mediante il contratto per la fornitura di servizi ha di fatto trasferito alla società estera, di proprietà della stessa famiglia dell’ imprenditore buona parte dei ricavi conseguiti nelle annualità sottoposte a controllato ottenendo, di riflesso, significativi vantaggi fiscali in termini di risparmio d’imposte.
Nell’ambito dell’attività investigativa è stato, inoltre, individuato il ricorso da parte dell’impresa a fatture per operazioni inesistenti. Ancora una volta è stato accertato che una società ciociara è ricorsa alle cosiddette “cartiere”. Con tale termine si indicano imprese esistenti solo sotto il profilo formale, in quanto, di fatto, non operanti nel mercato per assoluta mancanza della struttura operativa, idonea a produrre, fruire o prestare i relativi beni e servizi.
Tali imprese si presentano nell’ambito del sistema economico – finanziario come organizzazioni esclusivamente funzionali alle frodi fiscali, la cui attività consiste nell’emissione di fatture false per operazioni inesistenti, al fine di costituire costi fittizi ed I.V.A. “a monte” per le società reali, destinatarie delle fatture medesime.
I Finanzieri sono riusciti, quindi, a recuperare a tassazione ingente materia imponibile per un valore di circa 6,5 milioni di euro e a constatare violazioni all’iva per circa 1,5 milioni di euro e all’Irap per circa 200 mila euro accertando, inoltre, responsabilità penali, del legale rappresentante dell’impresa. Lo stesso è stato deferito alla competente Autorità Giudiziaria per reati tributati previsti dal D. Lgs n. 74/2000 (evasione fiscale e utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti).
L’operazione di servizio si caratterizza per il fatto che per la prima volta nella provincia di Frosinone è stato applicato dai finanzieri del Comando Provinciale il principio del cd. abuso del diritto. Il principio, ormai consolidato in ambito comunitario, statuisce che non è possibile ottenere vantaggi fiscali generati dall’utilizzo distorto di strumenti giuridici in difetto di ragioni economicamente apprezzabili.
Ancora una volta il fiuto delle Fiamme gialle ciociare ha stanato un evasore che si è avvalso di sistemi raffinati per evadere le imposte: ciò testimonia lo sforzo profuso nel contrasto all’evasione fiscale, a tutela dei pubblici bilanci e del corretto andamento dell’economia.