Parco Nazionale Costa Teatina, IdV: “La provinci faccia la sua parte”

2 novembre 2010 0 Di redazione

“Si è tergiversato fin troppo, il Parco nazionale della costa Teatina deve diventare realtà”. Lo scrive in una nota stampa Palmerino Fagnilli per bocca del gruppo consiliare Idv a Chieti.
“Bisogna stringere i tempi, anche per non perdere ulteriori finanziamenti. E per ciò entreremo a far parte della Costituente. E la giunta provinciale di Chieti si azioni al più presto, non faccia finta che il problema non esiste”. E’ quanto afferma il gruppo in Consiglio provinciale a Chieti dell’Italia dei Valori. “Il parco – spiega il consigliere provinciale Palmerino Fagnilli, esperto anche in governance della aree naturali protette – può essere visto come intricato angolo selvaggio, con ambienti incontaminati e con dentro aree curate e attrezzate; può essere considerato uno scrigno che cerca di custodire, il più possibile, il valore dei tesori ambientali; viene ritenuto luogo di studio, con propria specificità, autonomia, ricchezza di esperienze politiche, socio-culturali e scientifiche. Ma è soprattutto pianificazione e vigilanza e deve esaltare la sua missione di strumento di collegamento e valorizzazione delle realtà locali che devono trovare nella bellezza e nelle specificità del territorio anche l’elemento di coesione e la risorsa chiave dello sviluppo. Dopo la seconda guerra mondiale, al “parco” inteso come difesa puramente naturalistica e paesaggistica, – aggiunge Fagnilli – viene progressivamente sovrapponendosi il concetto in cui la tutela della natura diventa compatibile con un uso corretto del territorio. Esigenze di ordine tecnico ed economico si aggiungono, infatti, a quelle estetiche, culturali, sociali o scientifiche, facendo progredire la concezione della difesa differenziata delle zone protette, individuando le attività umane conciliabili all’interno di aree definite. Inizia la fase di transizione verso l’uso multiplo del parco. I parchi attualmente si propongono, anche se a fatica e spesso in convivenze difficili con le popolazioni, come volani dello sviluppo, come valorizzazione e pungolo delle realtà locali, al fine di portarle a riscoprire e a prendere consapevolezza delle proprie identità e potenzialità; di ricercare e sostenere il sorgere di un’imprenditoria specifica, che punti su fantasia e professionalità; di ricondurre la collettività a comportamenti più consapevoli verso il consumo del territorio e delle sue peculiarità. Il parco costituisce una sfida, un’ipotesi di lavoro per un rapporto tra uomo e territorio completamente rinnovato e che non smette di tenere d’occhio tecnologia e sviluppo. Il suo ruolo è di conservare e ripristinare gli ecosistemi naturali; di incentivare la ricerca scientifica, multi e interdisciplinare; di educare e formare; di proporre la fruizione del territorio e di sperimentare. Per una comunità l’inclusione in un parco nazionale può, quindi, significare concretamente un’occasione per mettere a frutto, in un circuito economico virtuoso, attraverso un attento ma incoraggiato “ecoturismo”, i luoghi, la storia, le tradizioni, l’artigianato, l’enogastronomia… E, nella mission degli enti parco, di recente, c’è proprio lo sviluppo umano e socio-economico delle popolazioni, che spesso hanno la sensazione che il parco, con i suoi vincoli, debba continuare a sottrarre risorse e diritti e ad imporre norme restrittive a situazioni ormai in cancrena di povertà e disagio. Ma non è così. L’idea è di proporre una politica che promuova lo sviluppo al pari della tutela e il parco va inteso anche come occasione di lavoro e conseguentemente di reddito”.