Giorno: 1 gennaio 2011

1 gennaio 2011 2

Battisti, l’Italia offesa fa leva sui 10 miliardi di commesse

Di redazione
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L’Italia si mobilita contro l’offensiva decisione del Brasile, e del suo presidente uscente Lula, di non concedere l’estradizione del terrorista Cesare Battisti. Condannato all’ergastolo per quattro omicidi commessi nel Bel Paese, Lula ha detto no all’estradizione sostenendo che in Italia sarebbe a rischio l’incolumità del prigioniero. Come a dire che in Italia, così come nei paesi non civili, non sono garantiti i diritti fondamentali dei detenuti. Maggioranza e opposizione, Idv compresa, schierata contro la decisione dei sud Americani. Futuro e libertà chiede uno scatto d’orgoglio per evitare che la dignità del Paese venga oltremodo offesa. Il Pd, pur condannando il rifiuto brasiliano, rimarca come la politica estera dell’Italia sia improduttiva. Antonio Di Pietro chiede che il Paese risponda ad una sola voce a questo affronto. Intanto proseguono le mosse diplomatiche. Previsto il rientro dell’ambasciatore Italiano a Brasilia per studiare altre mosse ma, nel frattempo, da Roma sono arrivati messaggi diretti al nuovo Governo Brasiliano. La neo eletta Dilma Rousseff, che sostituirà Lula. Lei, in campagna elettorale aveva detto chiaramente che era favorevole all’estradizione. Ma la “leva” su cui l’Italia sta lavorando, è costituita dai 10 miliardi di euro in appalti e commesse relativi ad accordi bilaterali. Usare questo mezzo peserebbe sulle aziende italiane ma anche sul paese brasiliano che punta allo sviluppo tecnologico. Intanto a febbraio, il terrorista sarà un uomo libero nonostante sia responsabile di quattro vite stroncate. Questo perché i Brasiliani lo ritengono in pericolo in Italia: ma non erano loro a sparare sui bambini delle favelas?

1 gennaio 2011 0

Regalo di fine d’anno, stabilizzati ben 120 Lsu della Provincia

Di redazione

Ieri mattina i 120 Lsu della Provincia di Frosinone hanno firmato il contratto di assunzione. La loro stabilizzazione era stata decisa dal Presidente Iannarilli e dalla sua Giunta e in pochi mesi è stato avviato un percorso che ha portato, grazie anche al recepimento da parte della Regione Lazio, ad ottenere un risultato storico. Da quattordici anni, infatti, questi lavoratori attendevano una soluzione. Il Presidente Iannarilli ha proferito, nell’occasione, un breve saluto unitamente agli auguri per il nuovo anno. Iannarilli ha anche ringraziato tutti coloro che hanno collaborato al raggiungimento di questo obiettivo che ha visto gli uffici svolgere un ottimo lavoro sotto la guida del dirigente Elvio De Santis ma anche la partecipazione corale della maggioranza consiliare. Parte molto attiva nelle more del procedimento, al fianco dell’assessore al ramo Tersigni, quella del consigliere Eligio Ruggeri. Promotore fin dalla prima ora dell’operazione è stato il consigliere Colantonio. Entrambi hanno avuto modo questa mattina di esprimere la loro soddisfazione. “Un momento felice – ha detto Iannarilli – e sono particolarmente lieto che cada proprio nel giorno degli auguri per un nuovo anno. E’ tangibile per questi lavoratori che vedo questa mattina con il sorriso sulle labbra un inizio diverso e più sereno nel 2011. Voglio sottolineare – ha detto ancora il Presidente Iannarilli – che il percorso che la Provincia di Frosinone ha messo in campo per raggiungere questo obiettivo sta facendo proseliti in campo regionale. Sono già tanti, infatti i Comuni e gli Enti che hanno usufruito del nostro progetto e che stanno stabilizzando i loro Lsu. In provincia di Frosinone lo hanno fatto già diversi comuni anche importanti e cito per brevità solo Frosinone, Alatri, Arpino, Isola Liri tra i primi ma sono veramente tanti quelli che stanno procedendo nella nostra direzione. Insomma abbiamo fatto il nostro compito per bene, abbiamo assolto al nostro ruolo di guida e di indirizzo di questo territorio e lo abbiamo fatto in favore di tanti e tanti lavoratori e delle loro famiglie. E’ stato veramente emozionante incontrarli oggi, direi un modo molto bello per concludere l’anno”.

1 gennaio 2011 0

Il cane è fuggito spaventato dai botti? Ecco cosa fare per ritrovarlo

Di redazione

Anche gli animali sono rimasti vittime dei botti di capodanno. Sono centinaia gli animali morti in seguito allo scoppio dei botti e migliaia quelli in fuga su strade ed autostrade questo almeno stando alle segnalazioni raccolte dal telefono amico dell’AIDAA che ha risposto fin oltre 3.30 alle segnalazioni di animali vaganti e di richiesta degli indirizzi dei pronto soccorso veterinari aperti nella notte di san Silvestro per poter soccorrere gli animali feriti. Da qui la necessità di rendere pubblici tre semplici ed importati consigli per coloro che hanno perso il proprio cane scappato in seguito allo scoppio dei botti. Ecco cosa fare: 1 – Chiamare immediatamente le associazioni animaliste della zona, i canili e i rifugi della zona dando il numero di microchip per verificare se l’animale è stato ricoverato in canile o rifugio (meglio andarci di persona) 2 – Chiamare i pronto soccorsi veterinari aperti per verificare che il proprio cane non sia rimasto ferito e che non si trovi ricoverato in qualche struttura veterinaria 3 – Fare subito la denuncia di smarrimento, questa permetterà di riavere il proprio cane in tempi rapidi evitando anche di essere denunciati per omessa custodia di animale a meno di casi particolarmente gravi e comprovati. Sempre stando alle segnalazioni ricevute dal telefono amico di AIDAA rispetto allo scorso anno si regista comunque in decremento significativo delle segnalazioni sia di animali vaganti sia di animali morti per i botti. Rimane infine aperta fino al prossimo 6 gennaio la petizione promossa dall’associazione animalista per chiedere l’abolizione dei botti di capodanno che si può firmare collegandosi al sito www.firmiamo.it/noaibottidicapodanno

1 gennaio 2011 0

L’omicidio di Frisa sulle pagine di Stop

Di redazione

L’omicidio di Frisa sulle pagine del settimanale nazionale Stop. Sull’ultimo numero, la rivista ha dedicato due pagine alla vicenda che ha visto a luglio la morte di Emilia Tortella, 74 anni di Frisa (Ch), e a dicembre, l’arresto del marito, Luigi Del Bello, 80 anni, che in un primo mo0mento aveva tentato di depistare le indagini sotenendo che ad uccidere la moglie, fossero stati due rapinatori stranieri.

1 gennaio 2011 0

Operazione Capodanno sicuro, sequestrato un quintale di botti

Di redazione

Una operazione per dare sicurezza al Capodanno è stata realizzata dalla Guardia di Finanza di Frosinone, la vigilia della notte di San Silvestro, nel tentativo di togliere dalle strade il maggior numero di materiale esplodente pericoloso. I finanzieri, quindi, hanno sequestrato circa un quintale di “botti” illegali e di 2 mortai illegalmente detenuti nei comuni di Veroli e Frosinone, nonché sono state denunciate 3 persone. I prodotti, detenuti illegalmente, non presentavano alcuna indicazione della provenienza e della loro composizione, in violazione alle vigenti normative Cee.

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L’abate di Montecassino nel Te Deum: Appello agli insegnanti per l’emergenza educativa

Di redazionecassino

Affollato Te Deum nella  Chiesa Madre del SS.mo Salvatore a Cassino officiato dall’Abate di Montecassino dom Pietro Vittorelli. Questa l’interesante e critica omelia pronunciata dal capo della Diocesi. La fine di un anno ci mette inevitabilmente a confronto con una parola che ha in sé la potenzialità del niente e del tutto. La Fine appunto. Termine, esaurimento, scadenza, consumo, limite, confine, linea estrema, punto di arrivo, traguardo. E scusatemi se fa male, inevitabilmente, inesorabilmente: morte. Quella morte che esorcizziamo in mille modi, quel pensiero che scacciamo ogni giorno ricoprendolo con milioni di cose, di lucine, di pacchetti e di cose da fare. Ecco allora siamo alla fine di un anno, alla scadenza di un tempo convenzionale ma fortemente simbolico. In un anno si può ripercorrere il ritmo stesso della vita: la nascita, la giovinezza, la fase adulta, la vecchiaia, la morte. Ci lasciamo oggi alle spalle tante cose compiute, tante promesse non mantenute, tanti piccoli e grandi successi, tanti piccoli e grandi fallimenti, tanti esempi di virtù e tanti peccati. Tante cose accadono in un anno ed ora tutto ciò termina con un termine del tutto provvisorio, transitorio, nel quale si coglie già la promessa di una vita nuova: tra poche ore accoglieremo nel grembo il vagito di un giovane e fresco tempo di grazia rinnovato, un nuovo anno nel quale siamo come misticamente invitati a cogliere ed accogliere il tempo nuovo della benedizione. Un tempo vero dunque come vera può essere solo una benedizione. Cominciare un anno nuovo è sempre l’occasione per augurarsi delle cose buone, delle cose belle… ma è anche l’occasione per sperare e augurarsi gli uni gli altri delle cose vere. Soprattutto vere. In un momento in cui tutti ci sentiamo stanchi, demotivati, depressi da una crisi che ci attanaglia e che, se anche risparmia noi, non fa vivere bene chi ci è vicino e questo comunque ci deprime. In un tempo dove finalmente prendiamo tutti un po’ più coscienza delle tante nostre ipocrisie che a Natale sembrano rinvigorire, tutti sentiamo anche un profondo sentimento di autenticità. Non ho nulla contro gli auguri ma ormai ci scambiamo auguri tutto l’anno per ogni minima cosa, occasione, mostrando ancor più quanto temiamo l’incombere dell’inevitabile, dell’ineluttabile e ci contorciamo in mille riti pagani perdendo di vista l’unico augurio, l’unica benedizione che ha un senso per la nostra vita, per la nostra gioia, per il nostro dolore: si chiama Dio ma si chiama anche Amore. Ecco perché stasera vorrei parlarvi di Dio guardando negli occhi alla concretezza del suo Amore. Dicendovi, annunciandovi che possiamo e dobbiamo continuare a fare bene quello che di buono facciamo ma con più amore!  Guardando negli occhi di Gesù per chiedere per voi, per il mio popolo, stasera e per i giorni a venire il dono della Speranza. La speranza che come sapete è un dono ma anche una virtù, in un tempo in cui non si parla più di virtù se non per farne una battuta comica, la speranza come ogni virtù va esercitata, va allenata. Il primo allenamento alla speranza si esercita proprio nella liturgia e la liturgia della Chiesa ci chiede di entrare in questo nuovo tempo consegnandoci alcune parole chiave con cui e attraverso cui consacrare questo inizio. E la prima di queste parole è proprio “BENEDIZIONE”. Il testo della prima lettura che con maggior splendore la liturgia pronuncerà all’alba di domani, del primo giorno del nuovo anno, ci rammenta un desiderio caro al cuore di Dio “Voi benedirete” come ordina a Mosè per il suo popolo. Un invito che per un cristiano si fa imperativo, un impegno che parte dalla liturgia ma investe la vita di ognuno di noi, di ogni battezzato che nel fronteggiare la vita è chiamato a benedire e non a maledire. Entrare in questo nuovo  tempo con questa sorta di mandato è un modo per creare, nel piccolo territorio del nostro cuore, ampi spazi di pace. E la pace comincia con una rinnovata e caparbia disponibilità a benedire, a dire tutto il bene possibile cercando di zittire il più possibile tutto il male di cui spesso siamo costretti a fare esperienza dentro e fuori di noi. Ma vi è pure un’altra “parola” che ci viene consegnata nella formula di benedizione del sacerdote Aronne: il volto. Ecco allora che per il nuovo anno di certo chiediamo come dono che “Il Signore faccia brillare il suo volto su di te” ( Nm 6,25) e ancora, che “ rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace”.  La Benedizione e il Volto ci vengono consegnati stasera come caparra di un anno che dal punto di vista economico, occupazionale, sociale, politico non si prevede facile. Con grave preoccupazione apprendiamo della scure dei licenziamenti  che si prevedono nei prossimi mesi al S. Raffaele di Cassino, conosciamo le difficoltà dell’indotto Fiat con un  piano di polo strategico che stenta a decollare nonostante le migliori intenzioni, attendiamo con preoccupazione le scelte politico-amministrative che saremo chiamati a compiere nei prossimi mesi, ci consta della difficoltà occupazionale che attanaglia specialmente il nostro territorio in ordine alla prima occupazione. In questo contesto di crisi, tutti aneliamo a trovare una soluzione, una via di fuga, una possibilità di salvezza e di redenzione per il nostro presente e per il nostro futuro. Il mio caro amico e grande economista Enrico Cucchiani in una sua recente pubblicazione afferma: “La parola crisi in cinese si esprime con un ideogramma composto da due parti: la prima descrive lo stato di “pericolo”; la seconda il concetto di “opportunità”. Questo ideogramma rispecchia la filosofia cinese che ispira quel popolo; da questa filosofia possiamo trarre utili spunti anche noi europei” (Enrico Tomaso Cucchiani, Riflessioni su crisi e ripresa. Monaco di Baviera. Luglio 2009). Dove e come possiamo allora ricucire i lembi di un tessuto consunto e a tratti lacerato? Come possiamo ridare speranza e riprendere speranza per il domani dei nostri figli? Credo che uno degli ambiti primari e di fondamentale importanza nel quale ci giochiamo la possibilità di dare senso al nostro presente e al nostro futuro sia l’educazione. In occasione della scorsa festa dell’Immacolata parlavo di cantieri da aprire per la città e per il territorio. Uno di questi era ed è il cantiere dell’educazione. Per questo stasera, rimanendo nelle categorie della speranza e dell’amore vorrei rivolgermi più direttamente agli uomini e alle donne della scuola. Ad essi da sempre la società e la chiesa hanno affidato una parte importante della formazione della società, dell’umano convivere, che oggi vive un momento di grave difficoltà con una ricaduta fatale sulla stessa nostra società. Il modello al quale tutti culturalmente eravamo abituati conosceva una alleanza sociale andata dissolta o addirittura in frantumi. Mi riferisco alla alleanza sociale tra famiglia, chiesa e scuola che per secoli ha garantito un progressivo e armonico evolversi della società. Ciò comportava che tutti si sentivano responsabili della educazione e della formazione dei giovani tanto che se anche fuori dei tre contesti, scolastico ecclesiale e familiare, un giovane si comportava male in piazza veniva redarguito al momento e subito deferito, diciamo così, presso la famiglia di riferimento che prendeva provvedimenti immediati. Venuta meno questa alleanza certamente per tutte e tre le agenzie educative il compito è divenuto sempre più arduo non solo per la solitudine delle tre singole istanze formative ma  soprattutto per il contrasto e le dissonanze che spesso tra queste stesse si sono create. Penso sia invece possibile anche in un’ottica laica poter ritrovare un terreno comune su valori condivisi che possa ricucire questa alleanza. Abbiamo ascoltato nel Vangelo di Luca che all’accorrere dei pastori alla grotta questi trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. E il testo aggiunge . “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. L’educazione inizia con una presenza amorevole e silenziosa fatta di sguardi, di desideri puri, fatta di presenza amorevole e premurosa. Fatta dell’affermazione ripetuta all’infinito guardando i nostri ragazzi: “IO CI SONO”.

Cari Insegnanti, a tutti i livelli, a voi oggi più che mai è riconsegnato un compito dalla portata universale. È la stessa storia che ve lo consegna. Dobbiamo rifondare la società, dobbiamo ancorarla a un rinnovato umanesimo, a quella civiltà dell’amore, tanto cara al venerabile Papa Paolo VI. Voi Insegnanti di ogni ordine e grado dovete riprendere coscienza di questa missione e l’intera società deve riprendere consapevolezza del ruolo fondamentale che oggi più che mai svolgete per il bene del nostro futuro. Papa Benedetto XVI parlando ai docenti della St.Mary’s University College nella sua ultima visita pastorale a Londra così si esprimeva: “Il compito dell’insegnante non è solo quello di impartire informazioni  o di  provvedere ad una preparazione tecnica per portare benefici economici alla società, l’educazione non è e non deve essere mai considerata come puramente utilitaristica. Riguarda piuttosto formare la persona umana, preparare a vivere la vita in pienezza – in poche parole – educare alla saggezza.” Ecco: educare alla saggezza. Cari Insegnanti, cari uomini e donne della scuola, so quanto vi sentite soli in questo compito arduo ma io vorrei incoraggiarvi alla vigilia di questo nuovo anno a non perdere la speranza ma a continuare a sperare e a educare… ma con più amore, con più amore. Con quell’amore avete segnato generazioni e generazioni di cittadini e di cristiani. Il vostro non è un lavoro, o meglio non può essere solo un lavoro. L’esasperato razionalismo tecnologico aveva enfatizzato pochi decenni fa, una figura di docente dalle qualificate conoscenze, indispensabili in una inappuntabile attività didattica. Oggi la crisi  generale dei valori condivisi, il disorientamento più ampio, culturale ed antropologico, comune a tutto l’Occidente ed all’intero sistema economico e produttivo, il mutamento repentino degli schemi  e delle figure di riferimento nel sistema “famiglia”, rendono necessario un regime di urgenza e di emergenza educativa: dobbiamo puntare su insegnanti che siano EDUCATORI. EDUCATORI ma con più amore che accettino su di loro di proporsi anche come modelli di identificazione, talora non solo ad integrazione di figure adulte di riferimento (penso alle mamme e ai papà) ma addirittura in “sostituzione” di esse allorquando assenti o latitanti. EDUCATORI ma con più amore che sappiano vivere la “solitudine” dell’adulto, privi, non tanto delle “deleghe” genitoriali di un tempo ma anche della stessa alleanza dei genitori troppo spesso schierati confusamente a fianco dei figli contro la scuola e contro di essi. EDUCATORI ma con più amore che trasmettano non solo nozioni ma favoriscano l’apprendimento e l’elaborazione di valori oggi indispensabili alla “CONVIVENZA CONSAPEVOLE”, quali il rispetto degli altri, l’accettazione attiva delle differenze e delle diversità che miri al superamento degli ostacoli o alla rimozione nel cammino evolutivo delle nuove generazioni. Ne consegue che i nostri insegnanti non potranno perciò  che essere EDUCATORI ma con più amore. Attenti ai velocissimi movimenti nella scena mondiale che favoriscano – questa è la sfida dei prossimi anni –  l’integrazione dei nuovi venuti, provenienti da culture diverse e che di fatto sono già entrati nelle nostre vite (ad esempio bambini stranieri a scuola, carceri, ospedali, coppie miste) EDUCATORI ma con più amore che spesso, poco gratificati economicamente, poco riconosciuti socialmente, trovino, nonostante tutto, la forza di vivere oltre alla loro alta professionalità, anche l’ardua sfida del coinvolgimento personale e dell’impegno al cambiamento individuale e collettivo, alla crescita umana, fisica, psichica e spirituale dei giovani a loro affidati, alimentando così un circolo virtuoso di nuovo umanesimo e soprattutto di SPERANZA… ma con più amore.

Ma con più amore è il titolo di una splendida composizione realizzata per questo Natale dalla mia amica poetessa Francesca Merloni. Essa mi sembra evocativa della mission dell’Educatore È nella segreta oscurità che il chiaro più risplende è nell’amare ciò che manca il viaggio verso l’Uno

tra luce e mancanza di luce l’unione degli estremi è ciò che tiene insieme l’attimo dei mondi che è uno e per sempre

il Senza Nome genera ogni cosa nella scintilla che nasce eternamente là dove gli uccelli del fuoco si alzano in volo due a due

nella circolarità dei luoghi ma con più amore nell’inquieto della nostra pazienza ma con più amore

scegliere di restare è l’insegnamento sommo

che la nostra attesa resista ecco il miracolo Cari Insegnanti, a nome della Chiesa stasera sento di dovervi un grazia, sento di dovervi una parola di incoraggiamento e di stima profonda. Sento di dirvi: coraggio, non temete, ce la possiamo fare. Voi siete importanti. Il 22 dicembre scorso mi sono recato a visitare a Roma in una casa di ospitalità per anziani tenuta splendidamente dalle Suore di D. Guanella una nostra anziana concittadina: la signorina Immacolata Bianchi, oggi 89enne e da 66 anni ospite delle suore. Rimasta vittima del primo bombardamento che Cassino subì il 10 settembre 1943, non avendo altri parenti che potessero prendersi cura, – l’unico fratello era monaco della Badia di Cava – non è più stata autosufficiente e da allora, lontano dalla sua città ha continuato a conservare ricordi ed emozioni. In quasi due ore di colloquio incalzante, tra lacrime e sorrisi, quest’arzilla vecchietta in carrozzella aveva nitido nella mente il nome della sua maestra che le aveva trasmesso i valori che per una vita l’hanno sostenuta insieme alla sua fede. La maestra era Sr. Immacolata del glorioso Istituto delle Suore della Carità. “Una suora secca secca e intelligentissima…” così la ricorda la ottuagenaria Immacolata Bianchi. Ma chi di noi non ricorda con affetto e riconoscenza i nomi e i volti dei propri insegnanti ai quali dobbiamo quello che siamo? Io stesso conservo tanta gratitudine per la mia maestra e per tutti gli insegnanti che hanno lasciato una traccia nella mia vita e nella mia anima. Recentemente visitando alcune scuole di Cassino ho avuto la gioia e l’onore di scambiare idee e opinioni con molti insegnanti. È stato per me un grande arricchimento perché ho percepito che, pur nel disagio e nella crisi, molti conservano una passione, e un  amore per i giovani che lascia ampio spazio alla speranza. A questo punto lasciatemi rendere onore al notevole contributo che Religiosi e Religiose hanno dato in questa nostra terra al nobile compito dell’educazione. Il prossimo 8 gennaio ricorderemo a cento anni dalla nascita, l’indimenticata Madre Amalia delle Suore Stimmatine: fu madre ed educatrice a tutto tondo. Lei come tutte le Suore,  i monaci e i preti che in questa Terra di S. Benedetto donarono e donano la vita per l’educazione dei nostri figli, meritano rispetto e ammirazione. E se la scuola tout court ha un ruolo fondamentale, la scuola cattolica ha una missione più specificamente dedita a dare anima ad animare il domani, il futuro delle nuove generazioni. Dono, benedizione e volto dicevo all’inizio. Ma ogni dono esige una sorta di impegno a donare a propria volta. Per questo se ci viene chiesto, dopo aver accolto la benedizione di Dio, di benedire a nostra volta, parimenti – se desideriamo che per noi Dio mostri un volto mite e festoso – siamo invitati a offrirlo in dono a coloro che incontreremo in circostanze e modi svariatissimi durante tutto l’anno che sta iniziando. La dolcezza di Maria madre di Dio sia l’ispiratrice di ogni insegnate, di ogni educatore, di ogni maestra, maestro, professore, professoressa, e di tutti noi. Lei ci permette di immaginare e di contemplare con infinita tenerezza e stupore il reciproco illuminarsi del volto della Madre davanti al “Bambino” e quello del Bambino davanti all’amore stupito di “Maria e Giuseppe”. Voi educatori avete sempre davanti il volto dei nostri bambini, dei nostri ragazzi, li consegniamo ogni giorno nelle vostre mani come il tesoro prezioso del nostro popolo: trattatelo con cura, anche quando dovrete dire dei no fermi, anche quando dovrete mostrarvi saldi e apparentemente duri… con amore… sempre con più amore. E perché questo non vi sembri troppo romantico concludo con una considerazione laica sempre del mio amico economista Cucchiani “Questo è il tempo di raccogliere le migliori menti e le migliori energie per sviluppare strategie illuminate ed attuare con tenacia e determinazione progetti concreti”. È la speranza che stasera consegniamo nel cuore di Dio mentre con fede viva cantiamo Te Deum Laudamus. Benedire con un volto che brilli sempre di gioia divina significa portare nel proprio cuore e nella propria vita il vagito e il grido di ogni uomo e di ogni donna che attende – talora in modo dolorosissimo – il tempo “dell’adozione a figli” (Gal 4,5). Come “i pastori” andiamo a Betlemme e là, incontrando il volto di questo bambino a cui “fu messo il nome Gesù” ( Lc2,21), prendiamo forza, luce, benedizione, stupore, adorazione, lode… per il “santo viaggio” (sal 83,6) verso la “nuova Gerusalemme” (Ap 21,2) attraverso la nostra Gerusalemme. Auguri. Per un anno buono.  Pietro Vittorelli Arciabate di Montecassino

1 gennaio 2011 0

Gennifer arriva prima in Ciociaria. Nasce alle 4.35

Di redazione

La prima nascita in provincia di Frosinone è a Sora dove, questa mattina alle 4.35, è arrivata Gennifer. La prima ciociara a nata pesa 2,58 chili e ha battuto sul tempo un’ltra bambina nata alle 8,40 nel nuovo ospedale Spaziani di Frosinone e pesa 3,4 chili. Ad Alatri è arrivato, invece, il primo maschietto alle 9,16. A Cassino, invece, gli ostetrici ancora aspettano. Una corsa, quella dei primi nati, che resta tra le cose più belle da raccontare del Capodanno. Ermanno Amedei

1 gennaio 2011 0

Roma vince la gara dei “primi arrivati” nel 2011

Di redazione

Il primo nato nel 2011, in Italia, è arrivato pochi secondi dopo la mezzanotte nell’ospedale Cristo Re di Roma. Il bimbo è nato, praticamente insieme al nuovo anno e sarà difficile per lui e i suoi cari dimenticare la dara e l’ora del suo compleanno. I suoi parenti, quindi, hanno stappato bottiglie per festeggiare i due “nascituri” direttamente nella sala parto dell’ospedale Capitolino.

1 gennaio 2011 0

Bollettino “Botti”, un morto e 70 feriti nel napoletano. Vittima uccisa da pallottola vagante

Di redazione

Un uomo è rimasto ucciso ieri a Napoli da un proiettile vagante sparato durante i festeggiamenti del Capodanno. La vittima è di Crispano (Na) dove in tanti, oltre a sparare potenti petardi spesso illegali, usano anche armi da fuoco. Altri 70 invece sono rimasti feriti dall’esplosione di petardi tradizionali e altri colpi di arma da fuoco e sono stati costretti alle cure dei presidi ospedalieri della zona. Un 28enne è in gravi condizioni dopo aver ricevuto al volto un proiettile, probabilmente esploso da una pistola in Piazza Borsa a Napoli.