La Guardia di Finanza scopre un vasto giro di falsi fallimenti

19 febbraio 2011 0 Di admin

Le fiamme gialle della Compagnia di Vasto hanno svolto un’attiva investigativa e repressiva nei confronti di n. 5 aziende fallite che operavano nel vastese, pervenendo alla denunzia a piede libero complessivamente di n. 8 amministratori per bancarotta fraudolenta (art. 216 RD 267/1942), ed all’accertamento della distrazione dall’attivo dell’azienda e, quindi dal fallimento in danno dei creditori, di denaro per € 3.815.463,00; beni strumentali del valore residuo pari a € 344.582,00; merci del valore di acquisto pari a € 402.160,00.

Il passivo delle aziende fallite complessivamente accertato dai vari Curatori Fallimentari, nominati dal Giudice delegato, è pari a circa € 5.574.627. I responsabili denunziati all’Autorità Giudiziaria in caso di condanna incorreranno nella pena prevista per tale reato: la reclusione da tre a dieci anni e l’inabilitazione decennale all’esercizio di un’impresa commerciale nonché all’esercizio di uffici direttivi presso qualsiasi impresa.

Troppo spesso il ricorso al fallimento costituisce un comodo rifugio giuridico a cui spregiudicati imprenditori ripiegano per evitare di assolvere i loro obblighi verso i creditori. Si tratta di una parte del mondo imprenditoriale che scredita l’intera categoria e che pone in essere una serie di atti illeciti fraudolenti negli anni immediatamente antecedenti (uno o due) alla dichiarazione di fallimento. In quel lasso temporale gli imprenditori fraudolenti svuotano le loro aziende delle merci, dei beni strumentali e delle altre risorse finanziarie. In alcuni casi, aprono nuove aziende alle quali trasferire il know-how, i beni strumentali ed alcuni dipendenti (specie quelli strategici) per poter proseguire con altra denominazione ed autonomia patrimoniale (formalmente non aggredibile dai creditori dell’azienda insolvente).
Le merci ed, a volte, i beni strumentali vengono poi immessi nel circuito del commercio illegale (sottratto agli obblighi di fatturazione ed all’imposizione), a prezzi sicuramente concorrenziali in quanto notevolmente al di sotto di quelli di mercato, distorcendo le regole della concorrenza e ponendo in difficoltà oltre che i loro fornitori/creditori, anche le altre aziende che operano nel medesimo settore merceologico.