Commerciante nelle sabbie mobili dell’usura, 13 arresti tra Lazio e Abruzzo

15 marzo 2011 0 Di redazione

Alle prime ore di oggi, nella periferia sud-est di Roma, in provincia di Frosinone e nella città di Pescara, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Frascati, coadiuvati da quelli delle Compagnie dipendenti, dal Comando Provinciale di Pescara e dalle unità cinofile di Santa Maria Galeria, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 soggetti (di cui tre di etnia rom), ritenuti responsabili del reato di usura aggravata ed estorsione nei confronti del titolare di un’azienda per la lavorazione del marmo sita in località Lunghezzina di Roma. Il blitz dell’Arma è scattato nel cuore della notte, quando i Carabinieri si sono presentati simultaneamente nelle abitazioni degli arrestati. Le indagini hanno avuto inizio verso la fine del mese di settembre 2010, quando un artigiano 50enne romano, titolare di un’azienda per la lavorazione del marmo a conduzione familiare ma di grosse dimensioni, si è deciso a presentare una denuncia contro ignoti per il reato di usura. Si tratta di un impresa che, prima di ridursi nell’attuale disastrosa condizione, aveva un fatturato annuo di circa 500.000 euro. L’uomo, inizialmente titubante perché seriamente intimorito dalle minacce che gli erano state rivolte, ha fornito un quadro veramente preoccupante della sua situazione. Da circa un anno, infatti, la sua azienda era divenuta un autentico vespaio di usurai che andavano continuamente a pretendere i pagamenti degli interessi. La particolarità è che ogni usuraio lavorava indipendentemente dall’altro ma tutti cercavano di attingere dalla stessa vittima. La ricostruzione fatta dagli inquirenti ha ben presto portato a comprendere la dinamica del fenomeno: la vittima, a causa di una serie di investimenti sbagliati che hanno portato la sua azienda in serie difficoltà, si è rivolta al primo usuraio ma ben presto ha scoperto di non riuscire a coprirne gli interessi. Per questo motivo, si è visto costretto a chiedere un prestito ad un secondo usuraio per coprire il debito contratto con il primo. Da qui è iniziata una vorticosa catena di debiti contratti per saldare gli interessi di quelli precedenti. Nel giro di poco tempo l’uomo si è trovato completamente “strozzato”. Anche per prestiti molto modesti si è trovato a dover pagare cifre veramente importanti: si pensi che per un prestito di soli 4.000 €, si è visto applicare un interesse pari al 338.106.173.344.118.000 % annuo, una cifra difficile anche solo da leggere!
Nel frattempo, gli usurai hanno iniziato a diventare sempre più aggressivi, minacciando sia l’uomo che la sua famiglia, arrivando anche a picchiarlo violentemente e ad incendiargli un’autovettura. La condotta di tutti gli indagati si è espressa con una violenza tale in uno stato di autentico terrore. Per questo motivo, l’imprenditore, al fine di allentare la pressione nei suoi confronti ha dovuto anche compiere costosissime prestazioni d’opera in marmo a titolo gratuito, aggravando ancora di più la sua situazione. In sintesi, l’artigiano, avendo ottenuto un prestito complessivo in due anni di circa € 80.000 (ottantamila), ha dovuto versare, nello stesso periodo, circa € 200.000 (duecento) in titoli di pagamento/contanti e in prestazioni d’opera, senza peraltro esaurire il debito che, anzi, continuava ad aumentare. Cinque mesi d’indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno consentito di individuare compiutamente ben 13 differenti usurai, nonché di tracciare le differenti responsabilità di ognuno. Gli inquirenti sperano che l’operazione di servizio porti anche altre vittime a convincersi che quella della legalità è l’unica strada da percorrere per poter uscire dalle “sabbie mobili” in cui si ritrova chiunque si rivolge al giro dell’usura.