Evasione fiscale, la Finanza sequesta un tesoro da 2 milioni di euro

4 marzo 2011 0 Di redazione

Il nucleo di polizia tributaria di Chieti oggi ha dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal G.i.p. di Lanciano Massimo Canosa di un ingente quantitativo di beni mobili ed immobili per un valore complessivo di oltre 2.000.000 di euro. P.V. di anni 45 e C.C. di anni 47 erano stati arrestati lo scorso mese di dicembre per emissione ed utilizzazione di fatture false. Ad oggi sono risultati coinvolti altri otto imprenditori.

L’indagine ha permesso di scoprire un sistema fraudolento posto in essere dal P.V. finalizzato ad evadere il Fisco attraverso la sistematica costituzione di società fittizie e l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Il provvedimento cautelare emesso dal gip deriva da accertamenti patrimoniali e finanziari, disposti dalla procura della repubblica di lanciano, che hanno evidenziato una serie di atti negoziali creati – dopo l’avvio delle indagini – per sottrarre i beni alle procedure esecutive erariali ( sequestri da parte di Equitalia per debiti tributari).

I beni sequestrati con un’ azione coordinata a livello provinciale e l’impiego di oltre 30 uomini consistono in:
– 25 quote parte di appezzamenti di terreno;
– 82 quote parte di unita’ immobiliari, alcune delle quali in costruzione;
– 29 autoveicoli e 4 motocicli;
– 24 posizioni bancarie e/o postali;
– un ramo d’azienda e le quote societarie di una s.r.l.
L’attività investigativa eseguita con mirati controlli incrociati e la laboriosa analisi di documenti bancari aveva permesso di scoprire un giro di fatture false per un importo complessivo di circa 2.500.000 euro.

Nel dettaglio il sistema fraudolento consisteva nell’emissione di false fatturazioni da parte di società amministrate da prestanomi ma di fatto riconducibili ad uno stesso soggetto – il citato P.V. – che operava, con apposita delega dei prestanomi, su tutti i conti intestati alle imprese.

Di contro il soggetto utilizzatore – il citato C.C., nonché gli altri 8 indagati- provvedevano ad annotare le fatture fittizie in contabilità ed ad utilizzarle nella dichiarazione annuale dei redditi al fine di ottenere consistenti risparmi d’imposta.
Le fittizie prestazioni erano “pagate” con somme tratte dai conti correnti intestati alla società.
Le somme ricevute in pagamento, dopo essere state versate sui conti della societa’ emittente, erano restituite in parte ai soggetti utilizzatori attraverso l’emissione di assegni negoziati per cassa.
In conclusione, il ricorso a tale sistema avrebbe consentito:
Alla società utilizzatrice:
• la riduzione degli utili da tassare e la costituzione di un falso credito d’iva in sede di dichiarazione annuale d’imposta;
Ai titolari delle società (emittenti ed utilizzatrici):
• L’acquisizione d’ingenti disponibilità finanziarie e bancarie, tali da permettere la costituzione di fondi nascosti da usare per l’acquisto “in nero” di merce;
• L’accumulazione di una consistente ricchezza di natura illecita, ossia composta dai soldi derivanti dalle movimentazioni finanziarie delle fatture false.
I reati ipotizzati,sono quelli previsti dal d. Lgs n. 74/2000, che sanziona la falsa fatturazione , la dichiarazione fraudolenta ecc. Nonche’ altri reati comuni come dell’abusivo ricorso al credito e del mendacio bancario.