Seicento siti inquinati in Lombardia, l’Aidaa denuncia

9 marzo 2011 0 Di redazione

Sono oltre 600 i siti inquinati e quindi da Bonificare in Lombardia, siti che nel sottosuolo nascondono materiale inquinante e sui quali sono sorti condomini, aziende, attività commerciali e perfino parchi.
“Un elenco che non esclude nessuna delle province Lombarde – si legge in una nota stampa di Aidaa – e che vede la città di Milano al comando della speciale classifica con oltre un centinaio di zone catalogate dal settore ambiente della regione Lombardia come zone inquinate a rischio. Con la diffusione dell’elenco delle zone inquinate indirizzo per indirizzo inizia la battaglia di AIDAA innanzitutto per conoscere quali sono il grado di inquinamento e le sostanze inquinanti presenti sotto ogni zolla di terreno inquinato e soprattutto quali rischi hanno prodotto e producono sulla salute nostra e dei nostri figli, e soprattutto quali piani di intervento si prevedono per la bonifica e la sistemazione delle aree inquinate ed in quali tempi si prevede di realizzarli. Tutti conosciamo le note vicende delle grandi aree inquinate a Milano (es. Santa Giulia) ma molti non sanno che anche nei piccoli paesi vi sono aree inquinate a forte rischio (cosi come ve ne sono a medio e basso rischio), da qui la decisione di AIDAA di pubblicare questo elenco con lo scopo di arrivare alla realizzazione di comitati locali uno per ciascuna delle zone inquinate con lo scopo di snidare i responsabili dei controlli del sottosuolo e di dirci (senza fare inutile allarmismo) quali sono le singole sostanze inquinanti, quali i rischi per la salute, e quali gli interventi previsti. Queste 600 zone inquinate sono 600 bombe atomiche che a volte si trovano in zone abitate da centinaia di persone o nelle loro vicinanze. La gente ha il diritto di conoscere su quali inquinanti vive e passeggia. “Noi crediamo sia importate informare la gente di ciascun paese dei rischi che corre vivendo in zone contaminate- ci dice Lorenzo Croce presidente nazionale di AIDAA- ma allo stesso tempo chiediamo di conoscere zona per zona, zolla per zolla, quali sono i rischi per la nostra salute, quali gli interventi previsti, i costi ed i tempi di realizzazione per la messa in sicurezza delle aree, qualora questi dati non ci verranno forniti andremo a chiedere caso per caso l’intervento della magistratura. Vogliamo andare a fondo a questa vicenda, vogliamo conoscere anche chi ha provocato l’inquinamento e perché fino ad ora questi signori non sono stati chiamati a pagare anche economicamente gli interventi di bonifica. La gente deve sapere cosa si nasconde sotto le proprie case, sotto le strade dove cammina o semplicemente sotto il terreno di una fabbrica che sorge in zona- conclude Croce- Vogliamo sapere perché si tratta di un nostro diritto e vogliamo agire perché è un nostro dovere. L’impegno a non creare allarmismo ma vogliamo chiarezza su queste bombe ecologiche pronte ad esplodere”.