Sono 1500 i minorenni ospitati nelle strutture del Lazio

30 marzo 2011 0 Di redazione

Sono soprattutto maschi, tra i 17 e i 18 anni. La maggior parte proviene da famiglie “a rischio” e in un caso su quattro non esiste un’ipotesi sui tempi di uscita
Sono 1.502 i minori presenti nelle strutture residenziali del Lazio (dati al 31 dicembre 2009). Hanno in prevalenza un’età compresa tra i 13 e i 17 anni e, in un caso su quattro, non esistono ipotesi sui tempi di uscita dalla struttura. La maggioranza dei minori censiti è ospitata all’interno del Comune di Roma, la restante parte è distribuita nelle province, con una presenza maggiore in quella di Frosinone. Molti provengono da situazioni familiari a rischio (circa 27%), da condizioni di deprivazione sociale (circa 20%) o di mancanza assoluta di supporto familiare (circa 13%).
E’ quanto emerge dal secondo Report “I minori presenti nelle strutture residenziali del Lazio”, presentato oggi dal Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza Francesco Alvaro e dal presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese. La ricerca, realizzata in collaborazione con il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Roma Claudio De Angelis, rappresenta una mappatura dei minori ospiti delle strutture regionali nel semestre giugno-dicembre 2009, divisi per età, nazionalità, durata di permanenza e motivi del collocamento. Come già il precedente, anche questo Report è stato realizzato esaminando le schede che le strutture sono tenute ad inviare, ogni sei mesi, al Tribunale per i Minorenni e a trasmettere, in copia, all’ufficio del Garante.
Il volume contiene anche un focus sui minori stranieri non accompagnati e sui ‘nuclei madre bambino’. Sono 451 i bambini e ragazzi stranieri presenti nelle strutture del Lazio alla data del 31 dicembre 2009: in prevalenza maschi (429) di 13-18 anni, provengono per la maggior parte da Egitto (110), Afghanistan (108) e Bangladesh (82). I ‘nuclei madre-bambino’ sono strutture rivolte a madri in difficoltà che hanno alle spalle storie di relazioni di coppia conflittuali e in cui sono presenti episodi di violenza. Nelle 9 strutture considerate dalla ricerca trovano accoglienza 74 minori, per lo più (34%) con meno di un anno d’età.
“Il Report – spiega il Garante dell’Infanzia Francesco Alvaro – rappresenta ormai lo strumento che consente all’Ufficio del Garante di monitorare con una certa frequenza, almeno una volta l’anno, la condizione dei minori fuori della famiglia ed ospitati nelle comunità educative che operano nella nostra regione. Come è riscontrabile, non si tratta di una mera esposizione quantitativa di una modalità di intervento che le istituzioni attivano a favore di soggetti minori. Si tratta sostanzialmente di farsi carico di una serie di indicatori di qualità che riguardano la condizione individuale, le prospettive di crescita e di autonomia e le relazioni esistenti tra i minori e le famiglie di origine. Questa conoscenza è indispensabile per poter riflettere seriamente sui modelli di accoglienza e sulle procedure che si attivano per intervenire a favore dei minori. Si tratta, di fatto, di mettere in evidenza, alcune situazioni che meritano un ulteriore approfondimento da parte delle istituzioni, magistratura minorile compresa, riguardo alle lunghe presenze in comunità, alle motivazioni dell’intervento ed alle concrete prospettive di reintegro. Ciò è determinante per un lavoro che possa portare ad individuare proposte di miglioramento o modalità diverse di presa in carico delle situazioni assistenziali con il consenso e la condivisione dei servizi territoriali preposti alla cura ed alla tutela. Per questo pensiamo che la ricerca debba avere nel tempo proprie modalità di sviluppo e di interconnessione con tutte le altre istituzioni tanto da proporsi come uno strumento di lavoro e di approfondimento per politiche di intervento che vedono nella famiglia il luogo ove pensare ed attuare vere e proprie iniziative di sostegno”.
“Possiamo dire con una certa soddisfazione – aggiunge il presidente del Consiglio Mario Abbruzzese – che fino ad oggi non era mai stata realizzata una ricerca così analitica rispetto a tematiche centrali, come quelle riguardanti le strutture residenziali della nostra regione. L’assenza di un sistema efficiente di rilevazione dei dati aveva generato confusioni ed inesattezze riguardo al fenomeno dell’abuso e del maltrattamento dell’infanzia, tanto tra gli operatori, quanto tra i fruitori del servizio. Al fine di coinvolgere in maniere più efficace gli attori istituzionali, dalle ONG alla politica, è invece assolutamente essenziale chiarire le dimensioni del fenomeno, con particolare attenzione ai punti di forza e alle carenze delle strategie messe in atto. Per questo motivo voglio ringraziare il Garante regionale dell’Infanzia per il lavoro svolto in collaborazione con la Procura della Repubblica del Tribunale dei minorenni. Sono rimasto particolarmente soddisfatto, poi, nello scoprire che le 233 strutture della nostra regione che ospitano minori a ciclo residenziale non sono sature, il che permetterà di impegnare le risorse al miglioramento dei servizi esistenti, senza necessità di doverne aggiungere di nuovi. Questa pubblicazione ci consente infatti di conoscere nei dettagli la realtà dei singoli minori accolti nelle strutture residenziali, ma sarebbe un errore considerarla un punto di arrivo: al contrario deve essere uno strumento per migliorare l’approccio alle aree di criticità, nonché il primo passo di uno studio statistico che deve necessariamente protrarsi negli anni”.
“La preziosa attività del Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio – conclude il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Roma Claudio De Angelis – trasfusa nel secondo Report presentato in data odierna, costituisce un importante elemento di conoscenza rispetto alla condizione dei minori italiani e stranieri ospitati nelle strutture residenziali del nostro territorio. La legge istitutiva n. 38 del 2002 attribuisce al Garante, fra i compiti tesi ad assicurare la piena attuazione dei diritti riconosciuti alle persone minori di età, quello di vigilare sull’assistenza prestata ai minori ricoverati in istituti educativo assistenziali, in strutture residenziali e in ambienti esterni, e di segnalare ai servizi sociali e all’autorità giudiziaria situazioni che richiedano interventi immediati, rispettivamente di ordine assistenziale o giudiziario. La ricerca del Garante, concordata con lo scrivente appare dunque estremamente utile per l’attività della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni dei Roma, alla quale sono attribuite, ai sensi dell’Art. 9 della Legge 184 del 1983, in tutto il territorio della nostra regione, specifiche competenze in materia di vigilanza sugli istituti di assistenza pubblici e privati, in vista dell’eventuale esercizio dell’azione civile nell’interesse dei minori davanti al Tribunale per i minorenni”.