Cambiamento del nome dell’Università di Cassino, Pistilli: “Perché, allora, non chiamarla Università del mondo o di Berlusconi”

6 maggio 2011 0 Di redazione

Sulla diatriba animata dall’intenzione del Rettore dell’università diu Cassino di cambiare nome dell’ateneo interviene lo stimato storico della città Martire Emilio Pistilli.
Trovo stucchevole la diatriba sul cambiamento di nome dell’Università di Cassino: mi pare di aver capito che togliendo il riferimento localistico “Cassino” ed allargando, almeno nel nome, l’ambito territoriale al Lazio meridionale, l’ateneo ne guadagnerebbe – secondo il Rettore Attaianese – in prestigio e, soprattutto, in vantaggi economici per la maggiore attenzione delle istituzioni nazionali.
Se basta così poco per fruire di tali vantaggi perché allora non mutare il nome in “Università d’Europa”? O magari “del mondo”? E visto che mi ci trovo potrei approfittarne anche personalmente aggiungendo al mio nome quello di Agnelli o magari di Berlusconi: chissà che non mi ritrovi a gestire una multinazionale …
Al di là della celia vorrei dire al Rettore: sarà “Magnifico”, sarà in gamba – come notoriamente è – come docente e come responsabile dell’ateneo, ma verrà il giorno, come è giusto che sia, in cui dovrà cedere ad altri tale prestigiosa incombenza, e allora come sarà ricordato al di là dei riconosciuti meriti nella Sua funzione? Come quello che ha cambiato nome all’università di Cassino; e nel fare poi il bilancio della convenienza o meno di tale operazione ci si accorgerà che nulla o ben poco ne ha guadagnato l’ateneo, perché sappiamo tutti che una università si qualifica per quello che sa fare e per quello che produce in termini di cultura, scienza, di professionalità, di spinte sociali positive. Alla fine ci accorgeremo tutti che ne saranno rimasti scontenti i Cassinati, che quella Università hanno voluto, hanno creato, hanno pagato di tasca propria – i fondatori sborsarono 500.000 lire ciascuno per farla partire –; ci accorgeremo che se crisi economica c’era, crisi economica è rimasta; se prestigio mancava, prestigio non è venuto (per le ragioni che ho detto più su).
Mi chiedo ancora, cosa ne diranno quelle migliaia e migliaia di laureati presso l’Università di Cassino, orgogliosi, giustamente, del proprio titolo accademico, quando scopriranno che, in fondo, la loro laurea è di serie “B” rispetto a quella più autorevole “del Lazio meridionale” o come la si vorrà chiamare, nel prossimo futuro?
Ma a proposito di “Lazio meridionale”, come la mettiamo con i numerosissimi studenti provenienti dalla Campania, dal Molise, dall’Abruzzo e dal resto del Lazio? Quella denominazione non interpreta correttamente la valenza territoriale della nostra università: è addirittura riduttiva!
Mi si dirà: scegliamo un altro nome. Ma allora, ce lo ha ordinato il medico o il presidente Berlusconi di cancellare il nome di Cassino dall’intitolazione?
Essere indifferenti, inoltre, alla levata di scudi di tutte le forze sociali locali in nome di una presunta lungimiranza e del superamento di ogni localismo non è un buon segnale di avvedutezza e di sobrietà di scelta.
Mi si dirà ancora: si tratta di manifestazioni di campanilismo. E anche se fosse? Campanilismo è attaccamento alla propria città, ai suoi usi, alle sue tradizioni, ai suoi valori; è roba da buttar via? Campanilismo – è vero – puó essere anche rivalità e contesa con altri; ma in questo caso con chi? Non certo con i territori circonvicini o con le altre università; allora con chi? Con lo stesso Rettore probabilmente, che ex abrupto ha tirato fuori la sua, non proposta, ma, stando ai fatti, la sua determinazione.
Secondo logica e coerenza dovremmo cambiare nome anche al Tribunale di Cassino, o no?
Suvvia, Magnifico, lasci perdere, desista dal progetto che non arrecherà gioie e vantaggi a nessuno, tanto meno a Lei: è un cittadino qualunque che glie lo dice; un cittadino che quella Università ha visto nascere, ha frequentato e della quale è orgoglioso; sia anche Lei “cittadino” di Cassino, di questa città che La accoglie e la stima; non faccia dire che se fosse stato Cassinate vero non avrebbe pensato una cosa del genere.
di Emilio Pistilli