Fanno “carte false” per accedere a finanziamenti statali, azienda settore energia rischia sanzione da 5 milioni

25 maggio 2011 0 Di redazione

La Procura di Vasto, al termine di un’articolata e complessa attività di indagine,condotta dalla Guardia di Finanza locale, ha contestato ad un’importante società operante nel settore della produzione di energia il reato di truffa ai danni dello Stato in relazione all’erogazione di un contributo pubblico per un importo di circa cinque milioni di euro.
La società, con sede nel comprensorio vastese, avrebbe ottenuto indebitamente il finanziamento per la realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica e a vapore all’interno della zona industriale di San Salvo.
Il meccanismo fraudolento si sarebbe fondato su false attestazioni in base alle quali l’impianto sarebbe stato ultimato e avviato entro i termini stabiliti dal Ministero del Tesoro.
La fiamme gialle, sulla base di una denuncia del Ministero – oggi dello sviluppo economico – hanno ricostruito l’iter dei lavori, giungendo alla conclusione che i lavori erano stati ultimati oltre il termine con conseguente decadenza dal beneficio statale.
In altre parole l’impianto, tuttora operante, è stato realizzato, ma in tempi successivi a quelli indicati nelle certificazioni suindicate. Questo al fine di non perdere il contributo che imponeva una tempistica ben precisa.
La Procura di Vasto ha chiesto il rinvio a giudizio del legale rappresentante e il procuratore speciale della società, responsabili dei reati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e false attestazioni.
Ha inoltre chiesto il processo a carico della società – oggi facente capo ad una holding internazionale – ai sensi del D. Lgs. 231/2001 che prevede un’autonoma responsabilità della persona giuridica nel caso in cui i responsabili dell’impresa non abbiano efficacemente attuato i modelli di organizzazione idonei ad evitare la commissione di reati nell’interesse della società. Si tratta di uno strumento giuridico importante che la Procura vastese ha ritenuto di applicare nel caso specifico data la rilevanza della vicenda.
La società rischia sanzioni pecuniarie e interdittive, oltre al recupero di 5 milioni di euro concessi come contributo.