Operazione crash, medici e avvocati in manette per truffa alle assicurazioni

9 maggio 2011 1 Di admin

Questa mattina, i carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, in collaborazione con quelli della Sezione P.G. Carabinieri della locale Procura, hanno dato esecuzione in Frosinone, Monte San Giovani Campano, Sora, Veroli, Boville Ernica, Ripi, Ferentino, Pontecorvo, Cassino, Castrocielo, Amaseno, Sermoneta (LT) e Roma, all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Frosinone Dr.ssa Annalisa Marzano, su richiesta del P.M. Dott. Adolfo COLETTA, nei confronti di 23 persone (una in carcere e ventidue agli arresti domiciliari) tutte ritenute responsabili a vario titolo del reato di associazione per delinquere finalizzata alle truffe in danno di compagnie assicurative e falsi.

Le persone arrestate sono:

– un sub agente di alcune compagnie assicurative della zona di Monte San Giovani Campano, con il ruolo di promotore e capo;

– 8 (otto) avvocati;

– 6 (sei) medici;

– alcuni periti;

– un liquidatore;

– alcuni carrozzieri quali principali collaboratori e quali coordinatori del promotore;

che promuovevano, dirigevano, coordinavano e partecipavano ad un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe in danno delle compagnie di assicurazione, a mezzo di plurime falsità ideologiche in atti pubblici, di falsità in certificazioni, di simulazione di incidenti stradali mai avvenuti o di alterazione delle reali dinamiche e dei reali esiti dannosi di incidenti stradali veri e, infine, richiedendo il risarcimento sia per i falsi danni materiali che per i falsi danni fisici subiti dalle persone effettivamente o solo apparentemente coinvolte.

In particolare l’intensa attività d’indagine svolta dai Carabinieri permetteva di stabilire che l’associazione, al fine di commettere le truffe, operava nel seguente modo:

– la denuncia dell’incidente stradale veniva proposta con notevole ritardo rispetto alla data del sinistro stesso (anche alcuni mesi dopo l’evento) al fine di evitare che la relativa perizia venisse eseguita tempestivamente ossia con esame diretto del veicolo danneggiato;

– la compilazione del CID, nella quasi totalità dei casi esaminati, avveniva in Monte San Giovanni Campano (FR) presso un ufficio/sub-agenzia da una delle parti su dettatura dello stesso promotore/capo;

– il sinistro veniva denunciato alla compagnia assicurativa nel lasso di tempo compreso tra emissione dell’attestato di rischio e la scadenza contrattuale della polizza. Tale espediente era necessario sia per poter stipulare una nuova polizza con una diversa società (beneficiando a volte di sconti e premi per i nuovi assicurati) mantenendo la classe di merito riportata nell’attestato di rischio della precedente assicurazione emesso prima dell’avvenuto sinistro (che altrimenti sarebbe stata “maggiore” con conseguente aumento del prezzo dell’assicurazione, sia al fine di aggirare i controlli dell’ANIA sulle targhe dei veicoli incidentati. Il passaggio dei soggetti tra un’assicurazione e l’altra avveniva, sempre su indicazione del sub agente, nell’ambito delle società ARCA, LLOYD gruppo TORO, TORO, DUOMO gruppo CATTOLICA, ERGO, NAVALE gruppo UGF di cui questi era sub-agente, in maniera che il suo portafoglio clienti rimanesse comunque invariato nonostante i cambi di assicurazione che venivano effettuati al fine di commettere le varie truffe. Le società di assicurazione truffate GROUPAMA, DUOMO, FONDIARIA SAI e GENERALI davano un contributo importante alle indagini producendo le denunce – querele in ordine ai sinistri emersi e ritenuti falsi o modificati;

– veniva simulato il passaggio di proprietà – di un veicolo coinvolto in un incidente – prima della data dell’avvenuto sinistro e prima del rilascio dell’attestato di rischio, in maniera da poter utilizzare per la stipula della nuova polizza l’attestato di rischio emesso al termine della precedente annualità contrattuale. Il passaggio non veniva mai formalizzato e il proprietario del mezzo poteva stipulare una nuova polizza con altra compagnia (sempre individuate fra quelle di cui il promotore/capo è sub-agente);

– si utilizzavano veicoli vetusti e/o di poco valore che non venivano periziati poiché rottamati dopo il sinistro e non si richiedeva mai l’intervento delle Forze di Polizia sul luogo del sinistro (che avveniva solo in rarissimi casi) al fine di poterne modificare la dinamica, i danni e le persone coinvolte e ferite;

– i referti, attestanti le lesioni riportate dai protagonisti dei sinistri, venivano quasi sempre rilasciati dai medici dell’associazione, in molti casi senza sottoporre a visita i pazienti, mentre le cure per le riabilitazioni venivano praticate, quasi sempre, negli stessi centri medici privati;

– la maggioranza delle richieste di risarcimento danni venivano proposte dagli avvocati membri dell’associazione, mentre le “aperture” dei sinistri avvenivano, in maniera irrituale, mediante chiamate da parte degli stessi avvocati, ai “call center” delle Compagnie assicurative;

– venivano promossi ricorsi al Giudice di Pace nei confronti delle compagnie di assicurazione, nonostante il già ottenuto indebito indennizzo, al fine di lucrare ulteriormente sul falso sinistro;

– venivano utilizzati falsi preventivi o fatture risultate predisposte, quasi sempre, dai carrozzieri associati e da periti infedeli, referenti delle compagnie di assicurazione, in realtà complici dell’associazione;

– venivano utilizzati, nell’arco di tempo preso in esame (anni 2006-2007-2008-2009 e 2010), più volte i medesimi mezzi e nominativi, facenti quasi sempre parte del medesimo gruppo familiare o, comunque, risultavano soggetti residenti nello stesso comune e addirittura nella stessa via;

– in caso di “torto” palese nel sinistro (ad es. veicolo tamponante), venivano indicati come feriti nello stesso i soli passeggeri trasportati (spesso sono risultate essere utilizzate persone ignare) e mai il conducente del mezzo, in quanto quest’ultimo non aveva diritto al risarcimento. L’utilizzo come passeggeri di persone ignare serviva per lucrare di più sul risarcimento dell’assicurazione in favore di questi, che in realtà veniva incassato e trattenuto dall’associazione;

– i risarcimenti erogati dalle compagnie assicuratrici, mediante assegni non trasferibili intestati ai soggetti coinvolti nei sinistri, venivano molte volte versati ed incassati dal promotore/capo o dai legali che avevano seguito la pratica.

L’indagine ha visto coinvolte complessivamente 195 persone (ordinanza di custodia cautelare in carcere per una e 22 agli arresti domiciliari, nonché 172 deferite in stato di libertà) implicate a vario titolo nell’inchiesta.

Il danno alle compagnie assicuratrici ammonterebbe a circa 6 (sei) milioni di euro.

Alle operazioni hanno preso parte circa 150 Carabinieri, impegnati sin dalle prime luci dell’alba all’esecuzione delle ordinanze e relative incombenze.