Scoperta maxi evasione fiscale di 7 milioni di euro derivanti dall’esercizio abusivo di attività creditizia

9 maggio 2011 0 Di admin

I militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Chieti, dopo una complessa ed articolata indagine di polizia tributaria, durata più di un anno, hanno scoperto un’evasione fiscale di circa sette milioni di euro.
L’evasore è un soggetto privato precedentemente segnalato all’A.G. per reati di evasione fiscale che, in qualità di amministratore di società sottoposte a verifica fiscale nel periodo dal 2004 al 2008, non si curava di presentare le dichiarazioni annuali ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva, relativamente ai ricavi derivanti dalla comprovata attività creditizia e di raccolta del risparmio, risultata poi svolta in maniera del tutto abusiva.
L’attività ispettiva ha permesso ai militari di raccogliere una serie di elementi utili ad accertare che il soggetto verificato provvedeva a trasferire fondi dai propri conti correnti bancari a varie società le cui compagini erano del tutto estranee al soggetto finanziatore e la cui natura risultavano essere operazioni di finanziamento con obbligo di restituzione da parte dei beneficiari.
Le indagini finanziarie hanno fatto emergere il coinvolgimento di altre società, costituite in forma di capitali a responsabilità limitata che hanno registrato analoghe operazioni di finanziamento con obbligo di rimborso ad altri soggetti organizzate in forma societaria le cui compagini non evidenziavano una rete di partecipazioni incrociate tale da palesare la sussistenza di un legame economico-imprenditoriale.
La normativa civilistica come modificata dal d.lgs. 6/2003 e quella bancaria disciplinata dal D.Lgs. 385/93 T.U.B., nonché la delibera n. 1058 del 19.07.2005 del Comitato Interministeriale per il credito ed il risparmio stabiliscono che le società, per l’approvvigionamento delle proprie risorse finanziarie, possono avvalersi dell’emissione di strumenti finanziari ovvero ricorrere ai finanziamenti dei soci che detengono almeno 2% del capitale sociale nonché ai soggetti abilitati (banche, società finanziarie etc.).
Le risultanze investigative, quindi hanno permesso di dimostrare che sia il soggetto verificato che le altre società, non ottemperando al rispetto dei presupposti normativi che regolano le modalità di finanziamento delle società e degli accordi di tesoreria hanno di fatto svolto un’attività di finanziamento e raccolta del credito, hanno di fatto creato un “sistema finanziario parallelo ai canali ufficiali” evitando, il ricorso ai soggetti abilitati quali banche, società finanziarie ecc. (unici organi demandati all’esercizio, alla raccolta del risparmio, all’attività di finanziamento, come previsto dal D.Lgs. 385/93 T.U.B.), inserendosi, così, illegalmente nel libero mercato e sottraendosi, in tal modo, ai controlli di affidabilità e stabilità.
A conclusione delle operazioni, i finanzieri della Compagnia di Chieti hanno segnalato all’A.G. competente il contribuente ed i rappresentanti legali della società coinvolte, per le fattispecie di reato emergenti quali l’esercizio abusivo dell’attività creditizia e di raccolta del risparmio in violazione agli artt. 130 e 132 del Testo unico bancario.