Omicidio di Melania, Il criminologo Silvestri non crede ai moventi che inchioderebbero Parolisi

29 agosto 2011 4 Di redazione

“Cresce sempre di più l’attesa di conoscere il movente dell’omicidio della giovane Melania Rea, ma ancor di più l’ansia di conoscere l’atavico volto del presunto offender dell’omicidio”. E’ quanto dichiarato dal criminologo Antonino Silvestri. “Sembra infatti che in questi giorni siano emersi due nuovi probabili ma deboli moventi che avrebbero spinto il Parolisi a compiere l’azione delittuosa contrassegnata da efferatezza e rabbia.Il primo MOVENTE di carattere psicologico conflittuale legato al rapporto moglie-amante e l’altro ad un fattore economico ossia al suo conto corrente bancario di 100.000 euro risparmi delle missioni svolte in Kossovo . Dalle ultimissime notizie sembra infatti emergere che vi fosse una imminente separazione con la moglie Rea la quale avrebbe comportato un disastroso crollo sul fronte economico del Parolisi. Un interessante ipotesi di carattere criminologico che merita un’attenta riflessione è dato dalla telefonata anonima di un uomo ancora non identificato, che informa gli investigatori dicendo loro,” Recatevi nel bosco di Ripe di Civitella e troverete una donna priva di vita vicino” lo chalet.Non si sa al momento DEL perché Parolisi pur conoscendo tutte le tecniche dell’uccisione corpo a corpo e i rispettivi punti mortali,abbia potuto utilizzare una tecnica di macellazione, SFERRANDO 35 coltellate CARICHE DI IMPETO E di passionalità sul corpo della giovane moglie, non si conosce inoltre la motivazione delle numerose coltellate e delle tracce ematiche rinvenute lungo il tragitto che dalla cascina portano al punto esatto dove è stata trovata uccisa Melania Rea .L’ipotesi che la sua uccisione fosse avvenuta lì davanti lo chalet,e le coltellate CHE SI EVIDENZIANO sulla parete, possono far pensare ad una primaria colluttazione. Non si sa al momento del perché un soggetto militare, padrone delle sofisticate tecniche di morte, imposta la sua azione, utilizzando un modus operandi che molto probabilmente avrebbe garantito alla vittima e quindi alla moglie un’agonia meno inusitata e a lui tempi più brevi per compiere l’azione. Dal Penitenziario di Castrogno il caporalmaggiore scrive una lettera significativa che sembrerebbe una richiesta di aiuto che dice. “Ho bisogno, di tutti voi per acquisire sempre più fiducia in voi l’ho tradito ma non l’ho ammazzata””.