Anatocismo, giudice condanna Antonveneta a restituire oltre 213mila euro

9 settembre 2011 1 Di admin

Dall’Ufficio Stampa Federcontribuenti riceviamo e pubblichiamo:
Il tribunale civile di Padova ha condannato la banca Antonveneta a restituire 213,184,17 euro ad un imprenditore dell’Alta Padovana, il quale, nel giro di nove anni, si era visto addebitare tale cifra sul suo conto corrente.
Ad emettere tale sentenza, il giudice Caterina Zambotto.
La corte avrebbe accertato l’invalidità delle clausole contrattuali: quelle che prevedono la facoltà per la banca di modificare, in senso sfavorevole al correntista, le condizioni applicate ai rapporti in conto corrente. Da qui la condanna per Antonveneta al saldo degli interessi e alla rifusione delle spese, previa compensazione con il credito che la banca vantava nei confronti dell’imprenditore, pari a 76.125,23 euro.
Un caso finito bene, una sentenza che lascia ben sperare le tante vittime di anatocismo.
La storia di un imprenditore che, nel settembre del 1995, titolare di un mobilificio oggi in liquidazione, accendeva un conto corrente presso Antoveneta con disponibilità di un fido. D’un tratto i tassi di interessi e le commissioni per il massimo scoperto si moltiplicarono tanto da spingere il correntista a richiedere tutela ad un avvocato, il quale, avviava causa civile nei confronti della banca. Determinante è la perizia del dottor Marco Razzino, incaricato dal giudice di analizzare la sequenza degli interessi applicati da Antonveneta: il tecnico ha rilevato che su 158 mila euro versati, ben 140 si potevano considerare indebiti, addirittura illeciti, i 10 mila euro di commissioni per il massimo scoperto. Azzerata la clausola contrattuale che consente all’istituto di aumentare i tassi con un atto negoziale unilaterale, aggirando la normativa. «Purtroppo sono tantissimi i contenziosi per contestare l’applicazione degli interessi anatocistici e usurari da parte delle banche» spiega Alfredo Belluco, responsabile dello Sportello utenti bancari di Federcontribuenti Veneto. «Le banche – aggiunge – usano giochetti contabili, capitalizzando gli interessi maturati e calcolando così, sulla nuova somma, gli interessi da applicare nei trimestri successivi». È la pratica dell’anatocismo di cui la Corte di Cassazione a sezioni Unite ha affermato la nullità, ponendo di fatto al bando il calcolo degli interessi sugli interessi. Conclude Belluco: «Se poi si aggiungono le commissioni per il massimo scoperto, abbiamo rilevato tassi di interesse da capogiro fino al 422%».
Laddove il governo non riconosce la pratica anatocistica come pratica illegale e da combattere a suon di decreti legge, i tribunali pareggiano con condanne dal gusto autentico di giustizia sociale.
Marco Paccagnella, Presidente Federcontribuenti Veneto, invita gli utenti bancari a pretendere giustizia e lo fa ricordando che è possibile, senza spendere cifre pazzesche, richiedere perizie su conti correnti e cartelle esattoriali: «purtroppo ci capita spesso di ascoltare vittime di usura o anatocismo cadute dalla padella alla brace perchè finite tra le mani di agenzie o società che promettono risarcimenti dietro pagamenti altissimi. Da noi la prima consulenza è gratuita e solo nel caso in cui il contribuente decide di andare in giudizio è richiesto il minimo tariffario permesso dalla legge. Questa è la nostra politica, garantire tutela senza speculare sulle disgrazie altrui».
Infine una domanda preme rivolgere al governo: non credete sia tempo di allinearvi politicamente, alle sentenze emesse dai tribunali, ai diritti civili e alle richieste di giustizia che vi urla la popolazione?
In fin dei conti se prolificano come funghi dopo una pioggia queste agenzie di debiti, calcoli anatocistici e difesa tributaria, è perchè, in Italia, il contribuente viene svenato senza usufruire di nessuna difesa.