Giorno: 26 ottobre 2011

26 ottobre 2011 0

Tagli alle forze investigative antimafia, il cocer della finanza protesta

Di admin
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Il cocer della guardia di finanza condanna senza riserve, il taglio netto della “tea”, l’emolumento previsto del trattamento economico aggiuntivo per il personale interforze appartenente alla direzione investigativa antimafia. Misure che andranno ad incidere negativamente del 20% sulle retribuzioni, di per se’ gia’ inadeguate, di quel personale che da vent’anni, nel silenzio piu’ assoluto, con evidenti risultati e spesso con sacrifici personali, e’ in prima linea nella lotta alla criminalita’ organizzata italiana ed internazionale. Questi tagli avvengono in un momento in cui le mafie, come peraltro ha affermato il ministro Maroni, sono in condizioni di aggiudicarsi appalti persino nella realizzazione di un evento mondiale come l’expo 2015 di Milano. Tali scelte appaiono oltremodo devastanti, irrazionali ed inaccettabili. Giova ricordare come la D.I.A., fortemente voluta dal giudice Falcone, venne realizzata solo in seguito alla sua uccisione e le sue innovative idee e misure a contrasto alla mafia, pur vincenti, vennero ostacolate in vita. Il governo, pertanto, anziche’ azzerare le scelte fatte da coloro che hanno sacrificato la propria vita per combattere proficuamente la criminalita’ organizzata, con evidenti risultati, dia un segnale concreto ed estenda tale indennita’ anche al personale appartenente ai reparti speciali delle forze di polizia (scico-gico-ros-sco) che sono impegnati quotidianamente nel contrasto della criminalita’ . Il cocer della guardia di finanza, nel condividere le indignazioni manifestate dai sindacati di polizia e dell’amministrazione civile del ministero dell’interno, dall’associazione nazionale funzionari di polizia e dal cocer dei carabinieri, mettera’ in atto tutto quanto e’ nelle sue possibilita’ affinche’ vengano ritirati questi tagli alla d.I.A., che appaiono oltremodo vergognosi . Le scelte da operare, semmai, dovranno prevedere la destinazione di maggiori risorse all’antimafia, come hanno chiesto a gran voce importanti organizzazioni della societa’ civile da sempre impegnate sul fronte della legalita’.

Il cocer della guardia di finanza

26 ottobre 2011 0

“Difesa sotto attacco”, la Camera Penale di Lanciano aderisce ai 5 giorni di astensione

Di redazione

Dalla Camera Penale di Lanciano riceviamo e pubblichiamo: “Il diritto di difesa costituisce uno dei capisaldi dello Stato democratico ed il difensore ne è l’interprete essenziale. Muovendo da questa premessa, si è inteso reagire ai molteplici attacchi condotti dalla magistratura verso la figura del difensore ed ai ritardi della politica nel dare concreta attuazione normativa al diritto di difesa, deliberando un’astensione dalle udienze penali di 5 giorni, dal 14 al 18 novembre 2011. In costanza di astensione si terranno due manifestazioni nazionali ed assemblee a livello locale organizzate dalle Camere Penali territoriali. Il diritto di difesa costituisce uno dei capisaldi dello Stato democratico ed il difensore ne è l’interprete: è questo il punto di partenza di una protesta attuata per reagire ad una congerie di accadimenti, di vario tipo e livello, tutti volti ad indebolire la figura del difensore. Mentre impegnavamo le nostre energie per non far spegnere il dibattito sui temi fondamentali del giusto processo e per sospingere la riforma della professione forense verso l’approvazione, ecco che abbiamo dovuto registrare più episodi di convergente attacco al cuore dell’attività difensiva. Dev’essere chiaro che gli avvocati non intendono più tollerare le intrusioni illegali nel rapporto con il proprio assistito, le intimidazioni e le violazioni del segreto professionale, le intercettazioni e gli origliamenti dei colloqui tra cliente ed avvocato, lirridente violazione degli studi professionali. Aspiriamo ad un avvocato capace di garantire un effettivo presidio al diritto di difesa delle persone. Per questo, vogliamo che sia “autorevole”, cioè posto sullo stesso piano del pubblico ministero, “preparato”, dunque specializzato, e “forte”, ossia non intimidito dai proditori attacchi di magistrati intraprendenti se non spregiudicati. Ci fermeremo una settimana, ma non staremo fermi” (dal comunicato ufficiale UCPI, v. home page sito). A Lanciano, il Consiglio Direttivo sta valutando di intraprendere, nei giorni di astensione, iniziative per rendere pubbliche e far comprendere ai cittadini le ragioni della protesta. Vi informeremo tempestivamente. Avv. Mario Di Iullo

26 ottobre 2011 0

Carcere di Frosinone a rischio sicurezza, i sindacati organizzano un sit-in

Di admin

Un SIT-IN di protesta, il prossimo lunedì 31 ottobre 2011, dalle ore 09.00 alle ore 13.00, davanti alla Casa Circondariale di Frosinone per denunciare e sensibilizzare rispetto ai gravissimi disagi lavorativi del personale di Polizia Penitenziaria che all’interno del carcere operano. “Ad un anno di distanza dalla nostra ultima protesta – si legge in una nota congiunta dei sindacati rappresentati nel penitenziario -siamo costretti a dichiarare che nulla è cambiato, anzi! la situazione è peggiorata in modo esponenziale, permanendo la scellerata politica gestionale della Direzione che consiste nel non far nulla di nulla. L’immobilismo dei vertici amministrativi della Casa Circondariale sconcerta e sgomenta. Per questo scendiamo nuovamente in piazza! Non di meno la cronica, accertata, mancanza di personale mette a rischio l’incolumità di quei Poliziotti penitenziari che, oltre a svolgere turni massacranti e a ricoprire contemporaneamente più posti di servizio, lavorano al di sotto dei livelli minimi di sicurezza. Per cercare di fronteggiare ciò abbiamo chiesto, inutilmente, al Direttore di convocarci per il riesame dell’intera organizzazione del lavoro. Mancano oltre 60 unità, rispetto all’organico previsto di 260. Da tempo si afferma una presenza media di 525 detenuti, rispetto alla capienza dell’istituto fissata in 325! Qualcosa pur bisogna fare e inventarsi. Non si rispettano i più elementari diritti soggettivi del lavoratore, con conseguente logorio psico fisico del personale di Polizia Penitenziaria. I servizi – il più delle volte – sono pianificati giornalmente senza rispettare il congruo periodo di preavviso previsto; accade sovente che il personale sia trattenuto in servizio per coprire i turni successivi a quello di competenza, senza oltretutto vedersi riconosciute le rispettive competenze retributive accessorie. Capita altresì che lo stesso personale non possa fruire di Riposi settimanali né di Congedo; a tal proposito si evidenzia che la stragrande maggioranza del personale ancora non ha fruito del Congedo Ordinario concernente l’anno 2007 ed ha accumulato svariati giorni di Riposi da recuperare. In contrasto con le normative vigenti, poi, tutte le decisioni sono prese unilateralmente dal Direttore a discapito del personale che, nonostante i disagi, continua a garantire un servizio efficace, con spirito di abnegazione e attaccamento al lavoro; lo stesso PRAP sembra essersi dimenticato dell’istituto di Frosinone nonostante le ripetute richieste di convocazione e nonostante avesse garantito, nell’incontro del 29 luglio 2011, un prioritario interessamento. La Direzione non è solo sorda alle lecite richieste del personale, ma sin anche ad instaurare un rapporto costruttivo con le sigle sindacali. In questa situazione di estremo disagio, quotidianamente affrontato dalla Polizia Penitenziaria, rileviamo l’assoluta mancanza di dialettica tra il Direttore della C.C. Frosinone con il personale e con le OO.SS. scriventi. Sovente, infatti, il Direttore “gestisce il personale” tramite l’apertura di procedimenti disciplinari a carico degli operanti (il più delle volte le contestazioni riguardano errori commessi durante il doppio turno di lavoro, quando, cioè, si cerca di fare di più, proprio per sopperire alla carenza di personale e garantire il servizio e la sicurezza), anziché instaurare un’adeguata comunicazione con gli stessi, anziché ricercare la condivisione degli obiettivi. E questo si ripercuotesull’efficacia e sulla professionalità, causando disagio e demotivazione, frustrazione e sofferenza psicologica invece di un benessere organizzativo. Il Direttore agisce con arroganza e prevaricando ogni tipo di normativa! Esempio ne sono, come detto, l’interpello matricola e vari orari di lavoro modificati arbitrariamente, così come le disposizioni emanate che si sovrappongono tra loro divenendo inapplicabili. La conseguenza di questa mala gestione è il collasso del carcere! L’Amministrazione centrale e regionale, però, a fronte di tali gravissime problematiche (che pur sono state segnalate e comunicate) non fornisce nessuna risposta concreta, aggravando l’insicurezza e i rischi dei Poliziotti operanti. L’Amministrazione Centrale aveva previsto e promesso di integrare l’organico con gli agenti del 160° corso, ma delle 10 unità promesse nessuna notizia si è più avuta! Ora in vista dell’assegnazione degli agenti del 163° corso ci troviamo con una proposta di assegnazione da parte del DAP di “zero” unità, nonostante una richiesta del PRAP di “otto” unità. Reiteriamo, quindi, la nostra richiesta di AIUTO agli organi centrali dell’Amministrazione Penitenziaria. Le scriventi OO.SS., considerato il protrarsi di tali atteggiamenti che, di fatto, hanno minato in maniera irreversibile le relazioni con il Direttore della Casa Circondariale di Frosinone, e non avendo avuto alcuna risposta dopo l’interruzione delle relazioni sindacali avvenuta l’8 giugno 2011. Chiedono · di valutare l’opportunità di predisporre accertamenti ispettivi; · la sostituzione dell’attuale Direttore con altro Dirigente capace e motivato: che sia in grado di migliorare l’attività lavorativa del personale di Polizia Penitenziaria (cui va assicurata DIGNITA’ professionale e umana) garantendone i diritti elementari e che sappia connotare la propria azione in trasparenza, correttezza, buon senso edaffidabilità. In fondo noi Vogliamo solo un istituto organizzato secondo disposizioni di legge, in modo da garantirne il buon andamento attraverso democrazia e imparzialità. Si dia speranza a chi lavora.”

26 ottobre 2011 0

Tagli delle stazioni dei Carabinieri, il Cocer protesta

Di admin

Il cocer carabinieri vive con estrema preoccupazione l’attuale momento storico che investe anche la nostra istituzione. Solamente attraverso le notizie stampa e le interrogazioni parlamentari siamo al corrente che vi saranno drastiche quanto inacccettabili riduzioni che toccheranno un gran numero delle stazioni carabinieri tanto care anche al nostro comandante generale.

Riteniamo sbagliato ed incomprensibile il disegno mirato a ridimensionare sempre piu’ l’arma nella sua natura di corpo di polizia a competenza generale, arrivando a passare, addirittura, anche attraverso il graduale smantellamento della capillare struttura ordinativa.

Alle parole devono seguire i fatti e, se dobbiamo affrontare il problema del contenimento delle spese allora si deve iniziare dai comandi che non hanno un ruolo operativo (strutture di vertice) e non dai reparti territoriali ovvero da chi diuturnamente e’ impegnato nel “fare sicurezza”.

La politica adottata dal ministro dell’interno cerca di potenziare le polizie locali garantendo anche le necessarie risorse economiche per assicurare la presenza di chi “fa sicurezza” ed e’ per questo motivo che chiediamo di cambiare strategia.

Sprechi e privilegi non si annidano certamente presso le stazioni carabinieri (unico e vero punto di riferimento per i cittadini) il cocer carabinieri e’ disposto ad un confronto leale e trasparente con chiunque ma nell’ottica di ricercare quei risparmi necessari e che garantiscano comunque di mantenere inalterata almeno la proiezione esterna dell’arma. Questo e’ l’unico vero obiettivo del cocer carabinieri.

26 ottobre 2011 0

Quale futuro per gli operai Fiat?

Di admin

Dalla Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti – Confederazione Unitaria di Base riceviamo e pubblichiamo: Continuano i proclami dell’amministratore delegato della Fiat sul sito produttivo di Cassino e sulle ipotesi industriali che dovrebbero essere implementate nei prossimi mesi. Una sorta di piano industriale che nessuno conosce ma di cui si parla in continuazione. L’amministratore delegato della Fiat ha detto nei giorni scorsi che il sito produttivo della Fiat di Cassino sarà strategico rispetto a un segmento produttivo esclusivo, e che il suo rilancio è prossimo a venire, e sarà occasione di sviluppo per l’intero comprensorio. Non è dato sapere, tuttavia, quando partirà il nuovo piano produttivo, quanti lavoratori saranno impiegati, quanti saranno licenziati, quante nuove assunzioni saranno effettuate, quante di queste assunzioni saranno a tempo indeterminato, quante di queste eventuali nuove assunzioni saranno a beneficio dei sindacalisti concertativi e dei politici governativi, quali saranno le regole della organizzazione del lavoro, quanta cassa integrazione verrà ancora chiesta all’INPS, che fine faranno i lavoratori con ridotte capacità lavorative, quale sarà il metodo di lavoro, quali saranno le relazioni industriali e sindacali, quanti saranno i lavoratori addetti in aziende dell’indotto …. insomma, non si sa nulla, ma tutti ne parlano. Ne parlano soprattutto i sindacati aziendalisti e governativi che parlano del futuro dello stabilimento Fiat di Cassino come se fosse cosa acclarata e consolidata, come se fosse una cosa certa che non abbisogna di ulteriori approfondimenti (un po’ come il milione di posti di lavoro promessi da un altro miracolista della prima ora). A loro, ai sindacalisti di comodo, bastano alcuni proclami giornalistici per sentirsi in diritto di vaticinare su tutti gli aspetti di un piano industriale che non esiste e per spegnere qualsiasi focolaio di conflitto sociale che dovesse nascere per disturbare il manovratore. Le lavoratrici e i lavoratori della Fiat di Cassino hanno il diritto di conoscere il proprio futuro occupazionale all’interno dell’azienda. Hanno il diritto di avere certezze rispetto alla precarietà che emerge dalle nuove norme sul diritto del lavoro e sulla libertà di licenziamento. Hanno diritto, in buona sostanza, a pianificare la propria esistenza e quella delle proprie famiglie, e di potersi costruire un percorso di vita stabile e duraturo. Non si può lasciare il futuro economico e sociale del nostro comprensorio in mano a “proclami” mediatici privi di alcun riscontro. Non si possono lasciare migliaia di famiglie in balìa di manager senza scrupoli e sindacalisti ignoranti e accondiscendenti. Nessuna delega in bianco può essere apposta senza i dovuti passaggi di informazione e consultazione dei lavoratori e tra lavoratori. I lavoratori sono i reali soggetti interessati al futuro dello stabilimento della Fiat di Cassino e non è pensabile che siano totalmente ignorati e bistrattati dal contesto decisionale che dovrebbe riguardarli. Le trattative tra azienda e sindacati di comodo non possono proseguire, come sta avvenendo in questi giorni, alle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori, soprattutto per ciò che attiene il loro futuro. Serve una nuova stagione di conflitti e antagonismo sociale, che parta dai reali bisogni dei lavoratori, ponendo i loro diritti individuali e collettivi al centro di qualsiasi discussione sindacale. Una stagione di azioni sindacali mirate a riaffermare la centralità del lavoro per migliaia di operai che pagano in prima persona l’arretramento delle condizioni materiali sui luoghi di lavoro. I rappresentanti e gli iscritti della FLMUniti-CUB operai Fiat di Piedimonte San Germano

26 ottobre 2011 0

Allarme sugli ingredienti usati per ammorbidire il gusto del tabacco

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

In assenza di regolamenti i produttori utilizzano aromi per ammorbidire il gusto del tabacco sfuso, soprattutto nelle versioni aromatizzate che coprono il carattere inizialmente un po’ sgradevole del fumo. L’inaspettato ingrediente rende più attraente la sigaretta anche per i giovanissimi favorendo il passaggio dal sapore delle caramelle al fumo. Lo denunciano due organizzazione francesi, il Comitato nazionale contro il fumo (CTSC) ed il mensile ’60 milioni di consumatori’ che hanno promosso un’indagine ad hoc secondo la quale nel tabacco sfuso le sostanze per addolcire arrivano al 10% ed al 37% in quello sfuso per narghilè. L’analisi condotte in laboratorio hanno interessato venti prodotti in questione, in particolare sono state valutate 7 tipi di sigarette in pacchetto che rispettano i limiti e i divieti previsti in Francia, sia nel contenuto che nella carta. Diversa la situazione per il tabacco da pipa e da sigaretta, che contengono anche quantità elevate di aromi come la vaniglia o il mentolo, molto apprezzato dalle fumatrici. Secondo le associazione dei consumatori occorre “vietare tutti i tipi di aromi che rendono più attraenti i prodotti” e “una maggiore trasparenza nelle etichette”: oggi il consumatore è “più informato sugli ingredienti di uno yogurt che sulle sostanze nocive contenute nel tabacco”. Secondo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”l’obiettivo è quello di sedurre i bambini a sostituire la caramella con la sigaretta per poi assuefare i soggetti al consumo del tabacco classico. A rischio questi adolescenti che l’industria del tabacco cerca di reclutare per fare profitti ed arricchire ancora di più i signori delle multinazionali. A questo punto i dati mostrano la necessità di una regolamentazione che riguardi tutti i prodotti del tabacco per colmare il vuoto giuridico, non solo dunque per le sigarette in pacchetto. L’indagine ha acclarato: più lo zucchero o il sapore è maggiore, più è alto il potere di attrazione del prodotto, maggiore il rischio di dipendenza per i giovani che iniziano a fumare molto presto. Infatti, in sede di valutazione del rischio, è emerso che la soglia dei giovani fumatori è abbassata all’età di 12 anni.

26 ottobre 2011 0

Cassino, ex ausiliari del traffico parcheggiati

Di admin

Dall’A.S.La COBAS riceviamo e pubblichiamo: Gli ex ausiliari del traffico del comune di Cassino da oltre un anno sonno fermi e in attesa di essere ricollocati. Il 31 agosto 2010 furono licenziati e collocati in mobilità in deroga a seguito della cessazione anticipata della gestione dell’appalto da parte del consorzio Urbania. Il 31 agosto 2011, per ” festeggiare” il primo compleanno da disoccupati , a seguito di una richiesta dell’A.S.La COBAS, il Sindaco di Cassino convoco’ le Organizzazioni Sindacali e gli ex ausiliari per rassicurare gli stessi che entro il 15 ottobre 2011 avrebbero ripresso le attività alle dipendenze della società aggiudicatrice del nuovo appalto. Siamo ormai alle porte del mese di novembre e non è dato sapere come e quando Vi sarà la ripresa del servizio. L’unico dato certo e che al 31 dicembre 2011 terminerà la mobilità in deroga per tutti i 36 lavoratori e che l’ultima manovra economica governativa non ha rifinanziato gli ammortizzatori sociali in deroga , per l’anno 2012. Quindi dal primo gennaio resteranno anche senza indennità di mobilità. Ci chiediamo come mai un servizio che potrebbe portare nelle casse del Comune un notevole introito ,oltre che a ridurre il caos dei parcheggi attuale in città, stenti a ripartire? Ci appelliamo, ancora una volta, al sindaco Petraccone affinche’ ci faccia conoscere i motivi che hanno determinato questa situazione.

26 ottobre 2011 0

Camion si ribalta sull’A1, autostrada chiusa e traffico in tilt sulla Casilina

Di redazione

Si è ribaltato disseminando il carico di vetri sull’asfalto. E’ accaduto oggi pomeriggio sull’autostrada Roma Napoli, dopo il casello di San Vittore del Lazio in direzione sud e a rimanere ferito è stato un autotrasportatore trasportato in ospedale a Cassino. Non si conoscono le cause dell’incidente che ha visto unico mezzo coinvolto, un camion che trasportava lastre di vetro, si conoscono però gli effetti che ha avuto la chiusura del tratto di autostrada e il caos che si è creato sulla via Casilina. Sulla strada provinciale, infatti, si è riversato tutto il flusso di veicoli che altrimenti avrebbe percorso l’autostrada. Solo dopo alcune ore, con la riapertura al traffico dell’A1, la situazione è andata via via migliorando.

26 ottobre 2011 1

Comunità Europea: il Popolo sarà pur sovrano, ma loro se ne fregano

Di redazione

Martedi’ 25 ottobre 2011: Il Parlamento della Gran Bretagna ha respinto la richiesta d’indire un referendum sull’Unione Europea. In 483 hanno votato contro la mozione, originata da una petizione popolare, mentre 111 hanno votato a favore. Se si escludono i noti contrari dei vari schieramenti, il numero dei frondisti all’interno del partito Conservatore del premier David Cameron si attesta intorno a 80. Il voto ha segnato una spaccatura fra partito e governo.(tg com) Questa è solo l’ ultima notizia in tema di euroscetticismo. La gente non vuole questa Europa ma i politici fanno finta di niente. Uno dei tanti esempi è datato 1° giugno 2005: I comitati per il no cantano vittoria in Francia. La domenica elettorale ha dato il suo responso: i francesi hanno partecipato in massa al referendum e bocciato la nuova Costituzione Ue. Il no ha ottenuto il 54,87 per cento, pari a 15.422.659 voti. Il sì ha avuto il 45,13 per cento (12.686.732 voti). Il tasso di astensione è stato del 30,26 per cento. «Questa sera – ha detto in un discorso in tv a reti unificate subito dopo l’ufficializzazione dei risultati – i francesi si sono democraticamente espressi. La vostra decisione è sovrana e io ne prendo atto». «Tengo a dire ai nostri partner europei – ha aggiunto Chirac – che la Francia resta naturalmente in Europa e manterrà tutti i suoi impegni» (Corriere della Sera) Dunque Chirac disse: il popolo è sovrano ma io me ne frego e la Francia rimane in Europa. Più la crisi economica si aggrava, più il rafforzamento dell’Unione europea viene presentato come unica soluzione in grado di scongiurare il collasso dell’euro. Lo scenario auspicato ormai in maniera esplicita da più parti è quello di un’unione federale che sottragga sovranità economica ai governi nazionali per centralizzarla nelle mani di un apparato sovranazionale. Ed infatti: le paure si sono andate rafforzando negli ultimi anni, in seguito al modo assai poco democratico in cui i burocrati europei sono riusciti a imporre a tutti gli Stati membri la ratifica del Trattato di Lisbona, che in pratica è la carta costitutiva dei futuri ‘Stati Uniti d’Europa’. Il documento, già bocciato con referendum da francesi e olandesi nel 2005, venne ripresentato tale e quale nel 2007 direttamente ai parlamenti per la ratifica finale. Gli irlandesi però hanno capito e nel 2008 hanno bocciato il Trattato con un referendum popolare. Mostrando un inquietante noncuranza per la volontà di un intero popolo, l’Unione europea ha ignorato l’esito del referendum, che in teoria avrebbe dovuto bloccare il processo di ratifica, e nel 2009 ha costretto Dublino a indire un nuovo referendum, facendo di tutto per rovesciare il verdetto popolare dell’anno prima. E infine riuscendoci. Quindi l’ euroscetticismo è solo un fenomeno diffuso o è il pensiero predominante? Test di ingenuità: George Soros, sul New York Times di martedì 6 settembre ha lanciato un insistente appello per la creazione di “un’autorità centrale europea capace di gestire la crisi”, un’autorità con potere di emettere titoli di Stato. Subito dopo si sente sempre più spesso parlare di ‘Stati Uniti d’Europa’: nell’ ultimo mese lo hanno fatto il premier britannico David Cameron, che ha suggerito questo sbocco per l’Ue, e il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, candidatosi addirittura a diventarne futuro presidente. Ed infatti domenica sera, guarda caso, è stato nominato Mister Euro. Tra i suoi compiti, quello di vigilare che gli stati membri debbano impegnarsi a rispettare tutto cio’ che verrà indicato da Bruxelles. A cominciare dalla riforme strutturali che sono ritenute di fondamentale importanza, fino ad arrivare alla priorità delle politiche economiche interne da perseguire in tempi brevi, cosi’ da arrivare ad una crescita sostenibile inclusiva ed ecocompatibile. George Soros è stato il piu’ grande banchiere del mondo. Ha fatto anche lo speculatore finanziario contro le monete nazionali dal 1970 al 1997. Ha acquisito fama internazionale quando il 16 settembre 1992 affondò la sterlina inglese costringendola ad uscire dallo SME, riportando a casa un guadagno netto e al netto delle tasse di un miliardo e mezzo di pounds. Ma Soros, nella sua storia di grande speculatore ha messo in grandi guai anche il franco francese, il marco tedesco e la nostra povera lira. Nel 1997 ha affondato il “ringgit” la moneta malese, all’epoca più che florida per gli enormi investimenti in Malesia pilotati dalla finanza internazionale. Ora e’ il turno della Grecia. Poi si mangeranno l’ euro. Max Latempa