Tra lettere e nuovi “Papi” Berlusconi cerca equilibri per il suo Governo

29 ottobre 2011 0 Di redazione

“Morto un Papa se ne fa un altro”, sembra essere il detto più frequentemente pronunciato da più parti nel Pdl. Lo avrebbero pronunciato il gruppo degli “scontenti” che con un a lettera anonima pubblicata dall’Ansa, avrebbero invitato il Premier a farsi da parte e dare spazio ad un alto “Papa”; lo avrebbe pensato o detto anche Berlusconi che, di fronte ad una maggioranza che scricchiola non disdegna di pensare ad altre alleanze, a Montezemolo, perché no. A parlare del presidente della Ferrari è stato il ministro Rotondi che, sconfessando il patto tra Berlusconi e Bossi per mandare il Paese alle elezioni prima della fine del mandato, ritiene il Pdl pronto a stringere nuove “amicizie” politiche. Ma la lettera più discussa, e certamente non anonima, è quella di intenti che il Governo ha “dovuto” inviare a Bruxelles per rasserenare gli animi degli alleati. Soglia della pensione a 67 anni per tutti e maggiore flessibilità sui contratti di lavoro, queste le lacrime e il sangue che nella lettera all’Europa, l’Italia si dice pronta a sostenere per quadrare i conti. Quanto sia possibile mantenere quella “promessa” è difficile dirlo, ma in molti sono pronti a scommettere sul contrario. Innanzitutto perché il Governo potrebbe avere i giorni contati e quello prossimo non intenderebbe certo continuare su questa linea, ma se anche dovesse essere mantenuto in vita, il governo Berlusconi conserva all’interno grosse ritrosie in particolare per quanto detto fino ad oggi sulle pensioni. La Lega, del resto, ha minacciato di far saltare più volte i tavoli delle trattative e, forse, ha detto si ai contenuti di quella lettera proprio perché sa che non sono attuabili. Per quanto riguarda la flessibilità del lavoro, dopo aver incassato un timido applauso da parte degli industriali, qualcuno ha pensato di ricordare al Governo che se le pratiche per licenziare il personale fosse stato più semplice di come è adesso, nel corso di questa crisi, ci sarebbero stati oltre 738 mila disoccupati in più. La Camera di Commercio di Mestre, infatti, ha fatto i conti dai quali è emerso che, senza le attuali tutele occupazionali, il tasso di disoccupazione, invece dell’8,2%, sarebbe stato dell’11,1%.
Ermanno Amedei