Mese: novembre 2011

30 novembre 2011 0

Presentazione del Calendario Storico dell’Arma 2012

Di admin
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Con il Calendario Storico 2012, l’Arma dei Carabinieri ha voluto celebrare le tappe del Bicentenario dell’Arma dei Carabinieri: dallo Stato unitario alla formazione della coscienza nazionale, nel segno dei grandi ideali, Patria, Libertà, Legalità.

E’ questo il secondo dei “Calendari della memoria”, un ciclo che, inaugurato lo scorso anno, ci accompagnerà allo straordinario appuntamento del Bicentenario dell’Arma, nel 2014. I cinquant’anni di storia istituzionale che vi sono rievocati – dal 1864 al 1914 – coincidono con i primi intensi impegni per il giovane Stato italiano all’indomani della proclamazione dell’Unità. Sono gli anni in cui la “Stazione” dei Carabinieri diviene, nelle piccole come nelle grandi Municipalità, punto di riferimento per tutti i cittadini e il “Maresciallo” figura complementare a quelle del Sindaco e del Parroco.in cui la società italiana inizia ad assumere quel patrimonio di valori e di simboli che la distinguerà nelle epoche successive e sarà modello di ispirazione per narrazioni letterarie e ricostruzioni storiche, con il Carabiniere costantemente protagonista.

L’Arma dei Carabinieri è per tutti gli Italiani la “Benemerita”.

Un riconoscimento significativo che ben sintetizza, nel comune sentire della gente, la straordinaria abnegazione con cui i Carabinieri si pongono quotidianamente al servizio della comunità nazionale, garantendo la sicurezza e l’ordinata convivenza civile. Questo è il motivo per cui la copertina del Calendario Storico 2012 – il secondo dei “Calendari della memoria”- è dedicata all’Assemblea Parlamentare che il 24 giugno 1864, in una relazione ufficiale indirizzata al Governo, afferma l’interesse della Nazione per l’Arma, definendola “Benemerita” per i servizi che essa rende in ogni parte d’Italia. Un appellativo che ha sempre impegnato la coscienza di tutti i Carabinieri, orgogliosamente consapevoli del dovere di onorare con il presente una impareggiabile storia di eroismo e di incondizionata dedizione al bene comune. Una storia lunga ormai quasi due secoli, nel corso dei quali l’Arma è stata, prima, interprete dello spirito risorgimentale e, poi, vigile e affidabile sentinella a tutela della legalità e dei valori fondanti della Nazione. Un impegno che le tavole di questo Calendario illustrano con brevi ed efficaci tratti, leggendo le vicende salienti della storia d’Italia, dal 1864 al 1914. Sono gli anni in cui la Stazione Carabinieri diviene, nelle piccole come nelle grandi municipalità, espressione pulsante della vicinanza dello Stato al cittadino. Sono gli anni in cui il Comandante di Stazione si afferma quale riconosciuta figura di riferimento per le comunità, accanto al sindaco, al parroco e, come si può rilevare dalla iconografia popolare, accanto al farmacista. E’ in questa relazione con il territorio e con le sue comunità che affonda le radici quella speciale e affettuosa intesa tra i Carabinieri e gli Italiani. Un’intesa che si alimenta, ad un tempo, della generosa dedizione dei militari dell’Arma e del consenso con il quale sono ricambiati dai cittadini. Il Calendario del 2012, scorrendo cinquant’anni di storia dell’Arma e della Nazione, ha il merito di annodare i fili del passato a quelli del presente, utilizzando l’essenza della missione dei Carabinieri da 198 anni: “essere al servizio” degli altri. E infatti, è proprio quell’ “essere al servizio” il comune denominatore che lega il sindaco, il parroco, il farmacista e il maresciallo in una preziosa complementarietà, riferimento sicuro e affidabile per i cittadini. Anche oggi l’Arma, proprio attraverso il tessuto di sicurezza delle sue Stazioni, si propone quale testimone e interprete di quei sentimenti, semplici e schietti, tratteggiati dalle tavole del Calendario e che, pur nell’aggiornata socialità dei tempi moderni, ispirano il vissuto quotidiano delle nostre popolazioni e generano la fiduciosa speranza in un prospero futuro per i nostri figli Le tavole illustrano il 2° secolo di vita dell’Arma ripercorrendo le tappe di maggiore valenza storica:

Contro il brigantaggio

La repressione del brigantaggio impegnò lungamente l’Arma, che vi prese parte con oltre un quarto dei 18.461 Carabinieri che ne costituivano l’organico all’indomani della proclamazione dello Stato unitario. Nei territori meridionali operarono con successo le Stazioni delle Legioni Carabinieri di Napoli, Bari, Salerno, Chieti, Catanzaro e Palermo. Anche in quello specifico contesto storico si evidenziò la straordinaria vitalità del modello organizzativo dell’Arma, che ancora oggi ha nella Stazione uno dei perni fondamentali dell’articolato dispositivo della sicurezza nazionale. Leggendaria figura dell’Arma nella lotta al brigantaggio fu Chiaffredo Bergia (a sinistra, nel ritratto). Per le numerose ed importanti operazioni di servizio compiute nei territori delle Legioni di Chieti e di Bari, il Carabiniere Bergia fu promosso per meriti speciali prima al grado di Brigadiere e poi di Maresciallo, meritando numerose onorificenze, tra cui una Medaglia d’Oro e tre d’Argento, tutte al Valor Militare. L’eroico militare si spense a Bari, nel 1892, all’età di 52 anni, col grado di Capitano.

Sotto, Chiaffredo Bergia travestito da pastore nel periodo di servizio presso la Legione di Chieti. Il Sottufficiale si sottoponeva a lunghi periodi di isolamento sulle montagne abruzzesi per dare la caccia alle agguerrite bande di briganti.

Sotto, nelle campagne di Taranto, uno scontro a fuoco tra i Carabinieri guidati dal Capitano Francesco Allisio e componenti dell’agguerrita banda Pizzichicchio. Altri militari si distinsero nella lotta al brigantaggio: furono il Carabiniere Giuseppe Bursacchelli in Sicilia, il Capitano Salvatore Frau nel Salernitano, il Luogotenente Stefano Degiovannini in Abruzzo e il Maresciallo Francesco Rebola, che sgominò in Basilicata la banda Ninco Nanco. ——————————————————————————————————–

Addio, mia bella addio

Nel 1866, un rinnovato spirito patriottico indusse Vittorio Emanuele II ad entrare nuovamente in guerra contro l’Austria. L’Arma partecipò alla Terza Guerra d’Indipendenza con un contingente di 660 uomini, oltre al personale delle Stazioni di confine impegnate nel prezioso servizio di informazioni su movimenti e consistenza del nemico. L’esito vittorioso del conflitto permise all’Italia di conquistare il Veneto, il cui governo provvisorio fu inizialmente affidato all’Arma dei Carabinieri. Garibaldi prese parte al conflitto con il «Corpo Volontari Italiani», di cui entrarono a far parte anche numerosi Carabinieri al comando del Capitano Vittorio Caravadossi. Fu proprio a quest’ultimo che Garibaldi indirizzò, al termine della spedizione, le seguenti espressioni di encomio: “Accogliete una parola di lode per il magnifico contegno da Voi tenuto presso i corpi volontari in tutta la campagna del ‘66 e graditela come ben meritata da Voi e dai Vostri subordinati”.

Sopra, “I Carabinieri in un episodio della Terza Guerra d’Indipendenza”, da un dipinto di Sebastiano De Albertis. A sinistra,”La partenza dei volontari”, del pittore Girolamo Induno. Sotto, l’ingresso delle truppe italiane in Piazza San Marco, a Venezia, il 19 ottobre 1866.

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Garibaldi arrestato tre volte

La stampa illustrata dell’800 ci ha tramandato una eloquente documentazione iconografica degli episodi in cui i Carabinieri “arrestarono” le imprese di Garibaldi che, con le sue imprevedibili iniziative, rischiava di compromettere l’azione del Governo. Furono tre gli ordini di arresto che i Carabinieri dovettero eseguire nei confronti dell’eroe risorgimentale. Una prima volta a Chiavari nel 1849, poi a Sinalunga nel 1867 e, sul finire dello stesso anno, a Figline Valdarno. Quest’ultima occasione maturò in seguito alla sconfitta dei “Garibaldini” a Mentana, nei pressi di Roma, ad opera dell’esercito pontificio e delle truppe francesi. Il Governo italiano dovette prendere la dolorosa decisione di ordinare l’arresto di Garibaldi, nel timore che questi, per ripagarsi dell’insuccesso subito, puntasse decisamente su Roma per realizzare il sogno infranto nel 1849 con la Repubblica Romana. L’arresto venne eseguito alla stazione ferroviaria dal Luogotenente Colonnello Deodato Camosso.

A sinistra, il fermo del Generale Garibaldi operato a Sinalunga dal Tenente Federico Pizzuti, che diventerà Comandante Generale dell’Arma nel 1904. In tutte le occasioni dei suoi fermi, Garibaldi ebbe ad esprimere il proprio compiacimento per la correttezza ed il riguardo dimostrati nei suoi confronti dai Carabinieri.

Sopra, l’attacco degli Zuavi francesi a Mentana (Roma), nei pressi di Villa Santucci, il 3 novembre 1867. A seguito della sconfitta di Garibaldi, il Primo Ministro Menabrea diede ordine ai Carabinieri di arrestare il Generale e di condurlo nel Forte del Varignano, a La Spezia. Gli illustratori dell’epoca ci hanno lasciato varie interpretazioni dell’episodio: Fortunino Matania rappresentò l’Ufficiale dell’Arma che procedette al fermo in atteggiamento visibilmente commosso (sotto), mentre il disegnatore Ghinzaghi ritenne di dare maggiore tensione alla scena dell’arresto, con un Carabiniere colto nell’attimo in cui non regge all’emozione (pagina a fianco, in basso).

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Sotto, trombettiere dei Corazzieri nell’uniforme indossata a Firenze il 30 aprile 1868.

L’elmo è in metallo con bronzatura blu-nera, sormontato dal cimiero bordato da ciniglia rossa. La coda dell’elmo è in crine di cavallo nero. Sul pettorale della corazza, in metallo brunito, e sull’elmo è la croce di Savoia in argento. I pantaloni e i guanti sono in pelle bianca scamosciata e gli stivali, alla “scudiera”, in pelle lucida. Gli alamari sono gli stessi previsti per gli altri reparti dell’Arma dei Carabinieri. Anche la sciabola è quella dei reparti a cavallo dell’Arma; otto anni più tardi verrà dotata di un’elsa particolarmente elaborata ed elegante.

Nascono a Firenze i Corazzieri

Il 30 aprile 1868 a Firenze, Capitale del Regno d’Italia dal 1864, si tenne la celebrazione ufficiale delle nozze tra il Principe ereditario Umberto di Savoia e la Principessa Margherita. Per conferire alle celebrazioni la necessaria solennità si pensò ad un reparto militare di alta rappresentanza. La scelta cadde sui Carabinieri a cavallo. Il corteo regale si snodò per le strade di Firenze tra una folla straripante giunta da ogni angolo d’Italia. I Carabinieri indossarono le corazze e gli elmi utilizzati 26 anni prima a Stupinigi in occasione delle nozze del Re Vittorio Emanuele II e “rubarono la scena” alla stessa coppia principesca. In virtù di tale successo, il reparto non venne più sciolto assumendo il nome di “Carabinieri Guardie del Re”, progenitori degli attuali Corazzieri che, a Palazzo del Quirinale, a Roma, svolgono i servizi d’onore e di sicurezza in favore del Presidente della Repubblica.

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La prima lettera da Roma liberata

La prima lettera da Roma liberata a prima cronaca della presa di Roma del 20 settembre 1870 non venne scritta né da un giornalista, né da uno scrittore. La si deve al Luogotenente dei Carabinieri Giacomo Acqua, che, poche ore dopo l’ingresso in Roma, vergò una lettera diretta alla moglie Rosa, a Jesi, nelle Marche: “Entrati oggi alle 10 ante a Roma dopo un combattimento di 5 ore. Ti scrivo, dunque sono vivo, e sto bene. Abbiamo avuto poche ma dolorose perdite. Noi siamo entrati dalla breccia aperta in vicinanza di Porta Salaria, dalla nostra artiglieria. Addio di cuore. Saluta mio padre e la tua famiglia. Tuo Giacomo”. Una rarità filatelica la lettera del Luogotenente Acqua, spedita da Roma il giorno della liberazione con francobollo italiano e annullo delle Poste vaticane. All’Ufficiale, ucciso nel 1874 a Genazzano (RM) in uno scontro a fuoco con alcuni banditi, è intitolata la caserma del Comando Legione “Lazio”, in Piazza del Popolo. ——————————————————————————————————–

A Roma, subito al lavoro

Erano trascorsi poco più di tre mesi dal loro arrivo a Roma quando i Carabinieri furono chiamati a soccorrere la popolazione a seguito dello straripamento del Tevere, che il 26 dicembre 1870 inondò il popoloso quartiere del Ghetto, la zona di via Condotti e di via del Corso,spingendosi fino a Piazza del Popolo, sulla quale si affacciava la caserma che i Carabinieri occuparono sin dal giorno del loro ingresso a Roma. La grave calamità indusse Vittorio Emanuele II ad anticipare il suo ingresso nella Capitale designata dello Stato italiano. Il Sovrano vi giunse il 31 dicembre, alle quattro del mattino e, scortato dai Carabinieri a cavallo, visitò le zone più colpite dall’inondazione. Nei giorni precedenti i militari dell’Arma avevano dato alla popolazione romana una prima tangibile prova della loro infaticabile generosità nel prestare soccorso agli abitanti delle zone alluvionate. Si era distinto, in particolare, il Luogotenente Michelangelo Spada, che operò con i suoi Carabinieri numerosi salvataggi di cittadini rifugiatisi ai piani superiori delle case del quartiere Tor di Nona, uno dei più colpiti della Capitale.

A destra e nel riquadro in basso, due momenti dell’azione di soccorso dei Carabinieri a favore della cittadinanza romana duramente colpita dall’inondazione del Tevere del 1870. Sotto, la visita, alle prime luci dell’alba, di Vittorio Emanuele II ai quartieri di Roma, in occasione della grave alluvione. Furono moltissimi i cittadini che, malgrado l’ora notturna, fecero ala al corteo del Sovrano scortato dai Carabinieri a cavallo. ——————————————————————————————————–

Prima dell’esondazione del Tevere, il contingente di Carabinieri di stanza a Roma, sin dal 20 settembre 1870, aveva effettuato ben 192 operazioni di servizio per debellare il brigantaggio e la delinquenza comune che affliggevano la futura Capitale d’Italia. Inizialmente il distaccamento di Carabinieri giunto a Roma con le truppe del Generale Cadorna venne posto al comando del Luogotenente Colonnello Francesco Mariani e ordinativamente assegnato alla Legione territoriale di Firenze. Solo il 1°gennaio 1874, con l’istituzione della Legione Carabinieri di Roma, la Capitale ebbe un Comando territoriale autonomo con competenza sull’intero Lazio, cui si aggiunse, quattro mesi più tardi, il “Comitato”, organo collegiale con funzioni di Comando Generale dell’Istituzione.

Un raggio di sole sulla Bandiera dell’Arma

Il 14 marzo 1894, a Roma, il Re Umberto I consegnò al Comandante della Legione Allievi Carabinieri il Tricolore. Scrisse l’inviato di un settimanale: “Nonostante il tempo piovigginoso, Roma fu tutta in festa… e quando l’aspersorio benedice la Bandiera, il pubblico scoppia in un fragoroso applauso. In quel momento appare un raggio di sole…” (Incisione tratta da “La Tribuna Illustrata” dell’epoca).

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Nasce l’editoria dell’Arma

L’editoria nell’Arma prese vita nel 1872 per iniziativa dell’editore Carlo Marchisio, un privato che colse appieno l’opportunità di realizzare un periodico che esaltasse le innumerevoli benemerenze di servizio dei Carabinieri. Nacque così “Il Carabiniere, giornale militare”, con una formula editoriale semplice e incisiva: una cronaca d’apertura, illustrata da una stampa in copertina, che proponeva una delle operazioni di servizio compiute dai Carabinieri, seguita da articoli sulla storia patria, profili di personaggi famosi, rubriche di natura professionale e, infine, un romanzo a puntate. Cessata la pubblicazione nel 1879, la rivista “Il Carabiniere” tornò a nuova vita nell’ultimo dopoguerra – questa volta sotto il patrocinio dell’Arma – a confermare il suo primato di longevità tra le testate italiane.

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L’arte scopre i Carabinieri

Nel 1884, a Torino, Sebastiano De Albertis presentò all’Esposizione di Belle Arti il quadro intitolato «Pastrengo nel 1848», che celebrava la travolgente carica dei Carabinieri a cavallo avvenuta il 30 aprile 1848 nel corso della I Guerra d’Indipendenza. Fu il Generale dei Carabinieri a riposo Bernardino Morelli di Popolo, che aveva partecipato alla carica con il grado di Capitano, a collaborare alla realizzazione del dipinto, ripercorrendo con l’autore i luoghi della battaglia e fornendogli tutte le informazioni circa le uniformi, le armi e le bardature. Il Re Umberto I acquistò il dipinto per il Castello di Racconigi, nei pressi di Torino, ove l’opera rimase fino al 1946, data in cui il quadro fu donato all’Arma ed esposto presso il Museo Storico di Piazza Risorgimento a Roma, ove tutt’oggi si trova. L’episodio valse alla Bandiera dell’Arma la prima Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: “Per la gloriosa carica che con impeto irrefrenabile e rara intrepidezza eseguirono i tre Squadroni di guerra dei Carabinieri Reali decidendo le sorti della battaglia in favore dell’Esercito Sardo”.

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Soccorso, assistenza, protezione

Il 10 luglio 1884 la Stazione Carabinieri di Casnigo, in provincia di Bergamo, segnalò la presenza di due casi di colera. Erano i prodromi della grave epidemia che colpì quell’anno l’intera Penisola. Manifestazioni di panico e di intolleranza si susseguirono in ogni angolo d’Italia. Alcuni Comuni realizzarono veri e propri cordoni di isolamento per affrancarsi da possibili contagi. Il caso più eclatante si ebbe a Longobucco, in provincia di Cosenza, dove il 21 agosto 1884 gli abitanti impedirono ai Carabinieri della Sezione di Rossano Calabro di entrare nel centro abitato per verificare l’adozione delle previste misure di profilassi sanitaria. Si rese necessario l’intervento di militari di rinforzo della Compagnia di Cosenza per sottrarre il paese all’isolamento arbitrariamente adottato. A condurre l’operazione fu il Colonnello Carlo Pagni, Comandante della Legione, che conseguì il risultato di ripristinare la legalità senza ricorrere alla forza.

Tra il 1884 e il 1885, la psicosi creata dalla diffusione dell’epidemia di colera determinò in molte località della Penisola vere e proprie sommosse da parte delle popolazioni contro le autorità locali, accusate di non avere adottato tutte le misure atte a prevenire il morbo. In alcune città, particolarmente a Napoli e più in generale nel Meridione, venivano quotidianamente portate in processione le immagini dei Santi Patroni, nella speranza che le suppliche potessero sconfiggere il male.

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Contro il pericolo eversivo

Non erano trascorsi molti anni dalla proclamazione dell’Unità d’Italia quando, in diverse località della Penisola, si verificarono moti popolari di tipo insurrezionale, che assunsero in breve carattere esteso e organizzato. In Lunigiana i Carabinieri furono i primi a pagare un tributo di sangue per contrastare l’ondata sovversiva. Il Brigadiere Giuseppe Campi e il Carabiniere Adriano Fini vennero aggrediti e feriti da una turba di oltre 400 individui armati mentre pattugliavano a cavallo la zona di Passo della Foce. Fu poi la volta del Vicebrigadiere Luigi Mugnaini e del Carabiniere Celso Botolini, l’uno ferito, l’altro caduto esanime nello scontro con i rivoltosi. Dopo un mese di lotte, il Generale Nicola Heusch, Commissario Straordinario in Lunigiana, rivolgeva ai Carabinieri un indirizzo di compiacimento, grato per non essere stato costretto, grazie all’azione dei militari dell’Arma, ad applicare con durezza lo stato d’assedio. A sinistra, la sommossa scoppiata a Pietraperzia, in provincia di Caltanissetta, all’inizio dell’anno 1894. In Sicilia la rivolta prese origine dall’aumento delle imposte daziarie, assumendo per simbolo un fascio di “ddisa”, un’erba di montagna, per cui il movimento prese il nome di “Fasci di Sicilia”.

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A Creta e in Cina, le prime missioni di pace all’estero

Nel 1897 i Carabinieri furono chiamati alla prima impegnativa missione all’estero con funzioni di polizia e di addestramento. Del contingente italiano inviato a Creta per risolvere la crisi greco-turca, faceva parte un drappello di Carabinieri al comando del Capitano Federico Craveri, con il compito, tra l’altro, di provvedere alla riorganizzazione della Gendarmeria di Creta. I positivi risultati di tale azione si manifestarono nel 1905, quando la guerra civile scoppiò nuovamente sull’isola. A sedarla fu proprio l’efficiente organismo di polizia cretese, strutturato sul modulo organizzativo dell’Arma.

A destra, da «L’Illustrazione Italiana» del 16 ottobre 1898: “Il disegno mostra una delle scene nelle quali i Carabinieri si fecero onore, spiegando prontezza e coraggio nell’arrestare gli incendiari che s’eran gettati a nuove stragi contro i cristiani candioti.”

Sopra, equipaggio composto da Sottufficiali dell’Arma e da Gendarmi cretesi in servizio nella rada di La Canea. Sotto, esercitazione di Gendarmi candioti a cavallo, preceduti da un istruttore dei Carabinieri.

Nel Corpo di spedizione internazionale, inviato in Cina nell’agosto del 1900 per tutelare gli interessi europei a fronte della rivolta dei Boxers, figurava un contingente di Carabinieri, cui venne affidato il compito di affiancare le forze di polizia locali per coordinare gli interventi volti a ripristinare l’ordine. Nel marzo 1903, all’atto di avvicendare le truppe regolari che avevano fiaccato la rivolta xenofoba, si decise di costituire a Pechino un Distaccamento fisso dell’Arma presso la Legazione italiana, con compiti di sicurezza e scorta. Con la missione in Cina ebbe inizio per l’Arma il servizio a protezione delle Sedi diplomatiche nazionali all’estero.

A destra, un Carabiniere e due agenti di polizia cinesi dopo l’arresto di un membro della setta dei “Boxers”.

——————————————————————————————————– “Carabinieri col dovere dell’eroismo”

l titolo è tratto dalla cronaca del giornalista siciliano Glauco Licata, che descrisse da testimone il disastroso sisma di Messina e Reggio Calabria del 28 dicembre 1908. L’impegno dei Carabinieri è quello sempre dimostrato in simili circostanze. Già nel 1872 erano intervenuti nell’entroterra napoletano, in soccorso delle popolazioni colpite dall’eruzione del Vesuvio, quindi nello stesso anno in Toscana e nel Ferrarese per le ricorrenti alluvioni. Il sostegno dei Carabinieri alle popolazioni non mancò nemmeno in occasione del grave sisma che colpì nel 1883 Casamicciola, sull’isola d’Ischia, e si rinnovò in Lombardia, Puglia, Veneto, in occasione delle inondazioni del 1903 e del 1905. La straordinaria dedizione dei Carabinieri nella dolorosa contingenza del terremoto di Messina e di Reggio valse alla Bandiera dell’Arma la concessione della Medaglia d’Oro di Benemerenza con la seguente motivazione: «Si segnalò per operosità, coraggio, filantropia e abnegazione nel portar soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28 dicembre 1908». Sotto, l’opera di soccorso dei Carabinieri nella ricostruzione del pittore Silvano Campeggi.

Durante la cerimonia per la consegna dell’Onorificenza alla Bandiera dell’Arma, il Ministro della Guerra Paolo Emilio Spingardi disse tra l’altro: “…Voi meritate ancora il lusinghiero nome col quale il popolo, riconoscente, vi chiama “Arma Benemerita”. La Medaglia d’Oro di Benemerenza venne anche assegnata al Maggiore Carlo Tua e al Vicebrigadiere Mario Realacci. 32 Medaglie d’Argento, 82 di Bronzo, sempre di Benemerenza, 33 Menzioni Onorevoli e 1.029 Encomi Solenni premiarono i particolari meriti di altrettanti militari tra Ufficiali, Sottufficiali e Carabinieri che si prodigarono e si distinsero durante le drammatiche giornate del terremoto di Messina e Reggio Calabria.

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Dal concerto in piazza all’esibizione alla Scala

Nati ufficialmente il 1°ottobre 1820 come Trombettieri inseriti nelle formazioni a piedi e a cavallo, i «Carabinieri musicanti» costituirono nel 1862 le Fanfare delle Legioni, col caratteristico pennacchio bianco e rosso. Il potenziamento della Fanfara della Legione Allievi di Roma portò alla nascita dell’attuale Banda dell’Arma. Le frequenti esibizioni nelle manifestazioni di rilievo nazionale e la partecipazione, nel 1898, al Concorso internazionale di bande svoltosi a Torino in occasione dell’Esposizione Generale Italiana, ne delinearono il profilo di vera e propria “orchestra di fiati”. Dopo che la sua fama l’aveva già portata a esibirsi a Parigi e a Londra, il 15 marzo 1920 le venne assegnato il ruolo di «Banda dell’Arma dei Carabinieri». Una fama artistica in continua ascesa, che il 19 marzo 2011, nell’ambito delle celebrazioni delle 5 Giornate di Milano, ha portato la Banda a tenere uno storico concerto al Teatro alla Scala, tempio mondiale della musica lirica.

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DECORAZIONI NEL PRIMO CENTENARIO (1814 – 1914)

ALLA BANDIERA

2 MEDAGLIE D’ARGENTO AL VALOR MILITARE “PER LA GLORIOSA CARICA CHE CON IMPETO IRREFRENABILE E RARA INTREPIDEZZA ESEGUIRONO I TRE SQUADRONI DI GUERRA DEI CARABINIERI REALI DECIDENDO LE SORTI DELLA BATTAGLIA IN FAVORE DELL’ ESERCITO SARDO”. PASTRENGO, 30 APRILE 1848. “PER I SEGNALATI SERVIZI RESI DALL’ARMA NELLA CAMPAGNA DI GUERRA IN LIBIA 1911-1912”. 2 MEDAGLIE DI BRONZO AL VALOR MILITARE “PER ESSERSI DISTINTI NEL FATTO D’ARME PRESSO VERONA IL 6 MAGGIO 1848”. “PEI FATTI D’ARME DEI 24, 25 E 27 LUGLIO 1848 ALLE GOLE DI STAFFALO, SULLE ALTURE DI SOMMACAMPAGNA, ED IL DÌ 4 AGOSTO STESSO ANNO FUORI LE PORTE DIMILANO E NELL’INCOMINCIATO ASSEDIO DI PESCHIERA”. 1 MEDAGLIA D’ORO DI BENEMERENZA PER IL TERREMOTO DEL 1908 “SI SEGNALÒ PER OPEROSITÀ, CORAGGIO, FILANTROPIA E ABNEGAZIONE NEL PORTAR SOCCORSO ALLE POPOLAZIONI FUNESTATE DAL TERREMOTO DEL 28 DICEMBRE 1908”.

INDIVIDUALI

5 MEDAGLIE D’ORO AL VALOR MILITARE CAR. GIOVANNI BATTISTA SCAPACCINO, “ALLA MEMORIA” (1834); LUOG. GEROLAMO BERLINGUER (1835); CAP. AGOSTINO CASTELLI (1840); BRIG. CHIAFFREDO BERGIA (1871); MAR. LUSSORIO CAU (1899). 7 MEDAGLIE D’ORO AL VALOR CIVILE CAR. PIETRODOSIO (1861); BRIG. SALVATORECONZEDDU (1863); BRIG. ANGELOROSAULIANA (1881); LUOG. GIUSEPPE ARTINA (1883); CAP. CESARECORALLI (1884); CAR. GIUSEPPE PERINO (1899);BRIG. GAETANOMONDA (1906). 18 MEDAGLIE D’ORO DI BENEMERENZA BRIG. CLEMENTE CATTE (1856); CAR. GIOVANNI ANTONIO LOFFREDO (1856); BRIG. IGNAZIOMEREU (1856); V. BRIG. GIOVANNI LIONE (1856); CAR. MICHELE SADDA (1856); CAR. GIOVANNIANTONIO TOLA (1856); BRIG. CARLOVIGO (1856); BRIG. CESARE CAIRO (1869); BRIG. GIUSEPPE LEONE (1869); BRIG. GIACOMO SANGUINI (1869); APP. PASQUALE FRATI (1884); CAR. ANTONIO DELFANTI (1884); CAR. GIOVANNI BATTISTA BERNAND (1884); CAP. GABRIELE RUZZI (1886); BRIG. ANGELO GOVERNO (1886); TEN. GEN.GIUSEPPE DEL ROSSO (1908); MAGG. CARLO TUA (1908);BRIG. MARIO REALACCI (1908). 19 ORDINI MILITARI DI SAVOIA CAR. MARTINO BERTOLOTTI (1823); CAR. GIOVANNI FONTANA (1823); CAR. GIUSEPPE CAVALLI (1823); CAR. RAFFAELE UGAS (1823); CAR. SATURNINO DETTORI (1823); CAR. FRANCESCO CASALIS (1823); MAR. EFISIO SCANIGLIA (1856); CAP. CAMILLO GOUTRY (1860); BRIG. CHIAFFREDO BERGIA (1861); S. TEN. GIACOMO ACQUA (1861); CAP. FRANCESCO ALLISIO (1863); CAP. SALVATORE FRAU (1865); COL. EDOARDO SANNAZZARO DI GIAROLLE (1866); CAP. STEFANO DEGIOVANNINI (1866); TEN.GEN. FEDERICO LOVERA DI MARIA (1867); CAR. RAIMONDO PISTIS (1873); MAGG. EUGENIO BARATONO (1894); MAR. LORENZOGASCO (1906); TEN. GIOVANNI BATTISTA CAROSSINI (1907). 1.709 MEDAGLIE D’ARGENTO AL VALOR MILITARE 2.519 MEDAGLIE DI BRONZO AL VALOR MILITARE

30 novembre 2011 0

Frosinone (Scalo), Cassino, Ferentino, Ceccano e Alatri uniti dall’emergenza Pm10

Di redazione

E’ emergenza inquinamento da polveri sottili a Ferentino e in altre quattro città del frusinate. Atmosfera satura di veleni nella città gigliata come rilevato dalla centralina di Sant’Agata. Ferentino è da considerare una città “avvelenata” dalle Pm10 e in emergenza inquinamento, come Frosinone scalo, Ceccano, Alatri e Cassino. L’ultimo rilevamento dell’Arpa del 29 novembre 2011, denota il 52esimo giorno di sforamento a Ferentino in barba al massimo consentito di 35 superamenti, con 83 su 50 ug/m3 max. Alle stelle anche i valori di No2, i più alti in provincia (208 ug/m3, 8° sforamento). E il Circolo cittadino di Legambiente lancia l’allarme: “la densità del traffico automobilistico costituisce uno degli elementi più critici per Ferentino, a questo si aggiunge l’inquinamento indotto dal riscaldamento civile”. La presidente di Legambiente, Cova, propone all’amministrazione comunale: “la domenica senza traffico automobilistico in centro. Il rilevamento di tali inquinanti fornisce l’indice di pericolosità raggiunto, di conseguenza bisogna ricorrere alle contromisure. Si sa, tali provvedimenti sono percepiti dal cittadino come vincoli scomodi per lo svolgimento della vita quotidiana, ma hanno significati più profondi per migliorare la qualità dell’aria”. Aldo Affinati

30 novembre 2011 1

No alla pena di morte per cani e gatti: il Parlamento Europeo discute la proposta di Aidaa

Di admin

Da Aidaa riceviamo e pubblichiamo: Potrebbe essere discussa nei prossimi mesi dalla commissione petizioni del Parlamento Europeo la proposta presentata dall’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente a firma del presidente Lorenzo Croce con la quale si chiede alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo di proporre una “Moratoria della pena di morte dei cani in Europa e l’introduzione della sterilizzazione come unico metodo di controllo del fenomeno del randagismo di cani e gatti nei paesi dell’Unione Europea”. Documento questo che potrebbe aprire la strada ad una normativa europea (anche se i tempi non sono affatto brevissimi) che preveda la definitiva fine della pena di morte che ogni anno coinvolge migliaia di cani sia in Spagna che in Romania (dove recentemente è stata approvata una legge che se applicata interamente permette di abbattere milioni di cani). La proposta AIDAA unitamente ad un primo documento presentato nello scorso marzo è stata dichiarata ricevibile dalla commissione Petizioni gia dallo scorso agosto (vedi documento allegato) ed ora pur con una serie di limitazioni legate alla competenza della commissione e del Parlamento in materia di legiferazione sui diritti degli animali ed in particolare sul settore specifico verso le crudeltà commesse nei confronti degli animali si potrà iniziare un iter politico-istituzionale che ha come obbiettivo finale la fine dell’applicazione dell’Eutanasia contro cani e gatti ancora in vigore in alcuni paesi dell’Unione Europea. “Si tratta di un piccolo passo in avanti- ci dice Lorenzo Croce presidente nazionale AIDAA- e sappiamo che la strada è in salita, ma siamo certi che la nostra proposta, unita ad altre proposte che vanno nella stessa direzione serviranno da apripista al dibattito politico per superare la vecchia concezione dell’eutanasia come sistema del controllo del randagismo. Ci muoviamo con i piedi di piombo consapevoli delle limitazioni a cui siamo ancora sottoposti, ma occorre iniziare pur da qualche parte. Noi iniziamo da questa con la speranza di raggiungere nell’arco di qualche anno entrambi gli obbiettivi. Qualcuno ci ha gia detto che si tratta di una sfida impossibile, ma- conclude Croce- se mai si inizia ma si potrà arrivare alla meta”.

30 novembre 2011 0

Avvento e tempo di Natale. Siamo tutti più “buoni”. Ma come sempre ci sono in agguato i truffatori. Il business della carità

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Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: Tempo di Avvento e atmosfera di Natale nell’aria. S’innalza il livello generale della solidarietà e ci si sente tutti un po’ più buoni. Ma non tutti però siamo animati dalle medesime buone intenzioni. Perché sotto il segno della carità e delle donazioni liberali spesso si nasconde un mondo di “furbacchioni” e di senza scrupoli che inevitabilmente ci devono portare ad aumentare i livelli d’attenzione verso le organizzazioni ed i soggetti che raccolgono fondi perché non sempre il denaro donato raggiunge i soggetti cui apparentemente doveva essere destinato.

Pur ritenendo indispensabile il lavoro quotidiano che svolgono migliaia di associazioni e persone oneste per la tutela dei più disparati diritti e per il sostegno di fasce sempre più importanti della cittadinanza, se non si tratta di una vera e propria jungla quella delle organizzazioni non profit ed enti benefici che si occupano della raccolta fondi, poco ci manca, ed è notevole la difficoltà per i consumatori ad individuare tra i soggetti che si occupano effettivamente di destinare le risorse raccolte per gli scopi dichiarati, salvo detrarre una minima quota necessaria per le spese organizzative, e quelle che invece nascono come funghi nei periodi clou dell’anno come quello prenatalizio e che vivono il tempo necessario per riempire le tasche di qualche malintenzionato o peggio ancora quelle che della raccolta fondi fanno la loro ragion d’essere quale fonte di reddito permanente.

Per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, è chiaro che la libertà di associazione garantita dalla nostra Costituzione deve contemperarsi con la necessità di trasparenza in un settore delicato come questo, dove chiunque può costituire un’associazione o un comitato senza registrarlo. Quindi, prima di effettuare una donazione è bene che ci s’informi in merito all’affidabilità dell’ente che la sta proponendo, se sia registrato o meno, che abbia un suo bilancio, che garantisca la tracciabilità delle donazioni rilasciando un’apposita ricevuta numerata.

In Germania, per esempio, maggiori garanzie in merito sono date dalla presenza o meno del sigillo dell’Istituto centrale tedesco per le questioni sociali. Forse è bene che si pensi di fare qualcosa di analogo anche in Italia?

30 novembre 2011 0

Federcontribuenti Veneto – La crisi della liquidità e la coscienza sporca delle banche

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Da Federcontribuenti Veneto riceviamo e pubblichiamo: C’è davvero qualcosa che non torna, qualcosa che non funziona, nella rappresentazione che quotidianamente ci proviene dal mondo bancario, su quel che accade di questi tempi, riguardo alla crisi finanziaria ed economica che ha investito il Paese, l’Europa e in generale l’intero mondo occidentale. In particolare quando il discorso va a parare su di loro, sulle banche. Una serie di incongruenze che come minimo andrebbero spiegate, perché i costi di questa crisi, in termini umani e sociali, si stanno facendo sempre più alti. Si sente ripetere spesso: “Le banche sono in crisi di liquidità”. La conseguenza è la difficoltà per esempio ad accedere a finanziamenti per la propria attività economica (cosa praticamente impossibile se si tratta di una start-up, ossia un’impresa appena fondata) o per l’acquisto di una casa da parte di una giovane coppia, a meno che i genitori non firmino loro precise e abbondanti garanzie. Praticamente i mutui sono diventati dei beni di lusso. “C’è crisi di liquidità”, dicono. Ma siamo sicuri che sia vero?

Qualche settimana fa un imprenditore della provincia padovana, al termine di un colloquio presso la filiale della propria banca si è recato presso il suo capannone e ha deciso di farla finita. E’ un evento tragico, che getta nello sconforto famigliari e amici, da trattare con molta delicatezza e rispetto, forse con il silenzio. Ma quel che non si può tacere è che questo genere di episodi stanno avvenendo sempre più spesso. Tutte le associazioni di categoria lo denunciano: “gli imprenditori sono lasciati soli, l’impossibilità di accedere al credito delle banche li sta strangolando!”. Le banche, è chiaro, rispondono: “C’è crisi di liquidità” che è un modo più elegante per dire “i soldi sono pochi e su quelli che prestiamo dobbiamo avere assolute garanzie”. E questo è quanto ci è dato sapere.

Ma noi sappiamo che il denaro di cui possono disporre le banche è dato, praticamente in forma gratuita, dai correntisti che hanno i loro depositi (A proposito, piccola digressione: non lasciamoci ingannare dalle pubblicità che invadono tv, internet, radio, giornali e cartelloni lungo le strade e gli autobus dove le banche, tutte con offerte apparentemente diverse ma in realtà uguali, ti danno il 5%, il 6% ecc. di interesse annui sui depositi. Poi vai a vedere meglio e scopri che l’offerta è valida per i primi 3, 6 mesi e che magari dopo, vale solo per le eccedenze sopra ai dieci mila euro di deposito o altro. E’ solo marketing!). E sappiamo anche che le banche hanno la possibilità di prestarsi denaro tra di loro, attraverso il cosiddetto mercato interbancario, regolato da quello che passa con il nome di tasso EURIBOR, che normalmente è poco superiore al tasso che la BCE applica al denaro che distribuisce. Secondo la logica di mercato, se c’è scarsa liquidità, ossia se c’è poco denaro in giro, per cui alta è la domanda, teoricamente il tasso EURIBOR dovrebbe essere alto, mentre a condizioni inverse, dovrebbe essere basso. Bene: se andassimo a vedere un grafico sull’andamento del tasso EURIBOR degl’ultimi anni vedremmo che dal finire del 2006, ossia grossomodo a quando si è cominciato a presagire l’inizio della crisi, il tasso, da un iniziale 2% circa, ha iniziato una decisa salita fino a raggiungere tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 il suo tetto massimo, ossia quasi il 6%, per poi letteralmente precipitare quasi a zero e viaggiare adesso di nuovo sotto il 2%. Ora, le domande sono: perché nonostante il tasso EURIBOR sia così basso, le banche continuano a fare i loro mutui – come chiunque abbia bisogno di denaro sa bene – a tassi così alti? Perché, visto che se c’è la cosiddetta crisi di liquidità, le banche fra di loro si prestano denaro a un tasso di interesse EURIBOR così basso? E perché quando il tasso EURIBOR era al massimo le banche concedevano prestiti a tassi decisamente più bassi e decisamente più facilmente, rispetto ad adesso?

Sono domande lecite, a cui, temiamo non avremo mai risposta. Quel che appare chiaro è che evidentemente la remunerazione così alta che le banche ottengono a garanzia dei loro prestiti a cittadini e imprese, serve a coprire i costi e le esposizioni che le banche hanno contratto a causa della crisi economica che ha investito un po’ tutti i settori dove hanno concentrato i propri investimenti, a partire dal mercato immobiliare. Probabilmente saranno in difficoltà a causa di una quantità terrificante di crediti inesigibili, di partecipazioni azionarie cadute a picco o chissà che altro. In realtà lo sanno solo loro. Le voci sull’origine e il proseguire di questa crisi sono le più disparate, una specie di cicalio perpetuo e frastornante capace di influire sulle coscienze e i mercati. Ma quel che resta ed è evidente a tutti è che i suoi costi sono stati scaricati sulle spalle di imprese e cittadini e spesso con conseguenze tragiche.

30 novembre 2011 0

Torino, la Fiat tratta solo con i sindacati di “comodo”

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Dall’A.S.La COBAS riceviamo e pubblichiamo: Sono iniziate questa mattina, presso la sede dell’Unione degli Industriali di Torino , le trattative tra FIAT e i sindacati confederali per estendere il contratto “modello Pomigliano” a tutti gli stabilimenti italiani dal 1 gennaio 2012.

Ovviamente l’A.S.La COBAS e gli altri sindacati di base non sono stati invitati, lorSignori sanno benissimo che non firmeremo mai e poi mai un nuovo contratto che replichi il modello Pomigliano.

Infatti l’accordo proposto dall’azienda è proprio quello, seguire lo schema usato per Pomigliano e Grugliasco, facendo un contratto per un anno con scadenza 2012.

Una delegazione dell’A.S.La COBAS era presente davanti a Confindustria per esprimere il proprio dissenso.

Come accade da ormai molto tempo Fismic, Uilm e Fim sono pronte a chiudere l’intesa entro Natale.

La Fiom , per fortuna ha abbandonato il tavolo della trattativa.

L’A.S.La COBAS invita la FIOM e tutti i sindacati di base a fare fronte comune per unire le lotte e combattere il sistema “FIAT”.

30 novembre 2011 0

La Asl Lanciano Vasto Chieti adotta il nuovo Atto aziendale

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L’Azienda sanitaria locale Lanciano Vasto Chieti ha formalmente adottato il nuovo Atto aziendale che definisce l’organizzazione e l’assetto della Asl provinciale. Rispetto alla proposta iniziale sono state apportate alcuni modifiche, accogliendo le richieste formulate in questi giorni nel corso degli incontri con le Organizzazioni sindacali, il Consiglio dei sanitari, il Collegio di Direzione, la Commissione Paritetica e, questa mattina, con i sindaci del Comitato ristretto.

Ad esempio, è stato rafforzato il ruolo degli Ospedali di Lanciano e Vasto, incrementando ulteriormente – di quattro a Lanciano e di due a Vasto – il numero delle unità operative a valenza dipartimentale.

La versione definitiva dell’Atto aziendale prevede in totale 103 unità operative complesse, 42 dipartimentali e 140 semplici.

Durante l’incontro con i sindaci, svoltosi in un clima di cordialità e collaborazione, il Direttore generale della Asl, Francesco Zavattaro, ha indicato la volontà dell’Azienda di rafforzare l’assistenza sul territorio e di valorizzare alcune aree di eccellenza cruciali per l’incremento della mobilità attiva. Ad esempio, la Asl ha in corso le procedure per l’assunzione di due “primari” di chirurgia e di ostetricia e ginecologia, entrambi a indirizzo oncologico.

La Direzione aziendale ha inoltre rassicurato i sindaci sulla volontà di potenziare la rete dell’emergenza nelle aree interne, non appena saranno disponibili le necessarie risorse umane e tecnologiche.

All’incontro erano presenti i sindaci di Vasto, Luciano Lapenna, di Casoli, Sergio De Luca, e di Fossacesia, Fausto Stante.

Il Sindaco Lapenna, in qualità di Presidente, ha affermato che il Comitato ristretto «apprezza il lavoro svolto da parte della Direzione Generale della Asl. Alcune osservazioni fatte le ritroviamo accolte, seppure parzialmente, nelle definitiva stesura dell’Atto aziendale. Riteniamo giusto il riequilibrio a favore dell’area frentana. Restano le perplessità per la scarsa incisività nei confronti del sistema universitario che determina l’accentramento nella realtà Chietina di servizi che spesso sono duplicazioni a dispetto di altri territori». Quanto all’organizzazione degli otto distretti sanitari previsti, Lapenna ha ribadito «le perplessità per la definizione di aree distrettuali con un numero di residenti esiguo a dispetto di altre aree con popolazione con un numero di residenti esorbitante». In proposito la Direzione della Asl ha sottolineato che l’ampiezza dei Distretti sanitari è stata stabilita nel Piano sanitario regionale 2008-2010 e che eventuali modifiche sono da concordare con la Regione Abruzzo.

Il Comitato ristretto ha chiesto, infine, che la sede del Distretto sanitario Sangro-Aventino sia trasferita da Villa Santa Maria a Casoli, dove tra l’altro è stato già istituito il Presidio territoriale di assistenza.

30 novembre 2011 0

Cassino, disparità di trattamento alla CMA SRL

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Dall’A.S.La COBAS riceviamo e pubblichiamo: Trasfertisti, dipendenti della CMA SRL, azienda metalmeccanica di Cassino, che effettua installazione e impiantistica in diversi stabilimenti di molteplici aziende italiane e straniere, lamentano condizioni di disparità di trattamento sul trattamento di trasferta.

Infatti, ieri, un associato dell’A.S.La COBAS, ha diffidato formalmente l’azienda, tramite il sindacato, in quanto, comandato a svolgere attività presso un’altra località, gli è stato proposto un trattamento economico, se pur previsto dal contratto nazionale vigente, diverso rispetto a quello applicato ad altri dipendenti.

Attualmente ai lavoratori comandati in trasferta, l’azienda provvede alle spese del viaggio ,al vitto e all’alloggio, per tutto il periodo, oltre a garantire un minimo compenso a titolo di rimborso spese per il disagio della trasferta stessa, in quanto la quota contrattuale prevista non basterebbe a coprire le spese.

La CMA pretende che il Nostro iscritto anticipi le spese inerenti al viaggio, al vitto e all’alloggio per poi ricevere al mese successivo il rimborso equivalente a quanto previsto dal contratto, ovvero circa € 40,00 lordi al giorno.

30 novembre 2011 0

San Carlo IDI, Cuozzo (Ugl): “Fumata nera per stipendi”

Di admin

Dall’Ugl Sanità Roma e Lazio riceivamo e pubblichiamo:

“L’incontro di oggi si è concluso con un nulla di fatto, perché il Gruppo continua ad eclissare le ragioni reali della mancata corresponsione delle retribuzioni e a dare rassicurazioni su un ritorno alla regolarità a cui ormai i lavoratori non credono più”.

Questo l’esito della riunione odierna in Prefettura, riferito dal segretario Ugl Sanità Roma e Lazio, Antonio Cuozzo, tra l’amministrazione del San Carlo Idi e le parti sociali.

“Siamo preoccupati per i pagamenti di novembre e dicembre – spiega il sindacalista – e per il riconoscimento della tredicesima, perché la direzione aziendale continua ad avanzare ritardi nelle rimesse regionali e a lanciare messaggi ambigui sul futuro della struttura”.

“Nei prossimi giorni – conclude Cuozzo – nel corso di un’assemblea che terremo con i lavoratori, programmeremo la giornata di sciopero da indire per protestare contro la mancata risoluzione della vertenza”.

30 novembre 2011 0

Con il taxi per trasportare droga. Due giovani in manette a Trevi

Di redazione

Trasportavano droga all’interno del taxi. Sugli Altipiani di Arcinazzo, i carabinieri della stazione di Trevi nel Lazio, nell’ambito di predisposto servizio antidroga, hanno arrestato in arresto nella flagranza del reato di “detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti” F.A., 34enne del luogo e P.A., 36enne di Roma già censito. I due, controllati a bordo dell’autovettura del F.A. adibita a servizio taxi, a seguito di perquisizione personale e domiciliare, sono stati trovati in possesso di 77 grammi di hashish e 1,5 grammi di marijuana, sottoposti a sequestro unitamente all’autovettura. Nei confronti del 36enne è stata avanzata la proposta per l’irrogazione del F.V.O. con divieto di ritorno in quel Comune per anni tre. Gli arrestati, espletate le formalità di rito, sono stati trattenuti presso le camere di sicurezza del Comando Compagnia Carabinieri di Alatri in attesa di rito direttissimo.