E’ giusto farsi vedere nudi dai figli?

18 novembre 2011 1 Di redazione

di Palma L.

Fosse facile darsi una risposta! Però, credo sia importante porsi la domanda. E parlandone qua e là, mi è capitato di affrontare questo argomento anche con la maestra di mio figlio, che non esclude che si possa creare addirittura un tavolo di confronto con le mamme capeggiato dal pediatra del nido. Perché quello del sesso è un argomento delicato e non esistono risposte univoche, ma è necessario cercare l’approccio che determini minori conseguenze nel bambino.

Facciamo un passo indietro, a quello che è stato l’approccio con la sessualità dei nostri genitori: dai commenti ricevuti, deduco che in pochissimi di noi hanno assistito al gironzolare di mamma e papà per casa con gli attributi per aria. In molte famiglie, infatti, la nudità veniva vissuta assolutamente come un tabù, come un qualcosa di assolutamente privato.
Poi, ci sono state famiglie “intermedie”, dove l’unico approccio naturale era quello che vedeva la figlia condividere l’intimità con la mamma, intimità che, però, era bandita al figlio maschio verso la stessa mamma e, ancor di più, ad entrambi i figli verso il papà; o forse il papà aveva un approccio meno formale con il figlio maschio, e solo in età preadolescenziale.
Io, personalmente, appartengo a questa categoria di famiglie: non solo, quindi, non ho mai visto le nudità di mio padre, ma addirittura, se so che sta dormendo in camera sua con tanto di pigiama e mi capita di dover entrare a prendere qualcosa, mi imbarazza a tal punto che ci mando mia madre.

Oggi, invece, nel rapporto con i figli le cose sembrano essere molto cambiate. Per fortuna, mi viene da aggiungere, perché da che mondo è mondo, i tabù non generano nulla, ma proprio nulla, di buono e se non ben metabolizzati, possono ingenerare curiosità morbose che, nei casi più estremi, potrebbero sfociare in vere e proprie patologie, oltre ad una crescita distorta della propria personalità sessuale.

Dai moltissimi commenti passati in rassegna, si denota chiaramente la conquista di un approccio decisamente più naturale. I genitori di oggi si mostrano tranquillamente ai loro figlioletti, almeno finché son piccoli, e sono disposti a rispondere alle loro domande e sedare le più imbarazzanti curiosità appunto …senza più troppi imbarazzi.
Pare sia normalissimo che la mamma venga vista, indistintamente, sia dal maschietto che dalla femminuccia anche quando questi iniziano ad avere qualche annetto in più; il contrario, invece, pare essere più limitato, nel senso che il papà è meno avvezzo a mostrare le sue nudità alla figlioletta. Il più ampio approccio della mamma rispetto al papà può, forse, essere spiegato col fatto che, del resto, li abbiamo messi al mondo, li abbiamo allattati, per cui un approccio natural-fisico si è creato comunque, a prescindere da ogni volontà.

E fino a che età sarebbe giusto che le nudità vengano messe in mostra da parte di tutti e con tutta la possibile naturalezza? L’unica domanda che raccoglie tutte le risposte è “finché lo si ritiene giusto e non costituisce un peso per nessuno”.
Normalmente, le tappe emerse sarebbero le seguenti: in principio, i bimbi sono troppo piccoli per notare delle differenze; poi, crescendo, entrano in una fase in cui iniziano a coglierle e a fare domande, a cui il genitore dovrebbe rispondere con serenità, senza troppe nozioni tecniche (che il bambino non capirebbe e avrebbero come unico effetto quello di confonderlo; ma il sesso è un argomento rispetto al quale è meglio non fare troppe confusioni). Crescendo ancora un pò, il bambino o l’adolescente, a seconda di quando ciò accade, può decidere per una maggiore privacy, che lo porta a non desiderare più di essere visto come mamma l’ha fatto anche dalla stessa mamma e, di conseguenza, prendere le distanze dalla mostra delle nudità di genitori e fratelli.

Personalmente, ritengo che, seguendo queste tappe, al bambino in crescita verrebbe assicurato un approccio maturo e genuino, che non gli determinerà strane e morbose curiosità (e, quindi, nel migliore dei casi la ricerca più o meno ossessiva di immagini pornografiche, attraverso film o giornali o altro), ma gli consentirà di percepire la fisicità, sua e altrui, con grande naturalezza.
Ciò che conta è non forzare mai gli eventi: il bambino deve imbattersi nel genitore nudo se effettivamente ce n’è esigenza, se questi si sta vestendo o se, casualmente, entra in bagno mentre l’altro sta facendo la doccia. Trovo, invece, di cattivo gusto che si giri per casa o ci si sieda a tavola con tutte le nudità in bella vista.
Forse, il bambino/a che ha una compagnia di sesso opposto è un pò più avvantaggiato, o perlomeno ha vita più facile nell’approccio curioso al sesso, poiché per il genitore si rivelerà più semplice fargli notare le differenze rispetto all’altro in un contesto naturale come quello del bagnetto.

Un ultimo paio di riflessioni al volo, attinte dai commenti letti, riguardano la prima il fatto che sia importante non consentire al bambino di toccare i genitali dei genitori con eccessiva insistenza, spiegandogli, piuttosto, che si tratta di cose private, delicate e che è bene che vengano …”maneggiate con cura”: questo con la speranza che si ingeneri in lui la consapevolezza che anche i suoi genitali sono delicati e privati e che, quindi, è buona cosa non consentirne a chiunque l’accesso. Con tutti i casi di pedofilia che si sentono, una simile percezione potrebbe aiutarlo a difendersi un pò.
Seconda riflessione riguarda la distinzione tra tre diversi elementi, che si riconducono all’organo sessuale: la semplice nudità, la sessualità, l’esigenza igienica. L’affrontare separatamente queste tematiche aiuterà il bambino ad avere ben chiaro che la nudità è un fatto estremamente naturale e che così deve essere vissuto; che la sessualità deve essere condivisa solo con certe persone, in presenza di un sentimento di amore; che le esigenze igieniche, talvolta, impongono un desiderio di privacy, fosse anche solo per concentrarsi e riuscire a risolvere meglio certe esigenze fisiologiche.

Quando sarà più grande, secondo me è anche importante che il bambino, ormai divenuto adolescente, abbia chiaro che i genitori fanno l’Amore. Sì, fanno l’Amore. Perché è l’atto attraverso cui lui stesso è stato generato… perché se lo fanno significa che tra loro ancora sussiste un dolce legame… perché è bellissimo avere la consapevolezza di un’intimità che ha bucato il tempo e li vede coinvolti entrambi nel loro talamo.
Io, invece, come moltissimi altri, ho provato un certo ribrezzo tutte le volte in cui ho immaginato i miei intrattenersi in atti sessuali. Mio marito, addirittura, a cui ho chiesto se avesse mai provato lo stesso, mi ha candidamente risposto “E chi l’ha mai capito! Fino ad ora non me lo ero mai neppure chiesto”. Perché privarli di una coscienza tanto positiva e bella?
Ricordo lo stupore e lo sconcerto che, prima una mia amica, poi noi tutte quando ce lo venne a raccontare, provò quando sua nonna le confessò che lei, 74 anni, e il nonno, 76, ancora facevano l’Amore. Saranno passati 24 anni da quella confessione, ma ancora mi sbalordisco se ci ripenso. E non so se sia giusto vivere così un atto d’amore. Il paradosso è che se quella nonna le avesse detto che di tanto in tanto il nonno la prendeva a schiaffi, mi sarebbe sembrato tutto più naturale. Oggi, da mamma, provo orrore per quel mio sentire e desidererò un approccio molto diverso per i miei figli.

Comunque, per un parere decisamente più autorevole del mio, vi consiglio di leggere un libro scritto da un puericultore, tale Ron Biber, che si intitola “Papà, ma chi ha trombato la cicogna?”. Il titolo è già un programma, ma i contenuti promettono spunti per riflessioni interessanti. Buona lettura!