L’Italia festeggia il ritorno al 1800 quando Napoleone comandava in Italia con governi fantoccio

14 novembre 2011 3 Di redazione

A questo punto sembra tutto a posto. La legge di stabilità è stata approvata. Berlusconi si è dimesso, per la gioia di milioni di italiani. Il presidente Napolitano a tempo di record ha affidato a Mario Monti l’incarico di formare un nuovo governo, questo per non irritare i mercati all’ apertura del lunedi’ mattina. La gente in piazza, tra un carosello e l’ altro, ha urlato l’ Italia è ora libera!
Libera da che?
In pochi giorni abbiamo avuto la prova che la sovranità nazionale è stata calpestata in Grecia ed in Italia. Questa Europa della Finanza non accetta che il popolo possa esprimersi, non dico nel referendum, ma neanche nelle elezioni per la sostituzione di un governo dimessosi autonomamente.
Che l’avvicendamento a Palazzo Chigi fosse teleguidato da Bruxelles era talmente lampante che Sarkozy non ha avuto pudori nel telefonare al Quirinale, nel bel mezzo della crisi, per accertarsi che le cose stessero andando come dovuto.
Senza pudori come nell’assalto all’ Alitalia, alla Parmalat, alla Libia ai Bot.
Il piccolo Napoleone, ammogliato Bruni, come Bonaparte pensa di governare l’ Europa mettendo nelle colonie governi fantoccio. Nel 1808 a Napoli toccò Giuseppe Bonaparte, fratello del corso. Durò due anni, poi lasciò a Gioacchino Murat, a cui fecero la pelle.
Ora arriva Mario Monti, caldeggiato anche dalla Merkel. Già il fatto che vi sia una convergenza franco-tedesca su fatti italiani, guardando la storia, c’è da rabbrividire.
Mario Monti è stato commissario europeo dal 1994 al 2004. Mentre era nella stanza dei bottoni di Bruxelles è stato creato l’ Euro e stabiliti i parametri di Maastricht, è stata permessa la delocalizzazione delle multinazionali, è stato deciso l’ allargamento ad est dell’ Unione (con grave danno al sud Italia), sono cadute tutte le barriere doganali con i paesi extra UE.
Nel 1997, quattro anni prima che l’ Euro entrasse in vigore, duecento economisti europei (37 italiani) inviarono una lettera ai membri della Commissione ed ai Capi di Stato con un disperato appello a non dare corso alla moneta unica. Chiunque può integralmente leggerla sul sito http://documentazione.altervista.org/appello_europa_1997.html . Qui ne pubblichiamo alcuni passi:
“I vostri consiglieri economici vi hanno detto che l’Emu (la moneta unica n.d.r.) così come previsto dal Trattato di Maastricht (Dicembre 1995) e dal patto di stabilità di Dublino (Dicembre 1996) darà all’Europa più occupazione e stabilità. Noi, economisti dei paesi membri dell’Emu, temiamo che sia vero piuttosto il contrario. Questo progetto di integrazione economica e monetaria è carente non soltanto dal punto di vista sociale, ecologico e democratico, ma anche da quello strettamente economico.”……
“Una moneta unica europea potrebbe essere molto utile e aiutare sulla strada di un pieno impiego caratterizzato da lavori di buona qualità e dalla presenza di un sistema di sicurezza sociale.
Questo ed altri obiettivi significativi potrebbero essere raggiunti attraverso politiche di bilancio e monetarie favorevoli a una crescita economica sostenibile, e attraverso la convergenza a livelli migliori di salario, tempi e condizioni di lavoro. Ma l’Emu che abbiamo di fronte non è un buon punto di partenza per uno stato del benessere moderno; al contrario, si istituzionalizza lo smantellamento del settore pubblico negli stati membri, e si riduce lo spazio di manovra per politiche attive sociali e di bilancio.
Secondo il Trattato di Maastricht, gli stati membri devono rispettare cinque criteri di convergenza per poter prendere parte all’Euro. Oltre ai parametri relativi ai tassi d’interesse a lungo termine, all’inflazione e al debito pubblico, un altro requisito è che il disavanzo del bilancio dello stato non deve eccedere il 3% del prodotto interno lordo (Pil). Quasi nessuno degli stati membri attualmente rispetta questo criterio. Senza tener conto della congiuntura economica, tutti i paesi sono stati messi sotto pressione per passare la prova dell’Emu: molti tra di voi hanno ormai esperienza di manovre draconiane di austerità necessarie per potercela fare.”……..
“E’ tanto più notevole allora che questo criterio, che sta causando danni sociali rilevanti, sia privo di una base economica seria. Non la pensano così soltanto economisti come noi. Uno dei vostri ospiti ad Amsterdam, il ministro olandese delle finanze Zalm, ha detto nel marzo 1992, quando era ancora direttore dell’ Ufficio della Programmazione Centrale Olandese: “I parametri relativi alla finanza pubblica dettati dal Trattato di Maastricht non hanno alcun fondamento economico solido”.
Il ragionamento che sta dietro i criteri di convergenza viene dalle dottrine monetariste, che non sono accettate dalla maggioranza degli economisti. La riduzione dei disavanzi di bilancio condurrebbe a minore inflazione, e ciò produrrebbe automaticamente crescita più sostenuta e maggiore occupazione. Studi economici recenti di economisti famosi come Akerlof, Dickens e Perry (1996), Barro (1995), Bruno (1995), Sarel (1996) e Stanners (1995) mostrano che si tratta di tesi a cui non corrisponde verifica empirica.
2. Anche qualora vi riesca, con enormi sforzi, di ricondurre i vostri disavanzi di bilancio al 3% entro il 1998, ciò non basterà a entrare nell’Euro. Fintantoché il vostro debito pubblico sarà superiore al 60% del Pil o non si ridurrà con la velocità richiesta, dovrete mettere in atto piani di austerità ancora più severi. Ciò si verificherà di sicuro se la crescita economica continuerà a essere lenta, qualcosa di tanto più probabile quanto più si avvita la spirale dell’austerità.
La pressione sui vostri bilanci rimarrà alta anche per un altro motivo: il patto di stabilità che avete siglato a Dublino spinge i paesi partecipanti all’Emu a ridurre ancora di più i loro disavanzi di bilancio in direzione del pareggio dei conti dello stato. In breve, negli anni a venire tutti i paesi membri dovranno simultaneamente aggiustare verso il basso i loro bilanci nazionali in modo sempre più duro. Le recessioni di oggi e quelle di domani verranno esacerbate di conseguenza.”…
“5. La politica che ci si può attendere dalla Banca Centrale Europea (Bce) aggraverà la pressione deflazionistica risultante da questa giostra dell’austerità. La Bce è di fatto obbligata a mirare alla stabilità dei prezzi, e lavorerà esclusivamente allo scopo di rendere forte l’Euro. Il noto economista americano Paul Krugman ha già espresso i suoi timori circa gli effetti negativi di tutto ciò sull’occupazione. In quanto “unica” istituzione europea in grado di promuovere una politica economica e sociale, la Bce incontrerà scarsa o nulla opposizione. Il “Consiglio di Stabilità” sembra destinato a giocare un ruolo simbolico. Parlamenti e governi non avranno più la possibilità di correggere le politiche della Bce quando la banca prenderà misure radicali per combattere l’inflazione, dal momento che quest’ultima godrà di una completa autonomia. Come ha osservato recentemente George Soros, l’economia è troppo importante per essere lasciata nelle mani dei banchieri centrali!
6. In breve, i paesi che stanno per condividere una moneta unica stanno, al tempo stesso, perdendo strumenti importanti di politica macroeconomica. Dentro l’Unione, ciò è evidente per quel che riguarda l’aggiustamento tramite il tasso di cambio, che diverrà ovviamente impossibile una volta instaurato l’Euro…………… Questo significa che sarà il mondo del lavoro a pagare il conto delle recessioni, con disoccupazione crescente, compressione dei salari, maggiore flessibilizzazione e precarietà del lavoro.”……
“Oggi, questo Emu non offre alcuna prospettiva di dare una risposta adeguata ai problemi ecologici, di affrontare il dramma di 20 milioni di disoccupati e di 50 milioni di poveri, di difendere ed estendere lo stato del benessere. In quanto critici dell’Emu, ci si imputa di mettere in pericolo la cooperazione europea, e ci si dice che faremmo meglio a stare zitti. Siamo invece fermamente convinti che il maggior pericolo per l’ Europa risieda nel come è stato disegnato questo Emu, tanto che milioni di europei identificano l’Europa e l’Euro con politiche di austerità e con disagi sociali.
E’ tempo ormai che i politici se ne rendano conto: i popoli europei hanno diritto ad una economia che sia al servizio degli esseri umani.”.
Mario Monti non sapeva?
Intanto c’è gente che festeggia in piazza.
Max Latempa