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Protesi PIP, le raccomandazioni internazionali: Berlino e Praga raccomandano il ritiro

Secondo Londra non ci sono prove sufficienti a motivare la rimozione preventiva delle protesi mammarie della società francese Poly Implant Prothese (Pip) dalle donne cui sono state impiantate

Foto Blairc64 - da Wikipedia
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Dall'Italia
8 gennaio 2012 ore 11:12

delle protesi mammarie PIP. . E tutto questo quando giovedì l’Unione europea aveva promesso un rafforzamento dei controlli su queste protesi.
Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

Scandalo protesi al seno: cresce il numero dei paesi coinvolti, ognuno con una risposta diversa di fronte alla paura delle donne.

La paura ha vinto all’estero. Un mese dopo l’esplosione della protesi scandalo del seno PIP in Francia, molti paesi hanno raccomandato la rimozione degli impianti mentre sarebbero tra 400.000-500.000 le donne interessate in tutto il mondo. La società ha prodotto fino a 100.000 protesi all’ anno, di cui l’84% destinato all’esportazione, tra cui l’America Latina, Spagna e Gran Bretagna.

Ora Germania e Francia consigliano l’asporto generalizzato degli impianti a rischio rottura.

La Gran Bretagna concede la rimozione gratuita per le donne operate in strutture pubbliche, il 5 per cento, ma non vuole allarmismi: “Non raccomandiamo la rimozione di questi impianti, perché non si sono evidenziati problemi di sicurezza, effetti tossici o legami diretti coi tumori”, spiega Andrew Lansley del dipartimento per la salute pubblica, “È quindi più importante non esagerare i motivi di preoccupazione. Ma se le donne sono allarmate, le sosterremo”.

Cambio gratuito della protesi in Venezuela, limitato ai casi di tumore in Francia e a quelli strettamente necessari in Italia, Belgio e Colombia.

Tra le 400 e le 500 mila le portatrici di protesi a marchio Pip nel mondo, l’incidenza maggiore in Europa e Sudamerica.

Sul banco degli imputati il gel in silicone non conforme utilizzato dalla società francese produttrice, oggi fallita. Di origine industriale, sarebbe la causa della rottura degli impianti e potrebbe essere cancerogeno.

Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, pertanto, sta continuando a raccogliere denunce e segnalazioni che sono già giunte numerose da ogni parte d’Italia, al fine di avviare tutte le azioni utili per la tutela dei cittadini interessati da questo scandalo da ogni pregiudizio subito per ottenere il relativo risarcimento del danno in qualsiasi sede per qualsiasi fatto illecito, civile o penale.

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