Giorno: 24 febbraio 2012

24 febbraio 2012 0

Brucia la macchina del maresciallo dei carabinieri di Ceprano, arrestato

Di redazione
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Questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Pontecorvo, in collaborazione con il personale della Sezione di Polizia Giudiziaria Carabinieri della Procura di Frosinone, a conclusione di una complessa e articolata attività investigativa, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Frosinone – Dott. Francesco Mancini, su conforme richiesta della Procura della Repubblica – Dott.ssa Rita Caracuzzo, nei confronti di un ventunenne di Strangolagalli, ritenuto responsabile del reato di “danneggiamento seguito da incendio”. Le risultanze investigative raccolte dai militari operanti, scaturite a seguito dell’attentato incendiario delle autovetture di proprietà del Comandante della Stazione Carabinieri di Ceprano, avvenuto nella notte tra il 18 ed il 19 novembre u.s., hanno consentito di pervenire all’identificazione del giovane e di un minorenne, residente ad Aquino, quali responsabili in concorso del grave atto intimidatorio. L’arrestato, unitamente al minore, dopo aver prelevato benzina da un distributore di Arce, si recò nei pressi dell’abitazione privata del maresciallo e dopo aver parcheggiato il proprio veicolo in una strada adiacente si avvicinò a piedi alle autovetture incendiandole per poi fuggire immediatamente. Nella circostanza, a causa del fuoco delle autovetture seguiva un imponente incendio che interessava un altro veicolo di proprietà di una vicina, la recinzione e l’ingresso dell’abitazione del Maresciallo. L’incendio veniva spento solo dopo diverse ore dal pronto intervento dei VVFF. Le indagini hanno permesso poi di accertare che l’atto intimidatorio è stato posto in essere per ritorsione nei confronti del militare, noto per essere stimato, capace e sempre attento alle esigenze di prevenzione e repressione di reati nel territorio di Ceprano. L’arrestato, già noto alle Forze di Polizia per aver commesso diversi reati contro la persona, era stato deferito nel 2009 in stato di libertà dal maresciallo per il reato di “lesioni”, poiché aveva picchiato un coetaneo del luogo. L’arrestato è stato associato presso la Casa Circondariale di Frosinone.

24 febbraio 2012 0

Cercavano un trafficante di droga e trovano un assassino

Di redazione

Era il 25 marzo scorso quando un venticinquenne albanese fredda a colpi di pistola alla tempia un suo connazionale, della stessa età, in un bar di Aprilia in provincia di Latina. Dopo l’esecuzione l’albanese faceva perdere le proprie tracce rifugiandosi all’estero senza fare più rientro in Italia. L’Olanda, luogo prescelto per la latitanza, rappresentava per l’omicida un sicuro rifugio in ragione dei legami che con il tempo lo stesso aveva allacciato con suoi connazionali lì residenti. Le speranze però del cittadino albanese, ricercato in ambito europeo, sono state deluse dall’attività investigativa avviata immediatamente dagli uomini della Squadra Mobile di Frosinone diretta dal Vice Questore Bianchi. Le indagini, condotte dalla Polizia di Stato e coordinate dalla DDA di Napoli, riguardano un traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Proprio per questo motivo la stessa Autorità Giudiziaria partenopea aveva emesso un provvedimento restrittivo nei confronti del cittadino albanese arrestato ieri sera e di un suo connazionale sempre fermato dalla Squadra Mobile di Frosinone lo scorso 27 gennaio a Bari, mentre si stava imbarcando per l’Albania. E’ da questa attività d’indagine che ha preso il via anche l’altra correlata all’omicidio avvenuto ad Aprilia, legato ad un regolamento di conti tra bande rivali che si contendevano la supremazia sul mercato della droga e dello sfruttamento della prostituzione, con propaggini anche sul territorio del frusinate. Il cerchio si chiude e scattano le manette per il pericoloso latitante che ha macchiato di sangue il territorio laziale ed e responsabile, oltre che di omicidio, anche di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. L’uomo è stato bloccato direttamente sulla pista di atterraggio, al momento dello sbarco dall’aereo proveniente da Amsterdam. In un primo momento si è finto sorpreso tentando di sfruttare la falsa identità bulgara, sotto la quale viaggiava utilizzando un documento contraffatto. Quando ha capito che gli investigatori di Frosinone, insieme ai colleghi della Polaria di Fiumicino, sapevano perfettamente chi fosse, ha tentato una disperata fuga tra i carrelli dell’aeroporto e, solo dopo essere stato immobilizzato, ha confessato la sua vera identità; per questo motivo dovrà rispondere anche del reato di possesso di documenti contraffatti validi per l’espatrio. Sul capo del giovane albanese pendeva anche un ordine di cattura emesso dall’Autorità Giudiziaria di Perugia in quanto doveva scontare un residuo di pena definitiva per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

24 febbraio 2012 0

Farmaci: attenzione al Nimesulide. Un uso a lungo termine aumenterebbe il rischio di danno epatico

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

L’Agenzia Italiana del Farmaco rende disponibili on line nuove ed importanti informazioni sui medicinali per uso sistemico contenenti nimesulide.

Nel gennaio 2010, a causa di problematiche sulla sicurezza gastrointestinale ed epatica, la Commissione europea aveva richiesto al Comitato per i prodotti medicinali per uso umano dell’Agenzia europea dei medicinali (EMA), una valutazione completa dei benefici e dei rischi dei medicinali per uso sistemico contenenti nimesulide.

Il Comitato ha, quindi, riesaminato tutti i dati disponibili e ha concluso che il profilo beneficio/rischio di nimesulide non è più favorevole nell’uso cronico del “trattamento sintomatico dell’osteoartrite dolorosa” e che pertanto l’uso deve essere limitato esclusivamente alle condizioni acute: trattamento del dolore acuto e della dismenorrea primaria.

Il Comitato ha ritenuto che l’uso sistemico di nimesulide per il trattamento dell’osteoartrite dolorosa, che è una condizione cronica, comporterebbe un uso a lungo termine con un conseguente aumento del rischio di danno epatico.

Al fine di garantire un trattamento di breve durata, il Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) dei medicinali per uso sistemico contenenti nimesulide è così modificato:

“Indicazioni terapeutiche”:

•Trattamento del dolore acuto

•Trattamento sintomatico dell’osteoartrite dolorosa

•Dismenorrea primaria

Il foglio illustrativo viene aggiornato di conseguenza. A breve tali modifiche saranno inserite negli stampati del prodotto.

I medici, nel prescrivere nimesulide devono attenersi scrupolosamente alle indicazioni terapeutiche riportate nell’RCP e prestare attenzione all’eventualità di danno epatico.

Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” , rilancia le raccomandazioni dell’AIFA che ricorda a tutti i medici e ai farmacisti l’importanza della segnalazione delle sospette reazioni avverse da farmaci, quale strumento indispensabile per confermare un rapporto beneficio rischio favorevole nelle reali condizioni di impiego.

Lo “Sportello dei Diritti” di seguito elenca di tutti i medicinali contenenti nimesulide commercializzati in Italia:

Algimesil, Algolider, Areuma, Aulin, Domes, Efridol, Fansulide, Flolid, Isodol, Ledoren, Mesulid, Nerelid, Nimedex, Nimesulene, Nimesulide Actavis, Nimesulide Almus, Nimesulide Alter, Nimesulide Angenerico, Nimesulide Benedetti & CO, Nimesulide Doc Generici, Nimesulide Dorom, Nimesulide Dr Reddy’s, Nimesulide EG, Nimesulide Germed, Nimesulide Hexal, Nimesulide Hexal AG, Nimesulide Mylan Generics, Nimesulide Pensa, Nimesulide Ranbaxy, Nimesulide Ratiopharm, Nimesulide Sandoz, Nimesulide Teva, Nimesulide Union Health, Pantames, Remov, Solving, Sulidamor.

24 febbraio 2012 0

Il datore di lavoro può controllare l’email se il dipendente è infedele

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

Sino a ieri il datore di lavoro non poteva accedere alle e mail aziendali in quanto vietato dall’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori. Mentre da oggi se esistono i presupposti per avviare un’indagine su illecito lavorativo del dipendente, allora il datore di lavoro potrà accedere all’e mail del dipendente. Lo ha sancito la Cassazione nel convalidare un licenziamento per giusta causa irrogato nei confronti di un dirigente bancario del gruppo Unicredit accusato di aver divulgato tramite messaggi di posta elettronica diretti ad estranei notizie riservate relative ad un cliente della banca e di avere posto in essere, grazie alle notizie in questione, operazioni finanziarie da cui aveva tratto vantaggio personale. Il licenziamento nei confronti di Alfredo B. era scattato il 15 marzo del 2004 in seguito ai controlli che l’istituto di credito aveva effettuato sulle mail del dirigente.

La sentenza 2722/2012 della Corte di Cassazione che Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta, stabilisce dunque quanto appena descritto: il caso è stato abbastanza discusso quanto semplice nella sua dinamica.

Immediato il ricorso del dipendente licenziato: la sezione lavoro ha respinto la tesi difensiva del lavoratore sottolineando che nel caso in questione “il datore di lavoro ha posto in essere una attività di controllo sulle strutture informatiche aziendali che prescindeva dalla pura e semplice sorveglianza sull’esecuzione della prestazione lavorativa degli addetti, ed era, invece, diretta ad accertare la perpetrazione di eventuali comportamenti illeciti poi effettivamente riscontrati”. Gli ermellini hanno precisato nella sentenza che il controllo delle mail aziendali era di natura difensiva, dunque “non riguardava l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro ma era destinato ad accertare un comportamento che poneva in pericolo l’immagine dell’istituto bancario”. la Cassazione però a stabilito che l’attività del datore di lavoro non era atta a controllare l’attività lavorativa del dipendente bensì all’accertamento di comportamenti illeciti da parte dello stesso.