I greci in rivolta bruciano le bandiere tedesche e si ribellano agli interessi delle banche

12 febbraio 2012 4 Di redazione

di Max Latempa
Nella Grecia in fiamme, sconvolta dai disordini e dalle rivolte della gente contro i provvedimenti di austerità promulgati dal governo, hanno iniziato a bruciare le bandiere tedesche.
Non quelle dell’ Europa, badate bene.
Seppur anonima e mai ispiratrice di sentimenti profondi, la bandiera blu con le stelle dorate disposte in cerchio avrebbe dovuto essere apparentemente il naturale obiettivo degli scontenti, desiderosi di manifestare la loro sofferenza verso ciò che li sta gettando nella disperazione: l’ Unione Europea.
Ma i greci hanno capito che anche se il killer è a Bruxelles, il mandante è a Berlino. E sono soprattutto le banche tedesche, parte della cricca finanziaria mondiale che sta succhiando come un vampiro il sangue degli stati più deboli.
L’ agguato alla Grecia parte da molto lontano. E come in tutti i romanzi gialli, degni di Agatha Christie, vi sono mandanti, sicari, fiancheggiatori ed, ovviamente, la vittima.
Da quando nel mondo finanziario, per macinare utili su utili, si va avanti solo a bolle speculative, perché maggiori sono le oscillazioni, più si realizzano le plusvalenze, il mercato è finito in mano agli speculatori più spregiudicati. Quella di internet,poi quella sulle materie prime, dopo quella sul petrolio, l’ 11 settembre, infine i sub-prime. A forza di bolle però la gente si è scottata e non investe più. Le banche rischiano grosso ed infatti iniziano i fallimenti. Allora gli speculatori si ricordano di quei cari ed obsoleti titoli di stato. Come ricavare enormi profitti anche da loro?
Nel frattempo, in Europa, alcune nazioni dell’ Unione decidono di dare vita ad una moneta unica: l’Euro. Una moneta non sostenuta da una banca prestatrice di ultima istanza. Cioè non in grado di intervenire per regolare l’andamento dei titoli di stato dei paesi emittenti. E ci sono alcune nazioni, come la Grecia, che truccano i conti pur di partecipare al folle progetto. L’ Euro è presentato come la soluzione a tutti i problemi ed i politici non ne vogliono rimanerne fuori. Pazienza se duecento economisti firmano un appello per fermare la moneta unica. Vengono stabiliti dei parametri per poter partecipare all’ Euro ma queste soglie sembrano fatte apposta su misura per il più forte: la Germania. Infatti nessuno riuscirà a tenere a lungo il rapporto pil –deficit sotto il 3%.
La Germania invece, con relativa facilità, realizza quelle riforme che le consentono di essere la locomotiva d’ Europa. Anche perché, a livello di scelte strategiche in merito a produzione industriale, mercati ed export, tutte le decisioni di Bruxelles sono quasi esclusivamente a favore della Germania.
La stessa Bruxelles che non si accorge dei conti truccati. Strano, migliaia di tecnici. Centinaia di professori. Guarda caso alcuni di loro andranno poi a fare i capi del governo negli stati più in difficoltà.
Mentre tecnici e politici lanciavano la Grecia e le altre nazioni (Irlanda, Portogallo, Spagna, Belgio ed Italia) contro un muro a 200 all’ ora, le banche tedesche si appropriavano della nuova bolla che si profilava all’ orizzonte: lo spread.
Cioè acquistano ad interessi sempre crescenti i titoli delle nazioni in difficoltà ed essendo di fatto anche gli unici acquirenti, ne regolano a piacimento l’ oscillazione del valore sui mercati: ecco lo spread, il differenziale che guarda caso si calcola sul tasso di rendimento di quelli tedeschi, considerati i più sicuri. Se invece la Banca Centrale Europea potesse acquistare il debito di questi Stati, fungerebbe da calmiere e le Banche avrebbero molta più difficoltà a speculare. Praticamente non ne varrebbe la pena. Ma questo, pensateun pò, non è stato previsto dallo statuto della BCE.
La Grecia non potrà mai reggere il ritmo, è chiaro. E’ già fallita da un pezzo. Ma da Bruxelles la tengono in vita artificialmente a forza di flebo di prestiti e con buona pace dei greci che non ne vogliono più sapere dell’ Euro. Chiedono un referendum e gli viene negato. Nel frattempo si indebitano sempre più. I prestiti pubblici (cioè con soldi nostri) che arrivano ad Atene servono solo a far rientrare le banche tedesche (e francesi anche se in minor parte) dei loro soldi. Il pubblico a totale servizio dei privati. E la Merkel, con piglio teutonico da razza ariana superiore, minaccia la Grecia di voler inviare un commissario per soppiantare il governo greco che non riesce a domare i rivoltosi. Ma non dovrebbe essere casomai Bruxelles a chiedere ciò? I colonnelli-burattini della Ue si defilano abilmente e lasciano ora il campo al cancelliere del Reich. Che ha molta fretta perché tra qualche mese ci saranno le elezioni in Grecia: poi non sarà più possibile recuperare i soldi degli amici. Ci sarà il default. E la Grecia ripartirà come l’ Argentina.
Ai Greci è rimasta ancora un po’ di benzina e la utilizzano al meglio che possono.