Maxi operazione della Guardia di Finanza contro l’evasione fiscale in Ciociaria

6 marzo 2012 0 Di admin

La Brigata della Guardia di Finanza di Ceprano, al termine di due distinte operazioni di servizio, ha scoperto una frode fiscale perpetrata su tutto il territorio nazionale da 7 aziende, che hanno sottratto a tassazione oltre 95 milioni di euro ai fini delle imposte sui redditi e oltre 16 milioni di euro ai fini dell’IVA.

I servizi, scaturiti da ordinari controlli fiscali effettuati dalle fiamme gialle in ciociaria, hanno avuto come obiettivo contribuenti che dopo aver commesso una rilevante serie di illeciti fiscali, hanno tentato di far perdere le proprie tracce, nominando amministratori compiacenti – c.d. teste di legno – e trasferendo la sede all’estero.

Le operazioni di servizio hanno avuto origine da controlli effettuati dalle fiamme gialle di Ceprano nei confronti di due aziende di Arpino (FR), operanti nel settore del commercio di personal computer e software e delle lavorazioni meccaniche, la cui documentazione amministrativo-contabile ha fatto emergere significativi indizi di evasione nei confronti di clienti e fornitori delle aziende controllate.

Le successive indagini hanno consentito di acquisire elementi probatori circa l’attuazione di una frode fiscale mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture relative ad operazioni inesistenti e l’occultamento di basi imponibili ai fini della tassazione.

In particolare: il primo filone di indagini, scaturito dal controllo nei confronti della società di Arpino operante nel settore dell’elettronica e dell’informatica, ha consentito di ricostruire, attraverso rilevamenti effettuati con l’ausilio delle banche dati dell’Anagrafe Tributaria e controlli fiscali eseguiti presso vari soggetti economici, un sistema di frode all’imposta del valore aggiunto, noto come “frode carosello”, e di individuarne le responsabilità.

In sostanza, gli autori della frode, che operavano nel settore dell’informatica, avevano costituito una società, con sede dichiarata in Bologna, priva di qualsiasi struttura organizzativa e imprenditoriale, con il precipuo compito di assumere cartolarmente gli obblighi fiscali derivanti dall’acquisto di prodotti in ambito comunitario, senza applicazione di IVA, e dalla successiva rivendita ad operatori nazionali, con applicazione di IVA, omettendo la presentazione delle dichiarazioni annuali e il versamento delle relative imposte.

Tale società, come emerso dagli accertamenti, in realtà ha movimentato soltanto le fatture, in quanto i prodotti di informatica partivano dalle società estere in ambito comunitario e raggiungevano direttamente i clienti nazionali, i quali grazie all’interposizione cartolare della società bolognese – c.d. cartiera – hanno potuto beneficiare, in maniera indebita, della detrazione dell’IVA.

Al fine di rendere più difficoltosa e laboriosa la ricostruzione della filiera illecita e l’individuazione della frode i responsabili della stessa hanno utilizzato anche altre società cartiere e, per far perdere le proprie tracce, hanno altresì nominato, quale amministratore unico, un cittadino inglese resosi irreperibile, trasferendo successivamente in Portogallo la sede della società.

Gli accertamenti bancari eseguiti nei confronti delle società cartiere hanno consentito di quantificare l’ammontare della frode fiscale realizzata attraverso le fatture false in circa 41 milioni di euro, cui afferisce un’IVA di oltre 8.000.000 di euro.

Al termine delle operazioni di verifica sono state contestate, oltre alle fatture false, elementi positivi di reddito non dichiarati per oltre 11 milioni di euro ed un’IVA evasa di circa 2.800.000,00, e sono denunciati alla competente Autorità Giudiziaria nr. 7 responsabili.

Con riferimento al secondo filone di indagine, fondamentale rilievo ha assunto, ai fini dell’avvio dell’operazione di servizio, l’individuazione tra i fornitori della società arpinate operante nel settore della meccanica, di un’impresa formalmente amministrata da un “prestanome” privo di risorse economiche e competenze professionali tali da consentirgli lo svolgimento degli incarichi attribuiti, peraltro gravato da precedenti penali per reati societari e finanziari.

Lo sviluppo delle indagini ha consentito di individuare alcuni cittadini italiani che, nascondendosi dietro un compiacente “prestanome” posto a capo di numerose società, hanno incassato decine di milioni di euro senza dichiarare nulla al fisco, appropriandosi di tutti i beni societari e trasferendone la sede nel Regno Unito nel tentativo di far perdere le loro tracce e sfuggire ai controlli ed agli adempimenti fiscali.

Sono state individuate, in particolare, sei società nelle quali figurava, quale amministratore, il citato prestanome, nei confronti delle quali sono stati rilevati gravi inadempimenti fiscali.

Tali società, infatti, hanno evaso costantemente le imposte, omettendo la presentazione delle dichiarazioni annuali ai fini dei vari tributi e il versamento delle imposte; inoltre, al fine di rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva del debito tributario, hanno simulato la vendita di immobili, macchinari e altri beni e trasferito fittiziamente la propria sede nel Regno Unito, previa intestazione delle quote sociali e della rappresentanza allo stesso prestanome.

Sono state passate al setaccio le posizioni di tutte le società investigate, analizzandone sia l’aspetto fiscale che quello societario, individuando numerosi atti notarili di modificazione societaria redatti anche con la compiacenza di un pubblico ufficiale.

Tra le società individuate figura, in particolare, un’azienda di consistenti dimensioni, operante nel settore informatico che al fine di sottrarsi al pagamento delle imposte, ha ceduto in maniera fittizia il ramo d’azienda operativo ad una nuova azienda appositamente creata, aggirando così la procedura di riscossione di cartelle esattoriali derivanti da un precedente accertamento subito.

Le altre società, accomunate dalla medesima condotta illecita, operavano invece nel settore delle pulizie industriali, delle costruzioni edili e del commercio all’ingrosso di frutta e ortaggi freschi.

La complessiva attività investigativa ha consentito di quantificare, in relazione alle 6 aziende individuate, ricavi sottratti a tassazione per oltre 43 milioni di euro, un’IVA evasa per oltre 6 milioni di euro e di individuare 9 persone responsabili di reati comuni e tributari, denunciati alla competente Autorità Giudiziaria.

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